Proroga Superbonus e riapertura Poste Italiane: nuovo bluff

di Gianluca Oreto - 10/08/2023

Si è già aperto il dibattito intorno alle ultime misure previste dal Governo per il superbonus 110% e la cessione del credito. Due misure che insieme dovrebbero ridare ossigeno al comparto delle costruzioni che da gennaio 2022 è vittima dei continui (e senza progettualità) cambi normativi.

Ma andiamo con ordine.

La proroga per le unifamiliari

Nella giornata dell’8 agosto 2023 si è svolto il Consiglio dei Ministri n. 47 del Governo Meloni con il quale è stata annunciata l’approvazione di un nuovo provvedimento d’urgenza. Un Decreto Legge già ribattezzato “Asset/Investimenti” che contiene al suo interno parecchie misure a tutela degli utenti, delle attività economiche e degli investimenti, almeno sulla carta.

Relativamente alle detrazioni fiscali di cui all’art. 119 del Decreto Legge n. 34/2020 (Decreto Rilancio), dopo mesi di proteste, presidi e interlocuzioni, alla fine si è scelto di prorogare la scadenza prevista per le unifamiliari che hanno ancora accesso al superbonus nella sua versione con aliquota al 110%.

Stiamo parlando delle persone fisiche (art. 119, comma 9, lettera b) del Decreto Rilancio) per interventi su edifici unifamiliari o unità immobiliari con accesso autonomo e indipendenza funzionale che al 30 settembre 2022 hanno già completato e certificato il completamento del 30% dell’intervento complessivo.

Per questi soggetti e per questi interventi, l’attuale scadenza di cui all’art. 119, comma 8-bis, secondo periodo del Decreto Rilancio sarà posticipata dal 30 settembre 2023 al 31 dicembre 2023. In questo modo, questi soggetti avranno tempo fino alla fine del 2023 (3 mesi in più) per portare in detrazione al 110% le spese sostenute per gli interventi di riqualificazione energetica e riduzione del rischio sismico.

La riapertura della cessione del credito

Contemporaneamente è arrivata la notizia della riapertura di Poste Italiane che, dopo la sospensione del servizio del 7 novembre 2022, ritornerà ad acquistare i crediti edilizi.

Il servizio di Poste Italiane sarà, però, riattivato a partire dal prossimo ottobre, unicamente per importi inferiori a 50.000 euro e solo per i privati (quest’ultima non è una novità).

Ecco il comunicato stampa ufficiale apparso sul sito di Poste Italiane:

Poste Italiane comunica la riapertura del servizio di acquisto dei crediti d’imposta a partire dai primi giorni di ottobre. Un’iniziativa in linea con le indicazioni del Governo che conferma il sostegno costante di Poste Italiane alle famiglie e al sistema Paese. L’acquisizione dei crediti sarà rivolta esclusivamente alle persone fisiche e limitata alle cosiddette prime cessioni per un ammontare massimo di 50mila euro”.

Il grande bluff

La proroga per le unifamiliari e la riapertura di Poste Italiane potrebbero essere lette come una soluzione o un tentativo del Governo per risolvere il problema di chi ha investito nel superbonus contando sulla cessione del credito.

Analizzando le due notizie, però, sembrerebbe solo un nuovo tentativo di allungare ulteriormente i tempi con provvedimenti che non intaccheranno per nulla il problema e sul quale ricordiamo la prossima scadenza di novembre per la cessione del credito con remissione in bonis.

La proroga che non proroga

La proroga per le unifamiliari arriverà con un nuovo provvedimento d’urgenza che verosimilmente approderà in Gazzetta Ufficiale nei prossimi giorni. Ipotizzando che il Decreto Legge sia pubblicato in Gazzetta Ufficiale nella giornata di oggi, la conversione in legge non arriverebbe prima del 9 ottobre 2023.

Chi ha avuto a che fare con le modifiche sul superbonus nel corso degli ultimi 3 anni, dovrebbe ormai sapere che, benché i Decreti Legge producano immediatamente i loro effetti normativi, la tendenza è sempre quella di attendere la loro conversione per la conferma definitiva delle misure adottate (ed è per questo motivo che probabilmente Poste Italiane, in via cautelativa, abbia parlato di una riapertura a partire da ottobre quando il Decreto Legge sarà già convertito).

La riapertura che non riapre

Andando sulla notizia di Poste Italiane. Dovrebbe essere abbastanza chiaro che il blocco della cessione dei crediti edilizi non ha coinvolto solo le unifamiliari ma anche i condomini e gli edifici composti fino a 4 u.i. e unico proprietario (art. 119, comma 9, lettera a) del Decreto Rilancio).

Per questi ultimi soggetti la scadenza di utilizzo del 110%/90% sarà al 31 dicembre 2023, poi l’aliquota diminuirà progressivamente al 70% nel 2024 e 65% nel 2025. La riapertura di Poste Italiane unicamente ai soggetti di cui all’art. 119, comma 9, lettera b) del Decreto Rilancio taglierebbe fuori tutti gli altri beneficiari.

Ma non solo. Vincolare la cessione ad importi inferiori a 50.000 euro significa non avere neanche idea della tipologia di cantieri aperti sulle unifamiliari. Un errore di prospettiva abbastanza singolare considerato che i dati in possesso sono tanti e dicono altro.

L’ultimo report di Enea relativo al superbonus per gli interventi di efficientamento energetico parlano di interventi medi sulle unifamiliari pari a 117.366,29 euro. Questo senza considerare l’apporto del sismabonus. Parliamo di cifre notevolmente diverse dal taglio di 50.000 euro che sarà consentito per vendere il credito a Poste Italiane.

La stessa notizia di una riapertura ad ottobre significa che i contratti di cessione saranno chiusi verosimilmente a novembre e i contribuenti potrebbero avere la liquidità necessaria per riaprire i cantieri a novembre/dicembre 2023, ovvero a ridosso della scadenza prevista dal nuovo Decreto Legge.

Conclusioni

In definitiva, siamo di fronte a una soluzione che non avrà alcun effetto tangibile sul problema del blocco della cessione dei crediti edilizi ma che probabilmente porterà a qualche titolo di giornale che, invece, parlerà del grande lavoro messo in campo dal Governo.

I tempi dell’edilizia non sono quelli dei Decreti Legge e se il Governo volesse risolvere davvero il problema dovrebbe solo:

  • prorogare il superbonus 110% fino al 31 dicembre 2024 (non sarebbe una riapertura dei termini ma solo un modo per dare più tempo a chi è già dentro) per evitare di far lavorare gli operatori con il fiato sul collo;
  • riaprire i canali di acquisto di Poste Italiane e CDP, senza vincoli sul soggetto beneficiario o sugli importi.

Soluzioni semplici che consentirebbe di risolvere davvero il problema per ripartire con nuove misure fiscali che possano incentivare la riqualificazione energetica e la riduzione del rischio sismico. Non dimentichiamo, infatti, che senza la soluzione al problema principale qualsiasi nuova misura farà paura a tutti gli operatori che difficilmente si fideranno nuovamente dello Stato che negli ultimi anni (e 3 diversi Governi) ha completamente disatteso qualsiasi aspettativa.



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