Jobs Act: approvati i nuovi decreti attuativi in Consiglio dei Ministri

16/06/2015

Dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale n. 54 del 6 marzo 2015 dei primi due (D.Lgs. n. 22/2015 e n. 23/2015), il Consiglio dei Ministri dell'11 giugno 2015 ha approvato in via definitiva sei decreti attuativi del Jobs Act.

In particolare, sono stati approvati:
  • il decreto legislativo recante misure per la conciliazione delle esigenze di cura, vita e di lavoro, in attuazione dell'articolo 1, commi 8 e 9, della legge 10 dicembre 2014, n. 183;
  • il decreto legislativo sulla disciplina organica dei contratti di lavoro e la revisione della normativa in tema di mansioni, a norma dell'articolo 1, comma 7, della legge 10 dicembre 2014, n. 183;
  • il decreto legislativo recante disposizioni per la realizzazione e la semplificazione dell'attività ispettiva in materia di lavoro e legislazione sociale, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183;
  • il decreto legislativo recante disposizioni per il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183;
  • il decreto legislativo recante diposizioni per il riordino della normativa in materia di servizi per il lavoro e di politiche attive, ai sensi dell'articolo 1, comma 3, della legge 10 dicembre 2014, n. 183;
  • il decreto legislativo recante diposizioni di razionalizzazione e semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese e altre disposizioni in materia di rapporto di lavoro e pari opportunità, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183.

Il primo provvedimento interviene, prevalentemente, sul testo unico a tutela della maternità e reca misure volte a sostenere le cure parentali e a tutelare in particolare le madri lavoratrici. Il decreto interviene, innanzitutto, sul congedo obbligatorio di maternità, al fine di rendere più flessibile la possibilità di fruirne in casi particolari come quelli di parto prematuro o di ricovero del neonato. Il decreto prevede un'estensione massima dell'arco temporale di fruibilità del congedo parentale dagli attuali 8 anni di vita del bambino a 12. Quello parzialmente retribuito (30%) viene portato dai 3 anni di età a 6 anni; per le famiglie meno abbienti tale beneficio può arrivare sino ad 8 anni. Analoga previsione viene introdotta per i casi di adozione o di affidamento. Il secondo provvedimento riguarda la disciplina organica dei contratti di lavoro e la revisione della normativa in tema di mansioni. Per quanto riguarda i contratti di collaborazione a progetto (Co. Co. Pro.), a partire dall'entrata in vigore del decreto, non potranno più esserne attivati (quelli già in essere potranno proseguire fino alla loro scadenza). A partire dall'1 gennaio 2016, ai rapporti di collaborazione personali che si concretizzino in prestazioni di lavoro continuative ed etero-organizzate dal datore di lavoro saranno applicate le norme del lavoro subordinato. Restano salve le collaborazioni regolamentate da accordi collettivi, stipulati dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, che prevedono discipline specifiche relative al trattamento economico e normativo in ragione delle particolari esigenze produttive ed organizzative del relativo settore e poche altri tipi di collaborazioni.
Vengono confermate le seguenti tipologie:
  • Contratto a tempo determinato cui non sono apportate modifiche sostanziali.
  • Contratto di somministrazione
  • Contratto a chiamata
  • Lavoro accessorio (voucher)
  • Apprendistato
  • Part-time

Il terzo provvedimento prevede, al fine di razionalizzare e semplificare l'attività ispettiva, l'istituzione dell'Ispettorato nazionale del lavoro, la cui principale funzione sarà quella di coordinare, sulla base di direttive emanate dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali, la vigilanza in materia di lavoro, la contribuzione e l'assicurazione obbligatoria.

Il quarto provvedimento contiene le seguenti disposizioni
  • disposizioni comuni alle integrazioni salariali ordinarie (CIGO) e straordinarie (CIGS);
  • disposizioni in materia di CIGO;
  • disposizioni in materia di CIGS;
  • disposizioni in materia di fondi di solidarietà.
Le disposizioni del decreto consentiranno risparmi di spesa, utilizzati per rendere strutturali la NASpI a 24 mesi anche dopo il 2016 e per rendere strutturali i finanziamenti per importanti interventi di politica sociale in materia di: conciliazione dei tempi di cura, di vita e di lavoro; assegno di disoccupazione (ASDI); fondo per le politiche attive del lavoro. Il decreto comporta anche, come ripetutamente affermato dal governo, una salvaguardia, per il solo 2015, della durata della NASpI con riferimento ai lavoratori stagionali del settore del turismo.

Con il quinto provvedimento viene istituita una Rete Nazionale dei servizi per le politiche del lavoro, coordinata dalla nuova Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro (ANPAL), e formata dalle strutture regionali per le Politiche attive del Lavoro, dall'INPS, dall'INAIL, dalle Agenzie per il lavoro e dagli altri soggetti autorizzati all'attività di intermediazione, dagli enti di formazione e da Italia Lavoro e ISFOL.

Il sesto ed ultimo provvedimento riguarda:
  • la semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese, attraverso:
    • la razionalizzazione e semplificazione dell'inserimento mirato delle persone con disabilità;
    • la razionalizzazione e semplificazione in materia di costituzione e gestione del rapporto di lavoro;
    • la razionalizzazione e semplificazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro e di assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali;
    • la revisione delle sanzioni in materia di lavoro e legislazione sociale.
  • i rapporti di lavoro;
  • il terzo le pari opportunità.

Il commento di Fillea CGIL
Negativo il commento di Fillea Cgil che ha parlato di ennesimo scacco alla regolarità del lavoro. "Un provvedimento sulla semplificazione scritto sotto dettatura delle associazioni imprenditoriali" è il giudizio di Walter Schiavella, segretario generale della Fillea Cgil che sul tema della lotta alla irregolarità ed illegalità, ha affermato che nei cantieri edili è una "assoluta emergenza, cui il governo risponde con una ulteriore spinta deregolativa. La chiama semplificazione, ma è un vero e proprio scacco alla regolarità del lavoro. Per chi viene scoperto con dipendenti in nero non c'è più la sospensione dell'attività fino alla regolarizzazione ma l'invito a sanare l'illecito ed in un paese dove le aziende edili subiscono in media una ispezione ogni 15 anni, eliminare anche il deterrente della sospensione dell'attività è un chiaro incentivo all'utilizzo del lavoro nero e irregolare".

"Ma i regali alle aziende edili non finiscono qui" continua il leader Fillea "ora si toglie anche l'obbligo del tesserino di riconoscimento nei cantieri. Non è sicuramente solo il tesserino che tiene lontane irregolarità e illegalità dai cantiere, ma certamente aiuta. Queste scelte, insieme a quella contenuta nel decreto Poletti che ha depotenziato il Durc (documento unico di regolarità contributiva), faranno stappare molte bottiglie di spumante ai titolari di imprese edili irregolari e illegali".

Schiavella conclude affermando che "se si volesse davvero semplificare, andrebbe invece garantita un inversamente proporzionale esigibilità e congruità delle sanzioni, ad esempio introducendo il concetto di lavoro nero come reato analogo a quello estorsivo" e invece "si mette insieme presunta semplificazione a indebolimento di controlli e sanzioni. Né l'edilizia né il paese, come dimostrano le cronache di questi giorni, ne hanno bisogno per quel che ci riguarda continueremo ad opporci con ogni mezzo a questa deriva".

A cura di Gabriele Bivona


© Riproduzione riservata