Effetti pandemia su inquinamento atmosfera: lo studio su Nature

di Redazione tecnica - 13/03/2022

Ce ne siamo accorti tutti, quando in pieno lockdown, aprivamo le finestre in centro città con la sensazione che l’aria fosse più pulita. E oggi lo conferma uno studio internazionale sull’andamento della qualità dell’aria in 47 città europee, tra cui Roma, Milano, Parigi, Londra e Barcellona, pubblicato su Nature e realizzato da numerose istituzioni di ricerca, tra cui ENEA: alcune misure anti-Covid adottate all’inizio della pandemia – quali lockdown e restrizioni alla circolazione – hanno portato a un drastico calo dell’inquinamento atmosferico con conseguenti benefici anche per la salute.

Diminuzione inquinamento durante il lockdown: lo studio su Nature

Tra febbraio e luglio 2020 è stato registrato un forte calo dei livelli di inquinamento atmosferico, dovuto principalmente alla limitazione degli spostamenti quotidiani in città e all’obbligo di permanenza nelle abitazioni, L’inquinante che ha subito la riduzione maggiore è il biossido di azoto (NO2), meno della metà in sette città (Milano, Torino, Roma, Madrid, Lisbona, Lione e Parigi). Minore impatto invece hanno avuto le restrizioni alla circolazione tra le regioni e i viaggi internazionali.

Non solo: le differenze tra le città, come spiegano i ricercatori ENEA, possono essere correlate solo ai diversi tempi di attuazione delle politiche di blocco e alle variazioni nella severità delle misure. Milano, ad esempio, ha fatto registrare per prima un calo dell’inquinamento da NO2, con concentrazioni ridotte al minimo intorno a metà marzo. Una riduzione così forte, in una delle zone più inquinate d’Europa, tale da fare diminuire anche l’indice di mortalità prematura. Diversamente, politiche “ritardatarie” o meno rigorose in città come Londra e Stoccolma si vedono in una diminuzione meno sensibile dei valori di NO2.

Minore diminuzione delle polveri sottili

Calo più modesto invece per i livelli di PM10 e PM2.5: in alcune città, le polveri sottili hanno fatto registrare persino un leggero aumento. Come spiega lo studio, le cause sono da ricercare principalmente nella complessità della composizione del particolato, che comprende anche componenti naturali e secondarie prodotte in atmosfera che non diminuiscono proporzionalmente al calo del precursore NO2. Inoltre, la maggiore permanenza delle persone in casa ha portato ad un maggior utilizzo del riscaldamento, in particolare di dispositivi alimentati a legna.

In generale, si tratta di "un’importante indicazione per le amministrazioni sulla gestione degli episodi critici di inquinamento atmosferico, in particolare da polveri sottili: esse permangono stabili, anche con forti limitazioni delle emissioni, nei giorni successivi ai picchi di inquinamento”, conclude Antonio Piersanti, responsabile del Laboratorio Inquinamento Atmosferico di ENEA.

Per simulare le concentrazioni di inquinamento dell’aria nelle città campione è stato messo in campo un insieme di sei modelli di chimica e trasporto degli inquinanti in atmosfera, tra cui 'MINNI' di ENEA, che effettuano ogni giorno la previsione della qualità dell’aria per l’Unione europea all’interno del programma ‘Copernicus Atmosphere Monitoring Service’ (CAMS). Quest’ultimo è uno dei sei servizi del programma Ue ‘Copernicus’ che forniscono informazioni su inquinamento atmosferico, salute, gas a effetto serra e clima basati su dati acquisiti e integrati da satelliti, in situ e modellistici.



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