ERP, DNSH e CAM Edilizia: sostenibilità ambientale e criticità economiche del modello PNRR

di Lucio D'Ambrosio - 15/05/2026

Il presente contributo indaga l’applicazione del principio DNSH (Do No Significant Harm, Reg. UE 2020/852) e dei Criteri Ambientali Minimi (CAM Edilizia), di cui al D.M. 23 giugno 2022, nell’ambito di un intervento di Edilizia Residenziale Pubblica (ERP) finanziato dal Fondo Complementare PNRR. Il caso studio oggetto di analisi riguarda la realizzazione di alloggi ERP ed opere complementari “Case dei Puffi” (Lotto P e Lotto 1, Edifici A1–A2) nel quartiere Scampia a Napoli (CUP: B67I22000050006).

DNSH e CAM Edilizia: i parametri europei e nazionali per gli interventi ERP PNRR

Il Regolamento (UE) 2020/852 - c.d. Regolamento Tassonomia - ha sancito un cambio di paradigma nella finanza pubblica europea: la sostenibilità di un investimento non si misura più solo per il beneficio apportato, ma richiede la dimostrazione analitica che esso non arrechi un danno significativo a nessuno dei sei obiettivi ambientali. È il principio DNSH - Do No Significant Harm, vincolante per ogni investimento PNRR e dei fondi complementari.  Il mancato rispetto comporta la revoca del finanziamento.

I sei obiettivi operativi sono: Mitigazione dei cambiamenti climatici, Adattamento ai cambiamenti climatici, Uso sostenibile e protezione delle risorse idriche, Transizione verso un’economia circolare, Prevenzione e riduzione dell’inquinamento, Protezione e ripristino della biodiversità.

Parallelamente al vincolo generale del DNSH, l'operatività tecnica è dettata dai CAM Edilizia, definiti dal D.M. 23 giugno 2022 e successivamente aggiornati all’intervento 24 novembre 2025. Questi criteri costituiscono il riferimento normativo obbligatorio per gli appalti pubblici (nuove costruzioni, ristrutturazioni e manutenzioni), traducendo i principi di sostenibilità in scelte progettuali concrete.

L’integrazione tra DNSH e CAM rappresenta la chiave di volta per la conformità ambientale: se il DNSH agisce come principio generale di salvaguardia ("non nuocere"), i CAM forniscono i requisiti tecnici operativi per realizzare l'opera ("come costruire").

ERP a Scampia: analisi del caso studio finanziato dal PINQuA-PNRR

L’intervento in oggetto prevede la demolizione di due edifici prefabbricati post-sisma ’80 e la ricostruzione ex novo di 53 alloggi, con una rifunzionalizzazione integrale degli spazi aperti e dei servizi comunitari, rigorosamente orientata ai parametri di sostenibilità europei e nazionali.

3d stato di fatto Lotto P c.d. Case dei Puffi

Il comparto è caratterizzato da omogeneità sociale e concentrazione di nuclei familiari fragili, in linea con le criticità storiche dell’edilizia popolare degli anni ’70-’80. La mancanza di spazi pubblici qualificati e di servizi di prossimità ha contribuito al degrado sociale e alla marginalizzazione del quartiere.

Il progetto integra funzioni di servizi di comunità al piano terra e un completo ridisegno degli spazi aperti (verde, pavimentazioni, parcheggi, arredi). Le finalità primarie consistono nel miglioramento della qualità abitativa, nell'incremento della permeabilità urbana e delle dotazioni ecologiche, nella riduzione delle isole di calore e nel potenziamento della resilienza climatica del comparto.

Nuovi Lotto P. Edificio A1 e A2 - stato di progetto

L’applicazione dei principi DNSH e dei CAM è stata declinata nelle seguenti azioni: il progetto rispetta gli standard NZEB (DM 26/06/2015) con obbligo di APE “as built” ed esclusione totale di combustibili fossili, grazie all'impiego di climatizzazione ad alta efficienza, sistemi di recupero di calore e l'installazione di fotovoltaico in copertura.

La resilienza climatica è garantita da un’ampia dotazione di verde (>5.000 mq) e superfici permeabili (>7.700 mq), unitamente all'uso di materiali ad alto SRI e schermature solari. Per il risparmio idrico, oltre alla rubinetteria a portata ridotta, è previsto il recupero delle acque meteoriche e il trattamento delle acque di piazzale (disoleazione).

La gestione del fine vita è affidata alla demolizione selettiva per il recupero dei materiali. Infine, la Qualità Ambientale Indoor è tutelata da finiture a basse emissioni VOC, sistemi VMC e schermatura dai campi ELF/RF.

Evoluzione dei costi parametrici ERP: dal massimale storico al mercato NZEB

Tabella 1

L'incremento dei costi parametrici, che oggi attestano l'intervento a circa 3.790 €/mq, non è attribuibile esclusivamente alle fluttuazioni inflattive o pandemiche, bensì appare strutturalmente determinato dall'inasprimento degli standard prestazionali obbligatori.

I massimali regionali ANCE (DGR Campania n. 279/2019) fissavano la nuova costruzione ERP a 1.725 €/mq. I dati di progetto recenti del Fondo Complementare PNRR (Scampia, Ponticelli) attestano valori attorno ai 3.800-4.000 €/mq, con un incremento strutturale del +130% in meno di dieci anni, che ha trasformato l’ERP da edilizia “economica e popolare” a edilizia di fascia medio-alta per standard tecnologici e prestazionali.

L’aporia del modello: sostenibilità ambientale vs. sostenibilità economica e sociale

Il costo unitario degli interventi analoghi (~3.800 €/mq) del caso studio configura un investimento immobilizzato di circa 308.000 € per alloggio (70 mq).

Confrontato con l’alternativa del sussidio diretto all’affitto (750 €/mese per nucleo, costo netto 8.766 €/anno), e considerando le manutenzioni straordinarie cicliche (10% al 20° anno; 15% ogni 10 anni dal 30° anno), il break-even point si colloca al 47° anno: solo oltre quell’orizzonte il risparmio cumulato copre l’investimento.

Considerando l’obsolescenza tecnica degli edifici dopo 50–60 anni, il modello ERP tradizionale risulta strutturalmente deficitario per gli enti locali.

Tabella 2

Ne emerge un’aporia sistemica su tre livelli:

  • (a) ambientale - l’eccellenza prestazionale è reale ma dipende da finanziamenti straordinari non replicabili con risorse ordinarie;
  • (b) economico - l’ente locale immobilizza capitali con un ritorno che supera la vita utile del bene;
  • (c) sociale - la classe media finanzia fiscalmente alloggi con costi di costruzione che, ribaltati sul prezzo finale, oscillerebbero tra 350.000 € e 450.000 €, ai quali probabilmente non può accedere.

Una politica abitativa che impoverisce chi la sostiene non è strettamente definibile né inclusiva né sostenibile.

Proposta: verso un modello di ERP diffuso

In risposta, il contributo propone il passaggio dall’ERP come “quartiere monofunzionale” all’alloggio sociale diffuso: integrazione obbligatoria di una quota ERP (≈7,5% delle unità) nelle nuove costruzioni private sopra soglia dimensionale (8-10 alloggi), con requisiti CAM/DNSH nativi e cessione della manutenzione al condominio privato quale condizione per l’ottenimento di premialità volumetriche e defiscalizzazione degli oneri.

Il modello persegue una perequazione manutentiva che azzera gli oneri gestionali per la PA, tutela gli assegnatari da morosità incolpevole, garantisce mixicità sociale e standard costruttivi costanti, in linea con i più avanzati modelli di Social Housing europeo.



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