Prezzi al consumo: a novembre l'inflazione rallenta

di Redazione tecnica - 28/12/2022

Dopo la brusca accelerazione di ottobre, con valori che non si vedevano da marzo 1984 quando l’aumento dei prezzi aveva toccato l’11,9%, a novembre 2022 ISTAT conferma la stabilizzazione dell’inflazione.

Prezzi al consumo: i dati Istat di novembre 2022

La conferma definitiva arriva con la pubblicazione dei prezzi al consumo relativi a novembre 2022, sottolineando come l’assestamento sia dovuto al rallentamento su base annua di alcune componenti che ne avevano sostenuto l’ascesa, tra cui gli energetici non regolamentati e in misura minore gli alimentari non lavorati.

Continua però l’accelerazione di altre componenti tra cui gli energetici regolamentati e in misura minore gli alimentari lavorati. Leggeri aumenti anche nel cd. “carrello della spesa”, mentre i prezzi all’ingrosso del gas hanno ripreso a salire nella seconda parte di novembre e, pur restando lontani dai picchi del terzo trimestre dell’anno, rendono incerte le prospettive di un raffreddamento a breve termine dell’alta inflazione che ha caratterizzato finora il 2022.

Prezzi al consumo per l'intera collettività: il NIC di novembre 2022

In dettaglio si stima che a novembre 2022 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, abbia registrato un aumento dello 0,5% su base mensile e dell’11,8% su base annua, stesso valore del mese precedente e a conferma della stima preliminare)

Come spiega ISTAT, l’inflazione rimane stabile su base tendenziale a causa, principalmente, degli andamenti contrapposti di alcuni aggregati di spesa: da un lato rallentano appunto i prezzi dei Beni energetici non regolamentati (da +79,4% a +69,9%), degli Alimentari non lavorati (da +12,9% a +11,4%) e dei Servizi relativi ai trasporti (da +7,2% a +6,8%); dall’altro accelerano invece  i prezzi degli Energetici regolamentati (da +51,6% a +57,9%), dei Beni alimentari lavorati (da +13,3% a +14,3%), degli Altri beni (da +4,6% a +5,0%) e dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +5,2% a +5,5%).

Al netto degli energetici e degli alimentari freschi, la cd. “inflazione di fondo” accelera da +5,3% a +5,6%; quella al netto dei soli beni energetici sale da +5,9% a +6,1%.

L'analisi su base annua

Su base annua, i prezzi dei beni mostrano un lieve rallentamento (da +17,6% a +17,5%), mentre rimangono stabili quelli dei servizi (+3,8%); si ridimensiona, quindi, di poco, il differenziale inflazionistico negativo tra questi ultimi e i prezzi dei beni (da -13,8 di ottobre a -13,7 punti percentuali). Modesta accelerazione su base tendenziale (da +12,6% a +12,7%) dei prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona; al contrario, rallentano leggermente quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +8,9% a +8,8%).

L’aumento congiunturale dell’indice generale è dovuto prevalentemente ai prezzi dei Beni energetici regolamentati (+4,2%), degli Energetici non regolamentati (+2,2%), degli Alimentari lavorati (+1,5%) e dei Beni non durevoli (+0,6%); in calo invece, a causa per lo più di fattori stagionali, i prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (-0,4%) e dei Servizi relativi ai trasporti (-0,2%).

Guardando al 2022 nel suo complesso, l’inflazione acquisita è pari a +8,1% per l’indice generale e a +3,7% per la componente di fondo. L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) aumenta dello 0,7% su base mensile e del 12,6% su base annua, quando la stima preliminare era +12,5%.

L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei tabacchi, registra quindi un aumento dello 0,6% su base mensile e dell’11,5% su base annua.

L'andamento dei prezzi sul territorio

Guardando ai dati territoriali, l’inflazione è più alta di quella nazionale (+11,8%) nelle Isole (oltre il 14%) uguale a quella nazionale nel Nord-Est, mentre si posiziona al di sotto nel Sud, nel Centro e nel Nord-Ovest Nei capoluoghi delle regioni e delle province autonome e nei comuni non capoluoghi di regione con più di 150mila abitanti l’inflazione più elevata si osserva a Catania (+15,3%), Palermo (+14,7%) e Messina, mentre le variazioni tendenziali più contenute si registrano a Potenza e Aosta.



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