Bonus edilizi: lo stato dell'arte e il futuro delle detrazioni fiscali

di Gianluca Oreto - 12/07/2023

Chiunque abbia avviato (o pensato di farlo) un intervento di ristrutturazione edilizia negli ultimi 3 anni avrà certamente approfondito il tema legato al superbonus 110%. Con la pubblicazione del Decreto Legge n. 34/2020 (Decreto Rilancio) il mondo delle costruzioni ha subito una vera e propria rivoluzione che ha completamente stravolto ogni logica.

La rivoluzione del Superbonus 110%

Non che prima non esistessero delle agevolazioni fiscali, ma il binomio superbonus (art. 119) - cessione del credito (art. 121) ha consentito per almeno 2 anni la riqualificazione energetica e strutturale di molti immobili italiani (poco meno di 100.000 asseverazioni a dicembre 2021), sotto il controllo tecnico e fiscale dei professionisti impegnati nelle asseverazioni e visti di conformità.

Diversamente dal periodo antecedente, con il superbonus contribuenti, imprese e professionisti hanno cominciato a comprendere il significato di limite di spesa, asseverazione di congruità dei costi, prezzari, rispetto dei requisiti minimi, doppio salto di prestazione energetica... Un approccio completamente diverso che ha creato sinergie e indubbi miglioramenti al sistema dei bonus edilizi (certamente migliorabile).

Il sistema è esploso con il Decreto Legge n. 77/2021 (Decreto Semplificazioni-bis) che, prevedendo la CILAS e la deroga all'art. 49 del d.P.R. n. 380/2001 (che vietava l'utilizzo di qualsiasi bonus edilizio su immobili con abusi), ha fatto schizzare la domanda. Da qui sono cominciati tutti i problemi, le menzogne di Stato e i goffi tentativi del Governo di ridurre la domanda bloccando la cessione del credito.

Senza un piano degli interventi, infatti, il comparto delle costruzioni si è trovato a gestire in 3 anni oltre 410.000 edifici e un totale degli investimenti di poco superiore a 78 miliardi di euro (di molto superiore alle attese iniziali).

Non riuscendo a bloccare il superbonus portando le cessioni a una, poi, due, tre, quattro e cinque, alla fine la decisione definitiva è arrivata con il Decreto Legge n. 11/2023 che ha eliminato ogni possibilità di utilizzare il meccanismo di cessione del credito (con qualche piccola eccezione). Dal 17 febbraio 2023 è terminata qualsiasi forma di opzione alternativa che si è scelto di residuare a poche fattispecie rimesse alle scelte del mercato (diventato sempre di più una giungla senza regole e controlli).

Lo stato dell'arte dei bonus edilizi

Ad oggi esistono diverse possibilità offerte dalla normativa fiscale:

  • l'art. 16-bis del d.P.R. n. 917/1986;
  • l'art. 1, commi da 344 a 347, della Legge n. 296/2006;
  • gli artt. 14 e 16 del D.L. n. 63/2013;
  • gli artt. 119 e 119-ter del Decreto Legge n. 34/2020.

Alcune sono detrazioni riservate agli edifici residenziali, altre sono state estese anche a quelli strumentali. Diversi sono i soggetti beneficiari, le aliquote, i limiti di spesa, gli orizzonti temporali, le condizioni di accesso, i requisiti minimi da soddisfare e i provvedimenti attuativi da prendere in considerazione. Senza considerare le guide, circolari, provvedimenti e risposte fornite dall'Agenzia delle Entrate che negli ultimi anni ha completamente stravolto anche la logica in cui occorre approcciare questi bonus (passando dal tecnico al fiscale).

Una ragnatela di bonus e regole all'interno della quale possono restare invischiati tutti coloro i quali si sono persi una virgola o una modifica normativa.

Il futuro dei bonus fiscali e dell'edilizia

Tre anni di superbonus hanno, però, insegnato almeno 4 aspetti:

  1. l'edilizia non si muove senza incentivi;
  2. un orizzonte temporale adeguato all'importanza degli interventi (10 anni è il minimo per pensare di riqualificare un immobile dal punto di vista energetico e strutturale);
  3. un ordine di priorità affinché il sistema non si ingolfi (come accaduto con il superbonus);
  4. un meccanismo alternativo alla detrazione che consenta gli interventi a chi non ha capacità economica o capienza fiscale.

Aspetti che sembra siano stati (timidamente) presi in considerazione nella proposta di legge presentata alla Camera dei Deputati e assegnata in VI Commissione Finanze, con la quale è stato previsto un bonus base del 60% (troppo poco se si vogliono davvero raggiungere gli obiettivi europei della Direttiva Case Green) che può arrivare al 100% ma non per motivi tecnici ma solo economici di chi lo utilizza.

In realtà, se potessi presentare una proposta di legge mi concentrerei su un bonus base (va bene il 60%), un orizzonte temporale di 10 anni e un sistema incentivante in funzione:

  • della riduzione del rischio sismico;
  • della riqualificazione energetica (riduzione dei consumi e sistemi di autoproduzione);
  • dell'integrazione dei sistemi di building automation;
  • dell'eliminazione delle barriere architettoniche.

Condivido l'impostazione di prevedere diverse fasi ed in tal senso punterei:

  • sull'abitazione principale;
  • sugli edifici in classe G (poi si passa agli altri);
  • sugli edifici ad alta vulnerabilità sismica (poi si passa agli altri).

A questo punto si dovrebbe prevedere un unico provvedimento attuativo (un decreto interministeriale) che definisca:

  • i requisiti di accesso;
  • requisiti minimi finali;
  • il limite massimo di spesa ammissibile;
  • gli adempimenti;
  • la verifica di congruità dei costi;
  • le modalità di pagamento;
  • le modalità di fruizione del credito fiscale e le opzioni alternative.

Tutti concetti che sono già contenuti nei tanti provvedimenti attuativi che riguardano i vari bonus edilizi attualmente in vigore e che basterebbe conoscere, mettere a sistema e riorganizzare all'interno di un testo unico.

Concludo ricordando che qualsiasi idea o progetto non può prescindere dal trovare una soluzione ai danni causati dallo Stato con le infinite modifiche al superbonus e al meccanismo di cessione del credito. Ad oggi: molte imprese sono fallite, altre si accingono a farlo, si avvicina la data di scadenza per i condomini, i cantieri restano bloccati e non c'è alcuna possibilità che possano riavviarsi senza che Governo e Parlamento trovino una soluzione al blocco della cessione del credito.

Urga una soluzione definitiva che possa evitare il tracollo di un sistema economico trainante e riaccendere fiducia e speranza da parte di tutti gli attori coinvolti.



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