Cessione bonus edilizi e Decreto Aiuti-bis: le professioni tecniche chiedono una soluzione definitiva

di Gianluca Oreto - 13/09/2022

È attesa oggi al Senato la discussione (definitiva) del disegno di legge di conversione del Decreto Legge n. 115/2022 (Decreto Aiuti-bis) sul quale si attende una soluzione definitiva per lo sblocco dei crediti edilizi ed, in particolare, quelli legati al superbonus 110%.

Superbonus 110% e Cessione bonus edilizi: la conversione del Decreto Aiuti-bis

Non è un mistero che le la portata delle ultime modifiche apportate dal Decreto Legge n. 73/2022 (Decreto Semplificazioni fiscali) sia stata completamente ridimensionata dagli effetti della circolare n. 23/E/2022 dell'Agenzia delle Entrate. Un provvedimento che, andando probabilmente oltre quanto previsto dalla normativa di rango primario, ha stretto un giro di vite sulle attività di controllo ed i profili di responsabilità in tema di utilizzo dei crediti mediante meccanismo di cessione.

Disposizioni che sono entrate nel dettaglio del concetto diligenza e di concorso nella violazione, definendo alcuni profili oggettivi e soggettivi dell’operazione di compravendita sintomatici della falsità del credito, che hanno creato più di un dubbio agli operatori del settore.

È così che dalla pubblicazione del Decreto Aiuti-bis è cominciato il classico rimbalzo di dichiarazioni da parte della politica, molte delle quali sfociate in emendamenti presentati al disegno di legge di conversione che sta creando più di un imbarazzo tra Parlamento e Governo.

Superbonus 110% e Cessione bonus edilizi: gli emendamenti presentati

Molti sono gli emendamenti presentati che possono essere così riassunti:

  • modifica dell'art. 119, comma 8-bis, secondo periodo, del Decreto Legge n. 34/2020 (Decreto Rilancio) eliminando la necessità di completare il 30% dell'intervento complessivo entro il 30 settembre 2022 per l'utilizzo del bonus 110% sulle unifamiliari e conseguente scadenza fissata al 31 dicembre 2022;
  • modifica dell'art. 119, comma 8-bis, secondo del Decreto Rilancio prevedendo che il 30% si debba raggiungere entro il 30 settembre 2023 per arrivare ad utilizzare il superbonus sulle unifamiliari fino al 31 dicembre 2023;
  • modifica dell'art. 121, comma 1 del Decreto Rilancio, in modo da eliminare la responsabilità solidale per chi acquista un credito dagli intermediari finanziari, nel caso in cui tali soggetti non abbiano mai avuto alcun ruolo nell'origine e nella fruizione di tali crediti, prima di detto acquisto;
  • eliminazione della responsabilità in solido per tutte le cessioni (in alcuni casi viene proposto di applicare questa disposizioni alle cessioni avvenute a partire dall'11 novembre 2021, data di entrata in vigore del primo Decreto antifrode);
  • possibilità che la quota di crediti d'imposta maturata dai fornitori per sconti sul corrispettivo dovuto, praticati in relazione a spese sostenute nell'anno 2021 e non utilizzata dagli stessi nell'anno 2022, sia utilizzata anche negli anni successivi.

Mentre attendiamo la discussione in Aula registriamo la dichiarazione affidata al suo profilo Twitter da Mariolina Castellone, Capogruppo M5S al Senato, che afferma "Apprendo con soddisfazione che gli altri partiti vogliono, oggi, sbloccare la cessione dei crediti del Superbonus nel Decreto Aiuti bis, gli stessi che qualche giorno fa ci avevano chiesto di ritirare tutti gli emendamenti. Meglio tardi che mai, ben venga il loro ripensamento".

Dello stesso tenore le ultime dichiarazioni del leader del M5S, Giuseppe Conte, che dalla sua pagina Facebook fa sapere "Attenzione! Venerdì eravamo per tutti gli irresponsabili che bloccano l’Italia. Perché? Pretendevamo di far votare in sede di conversione del Decreto aiuti bis una norma per sbloccare i cantieri Superbonus e salvare 40mila imprese con i crediti fiscali bloccati. Ora, a distanza di qualche giorno, le altre forze politiche fanno a gomitate per dire che è urgente intervenire. Quindi non eravamo noi gli irresponsabili. Irresponsabile è stato piuttosto chi non ha voluto vedere quanto fosse prioritario questo intervento. Comunque meglio tardi che mai. È importante che si siano svegliati tutti. Quel che conta è solo salvare aziende, lavoratori e famiglie".

