Crisi di Governo e scioglimento camere: cosa ci aspetta fino alle prossime elezioni?

di Redazione tecnica - 25/07/2022

Le dimissioni del Presidente del Consiglio, reiterate dopo il primo rifiuto, il successivo scioglimento delle camere da parte del Presidente della Repubblica (con qualche mese di anticipo visto che le elezioni sarebbero arrivate nel primo semestre 2023), l’incredulità di parte del popolo italiano, la preoccupazione di Bruxelles e dei principali leader europei, gli “affari correnti” e l’attività normativa che non dovrà necessariamente essere bloccata per far fronte alle urgenze.

Gli affari correnti

Saranno settimane complicate quelle che si avvicineranno alle elezioni del 25 settembre 2022, in un contesto socio-economico in cui non si sa bene quali siano le reali possibilità del Governo e del Parlamento per incidere sulle problematiche del Paese: pandemia, crisi economica, guerra in Ucraina, PNRR

Problematiche che si intrecciano tra gli “affari correnti”, di cui ha parlato il Presidente della Repubblica Mattarella quando ha annunciato del dimissioni del Presidente del Consiglio Draghi, e la nota inviata da quest’ultimo ai suoi ministri (in allegato).

Una nota in cui il Presidente Draghi afferma “A seguito delle dimissioni dell'esecutivo rassegnate nelle mani del Presidente della Repubblica e dello scioglimento anticipato delle Camere, desidero richiamare l'attenzione di tutti i componenti del Governo sulla necessità di attenersi rigorosamente alle seguenti direttive circa lo svolgimento delle proprie funzioni”.

L’attività normativa su Covid e PNRR

Come chiarito dallo stesso Draghi “Il Governo rimane impegnato nel disbrigo degli affari correnti, nell'attuazione delle leggi e delle determinazioni già assunte dal Parlamento e nell'adozione degli atti urgenti, ivi compresi gli atti legislativi, regolamentari e amministrativi necessari per fronteggiare le emergenze nazionali, le emergenze derivanti dalla crisi internazionale e la situazione epidemiologica da COVID-19. Il Governo rimane altresì impegnato nell'attuazione legislativa, regolamentare e amministrativa del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e del Piano nazionale per gli investimenti complementari (PNC). Dovrà, in ogni caso, essere assicurata la continuità dell'azione amministrativa”.

Il Consiglio dei Ministri

Relativamente alla convocazione del Consiglio dei Ministri, il Presidente Draghi si è rimesso alle procedure stabilite dal relativo Regolamento e previa la consueta riunione preparatoria. L’art. 4 del Regolamento interno del Consiglio dei Ministri prevede che “Gli schemi dei provvedimenti, dopo la loro diramazione, nonché eventuali documenti relativi ad altre questioni di competenza del Consiglio dei Ministri, sono esaminati in una riunione preparatoria tenuta presso la sede della Presidenza del Consiglio, almeno due giorni prima della riunione del Consiglio, al fine di pervenire alla loro redazione definitiva”.

Tra atti urgenti che saranno esaminati rientreranno anche le leggi regionali e provinciali, nonché le delibere da adottare relative a procedimenti amministrativi.

Attività normativa

Le tempistiche non consento, invece, l’esame di nuovi disegni di legge salvo salvo quelli imposti da obblighi internazionali e comunitari, compresi quelli collegati all'attuazione del PNRR e del PNC. “Qualora ricorrano i presupposti di cui all'articolo 77 della Costituzione - scrive Draghi nella nota al suo Governo - potrà procedersi all'adozione di decreti-legge. Si provvederà agli adempimenti prescritti dalla Costituzione, dalla legge n. 400 del 1988 e dalle leggi di delega per l'approvazione, anche in esame preliminare, di decreti legislativi, compresi quelli previsti dal PNRR e dal PNC”.

L’art. 77 della Costituzione italiana prevede:

Il Governo non può, senza delegazione delle Camere, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria.
Quando, in casi straordinari di necessità e di urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni.
I decreti perdono efficacia sin dall'inizio, se non sono convertiti in legge entro sessanta giorni dalla loro pubblicazione. Le Camere possono tuttavia regolare con legge i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti non convertiti.

Non saranno adottati regolamenti governativi o ministeriali - continua il Presidente del Consiglio - salvo che la legge imponga termini per la loro emanazione o quest'ultima sia richiesta come condizione di rispetto degli obblighi derivanti dall'appartenenza all'Unione Europea o di operatività delle pubbliche amministrazioni, ovvero siano necessari per l'attuazione delle leggi già approvate dal Parlamento e per l'attuazione del PNRR e del PNC. Potranno, comunque, essere approvati i regolamenti per i quali risulti già in stato avanzato il procedimento di adozione. Resta subordinata all'assenso della Presidenza del Consiglio dei Ministri l'emanazione di regolamenti, direttive o circolari ministeriali”.

Nomine

Relativamente alle nomine, Draghi conferma che “Potrà procedersi soltanto a nomine, designazioni e proposte strettamente necessarie perché vincolate nei tempi da leggi o regolamenti, ovvero derivanti da esigenze funzionali, non procrastinabili oltre i termini di soluzione della crisi, per assicurare pienezza e continuità all'azione amministrativa. Ogni nuova iniziativa in merito dovrà essere preventivamente sottoposta all'assenso del Presidente del Consiglio al fine di assicurare uniformità di comportamenti. Ciascun Ministro dovrà curare che enti, aziende e società dipendenti, vigilati o direttamente controllati, si attengano agli anzidetti criteri, anche per quanto riguarda le procedure. Il Ministero dell'economia e delle finanze eserciterà i diritti dell'azionista nelle società partecipate, previo assenso del Presidente del Consiglio. Resta salva l'autonomia di soggetti disciplinati da statuti o regole privatistiche che li sottraggono a direttive o a indirizzi del Governo”.

Relazioni internazionali

Relativamente alle missioni all'estero dei componenti del Governo queste, afferma Draghi “saranno subordinate ad autorizzazione della Presidenza del Consiglio. E' garantita la partecipazione italiana, anche a livello governativo, alle riunioni per Commissioni a livello tecnico o preparatorie di riunioni obbligatorie, nonché alle riunioni a livello ministeriale e ai vertici, previsti in sede di Unione europea e di organizzazioni internazionali incluse ONU, NATO, OCSE, OSCE, INCE, dì Consiglio d'Europa e di G7 e G20. Saranno subordinate all'autorizzazione della Presidenza del Consiglio le missioni internazionali finalizzate a negoziati o alla firma di accordi internazionali anche correlati alla situazione di crisi internazionale e alle sue conseguenze”.

Lavori parlamentari

La lettera si conclude con una delle problematiche più importanti ovvero i lavori parlamentari. “Dovrà essere assicurata la partecipazione di rappresentanti del Governo, in Assemblea e nelle Commissioni, per l'esame di disegni di legge di conversione di decreti legge e nelle altre occasioni in cui sarà richiesta dalle Camere. Le posizioni del Governo saranno preventivamente concordate con il Ministro per i rapporti con il Parlamento”.

Tutti i Ministri - ricorda alla fine Draghi - sono invitati a predisporre sollecitamente ogni utile elemento e documentazione circa l'organizzazione ed il funzionamento dei Dicasteri e dei Dipartimenti cui sono preposti, nonché sullo stato delle attività e delle iniziative in corso, al fine di una completa e tempestiva informazione nei confronti della Presidenza del Consiglio; sono altresì invitati a fornire un elenco con tutte le attività amministrative in corso di esecuzione o comunque in scadenza”.



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Documenti Allegati

Lettera Draghi