Superbonus 110%: la politica decida il futuro della detrazione

di Gianluca Oreto - 04/02/2022

Guardando semplicemente i dati, non vi è alcun dubbio che l'uragano superbonus 110% abbia travolto (positivamente) l'economia del settore delle costruzioni. Un gigante che finalmente si è potuto risvegliare da un torpore che lo ha accompagnato per oltre un decennio.

Superbonus 110%: niente sarà più come prima

Anche se lo strumento delle detrazioni fiscali in edilizia è sempre esistito, non è mai stato proposto con un'aliquota così vantaggiosa e con la potenza dirompente delle opzioni alternative (sconto in fattura e cessione del credito), vero motore di questo successo.

Da maggio 2020 in poi, tutto è cambiato.
Prima, come se stesse prendendo la rincorsa, c'è stato un momento (durato ben 139 giorni) di completo blocco dei cantieri, dovuto al completamento del quadro normativo.
Poi si è passati allo studio, all'assimilazione e ai corretti migliorativi della norma.
Adesso siamo arrivati ad una fase in cui alcune scelte del Governo mettono davanti a seri dubbi, non solo il futuro di questa detrazione, ma soprattutto per il loro presente.

Dalle semplificazioni alle misure antifrode

Analizzando i ben 12 correttivi al Decreto Rilancio (12 in 20 mesi, praticamente uno ogni mese e mezzo circa), è possibile notare una netta linea di confine tra una primo superbonus, caratterizzato dal completamento della norma, seguito da correttivi e proroghe e un secondo, in cui sembrerebbe che l'intento sia solo quello di bloccare questa detrazione.

Benché lo Stato abbia a disposizione tutti gli strumenti per controllare efficacemente questo strumento fiscale, dopo le semplificazioni arrivate dal D.L. n. 77/2021 (Decreto Semplificazioni-bis), l'Agenzia delle Entrate, la Guardia di Finanza e, quindi, il Governo hanno rilevato che alcuni dei fruitori del bonus 110% stavano frodando lo Stato. Non si conoscono esattamente i numeri di queste possibili frodi, ma solo le successive conseguenze.

Da qui, le misure antifrode inserite nel D.L. n. 157/2021 (Decreto antifrode) e nella Legge n. 234/2021 (Legge di Bilancio); a seguire, le nuove limitazioni alla cessione del credito previste dal D.L. n. 4/2022 (Decreto Sostegni-ter).

Se volessimo sintetizzare in qualche modo la piccola rivoluzione (o involuzione?) che queste ultime norme hanno determinato, sostanzialmente lo Stato ha prima inserito delle misure che consentissero un maggiore controllo sulle detrazioni fiscali e poi, non soddisfatto, ha deciso di eliminare il mercato delle agevolazioni fiscali che era stato generato dal meccanismo di cessione del credito.

È indubbio che la cessione del credito "infinita" avesse inserito nel mercato nuove figure. Un bel business bloccato con la limitazione delle cessioni a una sola che ridurrà il numero di soggetti in grado di poter acquistare detrazioni.

Misure che stupiscono soprattutto alla luce di tutti gli adempimenti e le misure coinvolte nel processo superbonus 110%. Tra questi:

  • il titolo edilizio per il controllo del territorio da parte dello Sportello Unico Edilizia;
  • le asseverazioni dei tecnici abilitati per il rispetto dei requisiti minimi e la congruità dei costi;
  • il visto di conformità rilasciato da un CAF o un professionista abilitato come prima conferma della correttezza della documentazione;
  • gli enti bilaterali per il controllo dei lavoratori in cantiere;
  • il durc per la regolarità contributiva;
  • gli ordini professionali e i consigli di disciplina per il controllo dei professionisti;
  • la piattaforma dell'Enea per l'invio della documentazione relativa agli interventi di risparmio energetico;
  • la piattaforma di cessione del credito dell'Agenzia delle Entrate.

Si tratta di adempimenti e misure che dovrebbero portare lo Stato ad avere pieno controllo sulla veridicità della detrazioni fiscale che a quel punto diventerebbe una vera e propria valuta digitale (una criptovaluta) da scambiare. Ed è proprio questo che probabilmente non piace.

Il rispetto del lavoro

Pur avendo seguito da vicino questa materia dagli albori, non ho mai voluto mettere in discussione la norma in sé, limitandomi unicamente a trovare criticità e possibili soluzioni. Le ultime vicende, però, impongono una riflessione sull'operato di un Governo distante dai voleri di un Parlamento particolarmente attento al giudizio popolare piuttosto che alla bontà di una misura.

Bloccare il Superbonus 110% è certamente una scelta impopolare che necessiterebbe di motivazioni dettagliate. Si parla sempre di quanto questa misura costi alle casse dello Stato, come si parla anche degli effetti positivi in termini occupazionali e di riqualificazione degli immobili italiani.

Un effetto positivo di cui non si parla mai, sono i numeri sulle sanatorie edilizie richieste prima dell'accesso al superbonus 110%. È evidente che, pur non essendo necessaria la dichiarazione sullo stato legittimo dell'immobile per la presentazione della CILAS, ormai sono in molti ad aver chiaro che prima di avviare un intervento che beneficia di detrazioni è sempre meglio avere tutto in regola. E a ogni sanatoria, i Comuni hanno incassato dei denari che sarebbe interessante quantificare.

Bloccare il Superbonus 110% potrebbe anche essere una scelta corretta di un Governo lungimirante. Ma lasciare nel limbo professionisti, imprese e contribuenti, con norme che cambiano di continuo, sempre più stringenti e che coinvolgono ogni volta lavori e progetti già avviati, significa non avere rispetto del lavoro. Il Governo deve rendersi conto che dietro una modifica normativa ci sono tanti soggetti che ogni giorno studiano, progettano, eseguono ed in generale lavorano per produrre un reddito che li sostenga. Se non si comprende questo allora forse siamo un Paese destinato al reddito di cittadinanza.

Intanto il 7 febbraio 2022 si avvicina e gli effetti cominciamo già a percepirli.



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