L’Italia brucia e frana, prevenzione possibile?No, necessaria

08/09/2017

Nel nostro Paese negli ultimi anni stiamo assistendo a un cambiamento del regime degli incendi che richiede un cambio di strategie nel governo del fenomeno.

Arrivata la stagione delle piogge già non si parla più d’incendi del bosco, incendi che hanno devastato i boschi italiani molti dei quali nelle aree protette, e s’inizia a temere per i dissesti idrogeologici.

In molti casi la vegetazione colpita dal fuoco si riprenderà dopo vari anni, mentre i danni diretti alle vittime, sia esse umane che animali, sono irreparabili, come pure i danni indiretti sulla stabilità dei versanti con possibile innesco a breve e a lungo termini di frane. Con il cambiamento climatico, la temperatura dei mari italiani nell’estate 2017 ha raggiunto valori di oltre tre gradi rispetto alle medie dell’ultimo ventennio, le correnti d’aria si caricheranno maggiormente di umidità e saranno potenzialmente in grado di generare, come negli scorsi anni, piogge brevi e intense, concentrate nello spazio.

Per contenere i danni indiretti causati dagli incendi che interferiscono con le dinamiche dei versanti è necessario cartografare, nell’ambito dei singoli bacini idrografici, le aree percorse dal fuoco e, a valle di queste aree non più protette dalla vegetazione, i potenziali elementi a rischio (strade, opere, aree urbanizzate). In caso di riscontro delle condizioni d’instabilità dei versanti è necessario integrare il Piano di Protezione Civile e renderlo operativo per le aree potenzialmente interessate da colate di fango o detritiche (incanalate o diffuse). Le soglie di precipitazioni in grado di innescare fenomeni di dissesto idrogeologico possono essere individuate con modellazioni matematiche, ma il sistema di allertamento deve basarsi su stazioni di monitoraggio pluviometrico ben distribuite e in grado di registrare e trasmettere i dati in continuo a una stazione di controllo.

Anche per il settore incendi boschivi, come per il dissesto idrogeologico, il rischio sismico, le crisi ambientali quali siccità e inquinamento, per citarne solo alcune, l’unica vera tutela dei beni e delle vite umane e animali che tali roghi causano è la prevenzione. Bisogna avere la consapevolezza che gli incendi della vegetazione fanno parte delle dinamiche naturali anche se vengono nella quasi totalità dei casi appiccati dall’uomo per interessi vari. Bisogna avere la consapevolezza che nelle stagioni particolarmente calde e siccitose gli incendi trovano una maggiore diffusione per una mancata pulizia dei boschi e a causa di una più diffusa materia infiammabile. Com’è noto nelle scienze forestali il fuoco si propaga solo se la vegetazione lo permette, allora bisogna intervenire prima e in maniera pianificata per ridurre quelle situazioni di amplificazione e propagazione degli incendi.

Occorre avviare da subito il monitoraggio e la cura dei boschi e delle foreste, queste sono attività indispensabili per ridurre il rischio incendi; la vegetazione in buono stato riduce il rischio incendio. E’ necessario avviare le diverse e integrate pratiche gestionali, come l’uso sostenibile della biomassa, l’applicazione del fuoco prescritto, l’attuazione dei diradamenti del bosco, senza invocare il danno ambientale. Non bastano le azioni di repressione e spegnimento, occorrono interventi di gestione integrata del fuoco, basati sulla pianificazione ed elaborazione di modelli operativi che comprendano valutazioni di carattere ecologico, sociale, economico e culturale, assicurando anche i livelli occupazionali specializzati e generici.

Sarebbe auspicabile l’implementazione delle azioni utili per l’individuazione rapida e il monitoraggio dei focolai secondo approcci differenti in considerazione delle aree. Nel caso di grandi aree boscate il riconoscimento dei focolai e il monitoraggio potrebbe avvenire tramite tecniche di telerilevamento, tecnologia ormai matura; mentre per aree boscate con minore estensione potrebbero utilizzarsi droni o altri sistemi robotici di video/termosorveglianza. Queste tecniche di monitoraggio avrebbero un costo relativamente basso, rispetto agli interventi di gestione del fuoco, con alta efficienza. Nell’ambito del presidio territoriale, l’agricoltura, l’allevamento e la pastorizia, devono essere orientate a tutelare il territorio ed esercitare un’importante funzione di controllo e prevenzione.

In uno scenario di aumento del rischio incendio, dove si stima una crescita dall’1% al 5% degli incendi che non potranno essere spenti, diventa prioritaria una programmazione di governo degli incendi piuttosto che frettolosi e talvolta tardivi interventi di spegnimento. Investire da subito in prevenzione rispetto al solo investimento in uomini e mezzi antincendio porterà a una riduzione degli incendi con enormi vantaggi in termini di sostenibilità ambientale e riduzione dei rischi diretti e indiretti. E’ stato stimato che una diversa gestione del territorio e delle aree boscate si rivelerà vantaggiosa anche in termini economici già nel breve e medio termine.

La Sigea condivide le considerazioni e raccomandazioni della SISEF - Società Italiana di Selvicoltura ed Ecologia Forestale (https://sisef.org/) e invita tutte le associazioni di protezione ambientale a sostenere tali raccomandazioni per una tutela efficace della vita umana e animale, dell’ambiente e dei paesaggi.

A cura di Antonello Fiore
Presidente Sigea



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