Ritardati pagamenti: gli Architetti non ci stanno più

20/03/2013

"Ci auguriamo che la boccata di ossigeno per imprese e professionisti che sembra arrivare dalla decisione dell'Unione europea volta a superare i vincoli imposti dal patto di stabilità non si risolva nella solita politica degli annunci e poi bloccata dall'inerzia della burocrazia. Ecco perché nonostante le notizie che giungono da Bruxelles il Consiglio Nazionale degli Architetti aderisce con convinzione alla manifestazione indetta dall'Anci, in tema di mancati pagamenti da parte della Pubblica Amministrazione per il prossimo 21 marzo".

Gli Architetti Italiani non ci stanno più e con una recente dichiarazione da parte del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, sono ritornati sul problema dei ritardi nei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni che sta martoriando il settore delle costruzioni già in forte crisi.

"E' bene ricordare - continua il CNAPPC - che nel novembre 2011, per evitare il fallimento finanziario dell'Italia, venne sottoscritto una sorta di patto civile tra Governo e Parlamento da una parte, e cittadini, professionisti e imprese dall'altra nel quale, a fronte di un ulteriore duro inasprimento fiscale su ognuno di noi,lo Stato e le Regioni si impegnavano ad abbattere gli enormi sprechi e la burocrazia inutile della macchina pubblica; avviare il pagamento del grande debito della PA nei confronti dei professionisti e delle imprese (solo gli architetti vantano 700 mln di crediti); fare ripartire il credito dalle banche e gli investimenti per la rigenerazione delle città e dei territori. Noi architetti, come tutti, abbiamo onorato il patto, facendo i sacrifici per il bene dell'Italia".

"Stato e Regioni, invece, non hanno realizzato nulla di quanto promesso: nessun taglio sostanziale ai costi della macchina pubblica è stato fatto, mentre esplodevano nuovi scandali finanziari della politica e delle banche e mentre la burocrazia ha continuato a ostacolare qualunque lecita iniziativa privata, indifferente alle norme che lei stessa si da; nessun pagamento dei debiti della PA è stato avviato, con la beffa di leggere le polemiche interne tra organi dello Stato sulle procedure amministrative da utilizzare; il credito della banche a professionisti e imprese è diminuito ancora, i pochi investimenti sono rimasti sulla carta o si sono persi nei meandri ministeriali".

"Ogni giorno - continua ancora il CNAPPC - centinaia di studi professionali e imprese chiudono, ogni giorno migliaia di giovani professionisti e di operai rimangono disoccupati, mentre riparte il teatro della politica a cui tutti gli attori vecchi e nuovi contribuiscono a farne un Ballo sul Titanic, indifferente ad un Paese reale che affonda ogni giorno di più nonostante i cosiddetti "fondamentali" economici sani".

"Gli architetti italiani non sopportano più l'auto-referenzialità della politica, le promesse non mantenute, il sentirsi dire che l'Europa "non vuole", come se l'Europa non fossimo anche noi e non sapessimo che in Germania, Francia o Spagna si possono fare politiche d'investimento che qui non si fanno. Non c'è norma o patto di stabilità al mondo che possa impedire allo Stato di onorare il suo debito con i cittadini: appare invece evidente l'incapacità della nostra classe politica di mettere in mora la Commissione Europea (e connessi organismi finanziari internazionali) che senza l'Italia non durerebbe più di due settimane: ora che la Commissione Europea ci dice che si può temiamo il solito rimbalzo delle responsabilità o gli ostacoli posti da chi non vive la realtà del mercato".

"Il tempo delle favole è scaduto - conclude il CNAPPC - ed è l'ora degli atti coraggiosi e delle strategie politiche chiare, tra cui la prima è assicurare in quindici giorni all'Italia un Governo - qualunque sia - che sul pagamento di tutti i debiti ai suoi cittadini, sul commissariamento immediato della burocrazia inerte, sui tagli drastici ai costi della pubblica Amministrazione, sulla messa in sicurezza del patrimonio edilizio e dei territori, agisca subito smettendo di giocare sulla pelle di imprese e professionisti e sul futuro dell'Italia".

A cura di Ilenia Cicirello


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