Decreto Lavoro: nei cantieri sicurezza a rischio

di Redazione tecnica - 21/06/2023

“Si aprono nuovi ed inquietanti scenari nell’ambito della sicurezza dei cantieri edili”. Non usa mezzi termini il Consiglio Nazionale degli Ingegneri in relazione alla recente approvazione, da parte della Commissione Affari Sociali, Sanità, Lavoro Pubblico e Privato, Previdenza Sociale del Senato, di un emendamento al D.L. n. 48/2023 (c.d. “Decreto Lavoro”), che prevede una modifica rilevante all’art. 98 del Testo Unico della Sicurezza Lavoro (d.Lgs. n. 81/2008) sull’attribuzione del ruolo di Coordinatore della sicurezza in fase di progettazione (CSP) ed in fase di esecuzione (CSE).

Coordinatore sicurezza cantiere: l'allarme del CNI

Se la modifica verrà definitamente approvata, il ruolo potrà essere ricoperto anche dai laureati in Tecniche della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro. Una scelta che secondo il CNI rappresenta una pericolosa inversione di tendenza rispetto all’evoluzione della normativa in materia di sicurezza: “Già con il D.Lgs. 494/96, antesignano del Testo Unico, e poi con il titolo IV del D.Lgs. 81/2008, nasceva il concetto di “programmazione, organizzazione e gestione della sicurezza nel cantiere” che prendeva forma e sostanza nella fase di progettazione della sicurezza del cantiere esplicitata dalla elaborazione del PSC (Piano di Sicurezza e Coordinamento), e nel ruolo operativo del CSE (Coordinatore della Sicurezza in fase di Esecuzione)”.

Secondo il Consiglio, questi concetti risultano del tutto sconosciuti a un tecnico della prevenzione, “in quanto i corsi di queste lauree afferiscono, in tutte le università italiane, alle facoltà di medicina, dunque a materie specificatamente ispirate ai concetti sanitari e certamente non tecnici e di gestione dei cantieri da cui sono, per forza di cose, lontani anni luce”.

Le osservazioni sul Decreto Lavoro e sulla sicurezza in cantiere

Sul punto, il CNI ha richiamato l’allegato XIV del T.U.S.L., laddove si parla dei contenuti minimi di un PSC in termini di organizzazione del cantiere, di analisi e gestione delle interferenze, di cronoprogramma dei lavori, di un “program management” del cantiere, ossia di tutti quegli elementi necessari per una corretta valutazione dei rischi in un cantiere edile e per una corretta pianificazione e programmazione delle relative misure organizzative, tecniche e procedurali  di prevenzione e protezione: “Tutte queste nozioni sono in capo alle conoscenze ed alle professionalità dei diplomati e laureati dell’area tecnica. È impensabile, dunque, che un “tecnico della prevenzione” possa affrontare un progetto della sicurezza del cantiere e quindi il PSC, e successivamente il ruolo di CSE, senza conoscere tutti gli aspetti squisitamente tecnici legati ad un percorso didattico e universitario che certamente gli ingegneri hanno svolto”.

Il rischio quindi è che si possa far scendere pericolosamente l’asticella del livello di sicurezza del cantiere, proprio per una carenza di pianificazione della sicurezza in fase di cantierizzazione e di organizzazione del cantiere in tutte le sue fasi produttive, aspetti ignoti a chi non conosce la materia essenzialmente tecnica e progettuale e la cui scarsa conoscenza è ancora oggi, secondo un’attenta analisi statistica, causa di molti infortuni in cantiere.

L’invito è quindi rivolto direttamente al Ministro Marina Calderone, “da sempre attenta ai temi della sicurezza ed al ruolo costituzionale di tutela in materia esercitato dalle professioni di area tecnica, ad intervenire decisamente eliminando tale emendamento che rappresenterebbe, se mantenuto, un gravissimo nocumento al livello della sicurezza e della salute dei lavoratori edili, che il Ministero non può certamente avallare”, conclude il CNI.



© Riproduzione riservata