Direttiva Green: semaforo verde sulla EPBD

di Redazione tecnica - 13/03/2024

La revisione della Energy Performance of Buildings Directive (EPBD) passa ufficialmente il guado della Plenaria del Parlamento Europeo, con 370 voti a favore, 199 contrari e 46 astenuti, avvicinando sempre più la data dell’entrata in vigore di quella che comunemente viene chiamata “Direttiva Green”, contenente le indicazioni per i 27 stati membri dell’Unione per ridurre il consumo energetico e le emissioni di gas a effetto serra del settore edilizio.

Revisione EPBD: arriva l'ok del Parlamento Europeo

Secondo la Commissione europea, gli edifici dell'Unione sono responsabili del 40% dei consumi energetici e del 36% delle emissioni di gas a effetto serra. A fine 2021, la Commissione ha quindi presentato una proposta di revisione della direttiva sulla prestazione energetica nell'edilizia, che fa parte del pacchetto "Fit for 55%, con obiettivi ambientali per il 2030 e il 2050 vincolanti per tutti i Paesi UE.

Dopo un percorso abbastanza tormentato, si è giunti all'attuale versione della Direttiva, che puta alla riduzione progressiva delle emissioni di gas serra e dei consumi energetici nel settore edilizio entro il 2030 e al raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050. Per poterli ottenere, si punta alla ristrutturazione del maggior numero possibile di edifici con le prestazioni peggiori e a una migliore diffusione delle informazioni sul rendimento energetico.

Riqualificazione degli edifici: gli obiettivi posti ai Paesi membri

Si conferma l’obbligo dal 2030 di costruzione dei nuovi edifici a emissioni zero a partire dal 2030, obbligo che scatta dal 2028 nel caso di nuovi edifici pubblici.

Per gli obiettivi di riqualificazione non si utilizzerà più come parametro la classe energetica ma sono previsti i seguenti criteri:

  • nel caso di edifici residenziali, il target complessivo che i Paesi membri dovranno raggiungere è pari a una riduzione dell'energia primaria media utilizzata di almeno il 16% entro il 2030 e di almeno il 20-22% entro il 2035;
  • nel caso degli edifici non residenziali, gli Stati membri dovranno inoltre ristrutturare il 16% degli edifici non residenziali con le peggiori prestazioni entro il 2030 e il 26% entro il 2033, introducendo requisiti minimi di prestazione energetica.

Inoltre nel calcolo delle emissioni gli Stati membri potranno tenere conto dell’impatto potenziale sul riscaldamento globale di un edificio nel suo ciclo di vita, inclusi la produzione e lo smaltimento dei prodotti da costruzione utilizzati per realizzarlo.

In riferimento agli impianti fotovoltaici i Paesi membri dovranno garantire:

  • l'installazione progressiva di impianti solari negli edifici pubblici e non residenziali, in funzione delle loro dimensioni;
  • in tutti i nuovi edifici residenziali entro il 2030.

Le indicazioni della direttiva non si applicano agli edifici agricoli e agli edifici storici; i Paesi membri possono anche decidere di escludere gli edifici vincolati, di particolare valore architettonico o storico, gli edifici temporanei, le chiese e i luoghi di culto.

Caldaie a combustibili fossili: fine dell'Ecobonus?

Nella Direttiva si precisa che gli Stati membri dovranno fornire indicazioni sull’adozione di misure vincolanti e finalizzate alla decarbonizzazione dei sistemi di riscaldamento, per eliminare gradualmente, i combustibili fossili nel riscaldamento e nel raffreddamento entro il 2040.

Non solo: il testo sancisce il divieto, a partire dal 2025, di concedere sovvenzioni alle caldaie autonome a combustibili fossili, mentre saranno ancora possibili incentivi finanziari per i sistemi di riscaldamento che usano una quantità significativa di energia rinnovabile (per esempio quelli che combinano una caldaia con un impianto solare termico o una pompa di calore). Probabile quindi che si assisterà a una rimodulazione dell’ecobonus, considerato che si intende incentivare l’utilizzo di caldaie alimentate da gas verdi (ad esempio ad idrogeno).

Per diventare legge, la direttiva dovrà ora essere approvata formalmente anche dal Consiglio Europeo, per poi essere pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea.

Mazzetti (FI): evitata una nuova tassa sugli immobili

I partiti italiani della maggioranza di governo hanno votato contro la direttiva, nonostante in Plenaria sia arrivata la versione più morbida della EPBD, approvata il 7 dicembre 2023 con tanti compromessi rispetto al testo iniziale.

Nonostante il voto contrario, esprime soddisfazione l’on. Erica Mazzetti, componente VIII commissione ambiente e responsabile dipartimento lavori pubblici di FI, secondo la quale se non ci fosse stata la revisione “oggi avremmo l’ennesima euro-normativa concepita inseguendo l’allarmismo climatico, corredata da tasse, balzelli, obblighi e divieti, con un attacco diretto e furibondo alla loro proprietà”. “I popoli europei avranno maggiore margine di manovra per adottare dei programmi nazionali per l’efficientamento degli edifici: per accelerare questo percorso ho presentato una proposta di legge con incentivi progressivi, con l’obiettivo di aiutare soprattutto le fasce più deboli che sarebbero state le più danneggiate”.



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