I rilievi della Rete delle Professioni Tecniche

Alla vigilia della discussione e voto del Senato, riceviamo le proposte della Rete delle Professioni Tecniche (RPT) che ha chiesto fortemente l'approvazione degli emendamenti atti a semplificare le procedure e a ricondurre la responsabilità delle banche alla normale diligenza.

La RPT ha evidenziato che, mentre la circolare n. 23/E dell’Agenzia delle Entrate affermi:

...ciascun cessionario deve sempre valutare, al momento dell’utilizzo in compensazione dei crediti fiscali acquisiti, di aver preventivamente operato con la necessaria diligenza all’atto dell’acquisto del credito, con speciale riguardo inter alia a quelli oggetto di sequestro da parte dell’Autorità giudiziaria...” (passaggio che complica i rapporti cedente-cessionario),

la precedente circolare 24/E/2020, al punto 9 disponeva:

...I fornitori e i soggetti cessionari rispondono solo per l'eventuale utilizzo del credito d'imposta in modo irregolare o in misura maggiore rispetto al credito d’imposta ricevuto. Pertanto, se soggetto acquisisce un credito d’imposta, ma durante i controlli dell’ENEA o dell’Agenzia delle Entrate viene rilevato che il contribuente non aveva diritto alla detrazione, il cessionario che ha acquistato il credito in buona fede non perde il diritto ad utilizzare il credito d’imposta”.

Come sottolinea la RPT, pur non essendo cambiata la normativa di rango primario (i commi 4, 5 e 6, art. 121 del Decreto Rilancio sono rimasti immutati), la nuova circolare mette in discussione la tutela del terzo in buona fede, in sintonia con il dettato normativo.

La Rete delle Professioni Tecniche fa, inoltre, notare che contestare ai correntisti le responsabilità aggravate dei cessionari, in caso di violazioni a monte sugli interventi edilizi, non risulta essere così agevole. "Ogni cessionario - rileva la RPT - risponde sia delle sanzioni, sia – in solido con il contribuente – dell'imposta dovuta, solo se l'Agenzia delle Entrate è in grado di dimostrarne il concorso nella violazione (in base all'articolo 9, comma 1, Dlgs 472/1997): concorso in termini di partecipazione consapevole, per quanto indiretta, alle violazioni commesse; oppure in termini di mancata diligenza. In assenza di queste prove, dovrebbe continuare a valere quanto già sottolineato dalla "vecchia" circolare: i cessionari che acquistano i crediti d'imposta in buona fede non perdono il diritto a utilizzarli".

La diligenza richiesta dall'Agenzia delle Entrate: l'emendamento della RPT

Stesso discorso riguarda i crediti oggetto di sequestro da parte dell’Autorità giudiziaria, per la quale la circolare del Fisco richiede che ciascun acquirente debba sempre utilizzare, al momento dell’utilizzo in compensazione dei crediti fiscali acquisiti, la necessaria diligenza, senza però che ci sia un riscontro normativo.

Per questo motivo, la RPT ha formulato una proposta ripresa nella proposta di emendamento 33.0.2 presentata dai senatori Anastasi, Girotto, Fenu, Ricciardi, Vanin, Croatti, Fede, Dell'Olio, Naturale, che riportiamo di seguito.

Dopo l’art. 16 è inserito il seguente articolo

16 bis (Semplificazioni in materia di cessione dei crediti relativi al cd. Superbonus)

1. L’art. 121, comma 4, del Decreto Legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito con modificazioni dalla L. 17 luglio 2020, n. 77 è modificato come segue. In calce sono aggiunte le seguenti parole: “Ai fini della presente legge si presume, in ogni caso, la buona fede dei cessionari, tenuti, come tali, solo all’ordinaria diligenza nella valutazione del credito oggetto di acquisto o di cessione”.

2. L’art. 122-bis, comma 4, del Decreto Legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito con modificazioni dalla L. 17 luglio 2020, n. 77, è modificato come segue. In calce sono aggiunte le seguenti parole: “Ferma la necessità di tutelare i cessionari in buona fede e di rispettare il principio di non inutile aggravamento dei procedimenti amministrativi”.

La RPT chiede fermamente che questo emendamento venga approvato, al pari delle altre proposte dei professionisti tecnici italiani che vanno nella direzione di una soluzione definitiva della questione dei crediti bloccati che, in una situazione sociale ed economica che si annuncia drammatica per il Paese, rischia di affossare definitivamente imprese e professionisti.



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