Liberazione Fiscale: da oggi si inizia a guadagnare

23/06/2015

Chi ha sempre pensato fosse l'1 maggio ha sempre sbagliato, perché la vera data per cui ogni lavoratore può veramente festeggiare è il 23 giugno, denominato anche Tax Freedom Day ovvero il giorno in cui si comincia a lavorare non più per pagare le imposte, tasse e contributi ma per guadagnare qualcosa per se stessi.

Dopo 173 giorni di schiavitù fiscale e con una settimana in più rispetto al passato, i lavoratori possono quindi cominciare a mettere da parte dei soldi anche per i bisogni personali. Lo ha confermato fatto dalla CGIA di Mestre in esclusiva per il Corriere della Sera prendendo come riferimento un contribuente con un reddito di 49.228 euro.

In realtà, come evidenziato dallo studio, la data potrebbe slittare ulteriormente al 30 giugno a causa soprattutto delle addizionali IRPEF che i Comuni possono portare per il 2015 allo a,8%, mentre le Regioni possono decidere di innalzare la quota massima al 3,3% contro il 2,3% dello scorso anno (aumento del 43%). Nell'analisi della CGIA di Mestre sono stati analizzati 3 casi specifici:
  • impiegato con moglie e un figlio a carico, una abitazione di tipo economico (categoria catastale A3) e una retribuzione annua di 25.000 euro corrispondente ad un reddito di 22.703 euro (1.600 euro mensili circa);
  • quadro con moglie e un figlio a carico, una abitazione di tipo civile (categoria catastale A2) e una retribuzione annua di 50.000 euro corrispondente ad un reddito di 45.365 euro (2.500 euro mensili circa);
  • dirigente con moglie e un figlio a carico, una abitazione di tipo civile (categoria catastale A2) e una retribuzione annua di 90.000 euro corrispondente ad un reddito di 81.019 euro (4.000 euro mensili circa).

Nel primo caso, ad esempio, un impiegato romano pagherà:
  • 2.298 euro di contributi previdenziali;
  • 2.900 euro di Irpef netta;
  • 393 euro di addizionale regionale Irpef;
  • 204 euro di addizionale comunale Irpef;
  • 339 euro di TASI;
  • 293 euro di TARI.
Per un totale di 6.426 euro.

Per visionare lo studio della Cgia di Mestre clicca qui.

A cura di Gabriele Bivona


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