Superbonus 110% e bonus edilizi: al lavoro per eliminare la responsabilità solidale

di Gianluca Oreto - 05/09/2022

Quando si parla di superbonus 110% e cessione dei crediti edilizi non bisogna mai dimenticare due aspetti. Il primo riguarda la formulazione originaria degli articoli 119 e 121 del Decreto Legge n. 34/2020 (Decreto Rilancio) previsti e modificati dal Governo Conte II. Il secondo concerne i correttivi e gli stravolgimenti arrivati dal Governo Draghi.

Superbonus 110% e cessione dei crediti: tutti i correttivi

Se è pur vero che bonus 110% e cessione dei crediti siano state due misure emergenziali nate in un momento storico di grande crisi mondiale dovuta alla pandemia, è altrettanto chiaro che chi ha scritto i due articoli del Decreto Rilancio avrebbe dovuto spendere qualche minuto in più per verificarne i contenuti che si sono dimostrati immediatamente pieni di errori da correggere in corsa.

Ma solo chi fa sbaglia. Nel caso del Governo Conte II, in carica dal 5 settembre 2019 al 13 febbraio 2021, si è provveduto a risolvere i primi problemi con 3 provvedimenti normativi:

3 provvedimenti che hanno provato a colmare qualche vuoto normativo, a risolvere (ma non ci sono riusciti) il problema degli abusi edilizi negli edifici plurifamiliari e a prorogare le scadenze iniziali. Dal 13 febbraio 2021 è arrivato il Governo guidato dal Presidente del Consiglio Mario Draghi, che ha avuto modo di incidere su questa materia con 16 correttivi e più precisamente con:

Correttivi che, fino al Decreto Semplificazioni-bis, sono serviti a migliorare e semplificare la misura, salvo poi arrivare a settembre 2021 quando la Guardia di Finanza e l'Agenzia delle Entrate hanno rilevato le tanto chiacchierate frodi sui bonus edilizi. Da qui una campagna mediatica è montata indistintamente contro tutti i bonus edilizie e contro il meccanismo della cessione dei crediti, principale artefice delle frodi fiscali (secondo il Governo e la stampa generalista).

La realtà

Da settembre 2021 il Governo Draghi è immediatamente intervenuto con il primo Decreto antifrode che (giustamente) ha esteso a tutti i bonus edilizi utilizzati con sconto in fattura o cessione del credito gli stessi meccanismi di controllo pensati per il superbonus.

Il grandissimo errore del Governo Conte fu, infatti, quello di estendere le misure di cui all'art. 121 del Decreto Rilancio anche ai bonus senza limiti di spesa o meccanismi di controllo (bonus facciate ed ecobonus tradizionale in testa).

Con il D.L. n. 157/2021 (disposizioni poi riprese dalla Legge di Bilancio 2022) il Governo Draghi ha effettivamente risolto il problema delle frodi fiscali. E qui si sarebbe dovuto e potuto fermare.

Dopo la Legge n. 234/2021 (Legge di Bilancio 2022) sono, invece, arrivati altri 9 correttivi che hanno stravolto il vero motore che ha tenuto a galla il comparto dell'edilizia nel biennio 2020-2021: il meccanismo delle opzioni alternative alla detrazione fiscale (sconto in fattura e cessione dei crediti).

Dal blocco ai tentativi di sblocco

Da Decreto Legge n. 4/2022 è partita una rincorsa per trovare una soluzione ottimale ad un meccanismo perfetto che ha avuto il difetto (per qualcuno) di creare una moneta virtuale liberamente scambiabile. Una cessione, due cessioni, poi tre, poi quattro, fino ad arrivare alla cessione alle Banche che possono rivendere solo ai loro clienti non consumatori. Nel frattempo, però, da offerte che prevedevano l'acquisto di 110€ di crediti a 102€, si è passati a 80/85€ con il blocco di CDP e Poste, oltre alle forti limitazioni da parte delle Banche che nel frattempo hanno cominciato a ridurre gli acquisti e ad aumentare i controlli.

Il risultato è stato il blocco degli acquisti con la conseguente crisi economica di professionisti e imprese che avevano puntato sullo sconto in fattura, salvo poi ritrovarsi con i cassetti fiscali pieni e zero liquidità.

La responsabilità solidale

A mischiare ulteriormente le carte in tavola è arrivata la circolare n. 23/E/2022 dell'Agenzia delle Entrate che, tra le altre cose, ha generato più di un dubbio su una disposizione sempre presente nel Decreto Rilancio: la responsabilità solidale.

Più di un dubbio è arrivato sulla "diligenza" richiesta dal Fisco per eliminare la responsabilità solidale da eventuali frodi fiscali sul credito generato. Soprattutto i profili oggettivi e soggettivi dell’operazione di compravendita sintomatici della falsità del credito hanno ricevuto più di una critica da parte di tutti gli operatori.

Per questo motivo, si è chiesto al Governo e al Parlamento di intervenire. Mentre il Governo ha deciso di non apportare alcuna modifica né con il Decreto Semplificazioni fiscali (e la sua legge di conversione) né con il Decreto Aiuti-bis, la conversione in legge di quest'ultimo potrebbe portare alcune importanti novità.

Gli emendamenti al ddl di conversione del Decreto Aiuti-bis

Nell'attesa che il 6 settembre il Senato avvii la discussione sul ddl di conversione del Decreto Legge n. 115/2022 (Decreto Aiuti-bis), segnaliamo la presentazione di alcuni emendamenti che riguardano proprio l'art. 121 del Decreto Rilancio proprio per "stemperare" la responsabilità solidale dei fornitori e dei cessionari.

Tra questi emendamenti, alcuni chiedono una piccola ma importante modifica alle lettere a) e b), comma 1, dell'art. 121, del Decreto Rilancio. In particolare:

  • alla lettera a), è aggiunto, alla fine, il seguente periodo: “La necessaria diligenza dei soggetti che acquistano i crediti dagli intermediari finanziari ai sensi del presente articolo, è sempre dimostrata nel caso in cui tali soggetti non abbiano mai avuto alcun ruolo nell'origine e nella fruizione di tali crediti, prima di detto acquisto”;
  • alla lettera b), sono aggiunte, alla fine, le seguenti parole: “La necessaria diligenza dei soggetti che acquistano i crediti dagli intermediari finanziari ai sensi del presente articolo, è sempre dimostrata nel caso in cui tali soggetti non abbiano mai avuto alcun ruolo nell'origine e nella fruizione di tali crediti, prima di detto acquisto”.

Due modifiche grazie alle quali sarebbe più semplice la verifica della diligenza da parte dei fornitori che hanno praticato lo sconto in fattura o dei cessionari che hanno acquistato il credito.

Non si sa bene che fine faranno questi emendamenti e se il Parlamento riuscirà a portare avanti le richieste provenienti dal comparto delle costruzioni o se preferirà chinare il capo alle decisioni già prese dal Governo dimissionario che sul superbonus e la cessione dei crediti ha già fatto capire il suo orientamento.



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