Superbonus 90-110% e cessione del credito: serve una exit strategy

di Gianluca Oreto - 23/11/2022

Trascorsi 918 giorni oggi dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto Legge n. 34/2020 (Decreto Rilancio), dopo 3 Governi (Conte II, Draghi e Meloni), 21 provvedimenti normativi che hanno corretto, semplificato e stravolto le misure sul superbonus e la cessione dei crediti edilizi, infiniti interventi dell'Agenzia delle Entrate e le recenti sentenze della Corte di Cassazione, imprese, professionisti e contribuenti si ritrovano a navigare a vista in un marasma di scadenze, interpretazioni, dubbi e complessità che meriterebbero maggiore attenzione da parte di tutti.

24 e 25 novembre 2022: ultimi giorni per ottenere il 110%

Mentre sulle unifamiliari l'attuale Governo ha semplicemente scelto di dare un po' più di tempo per completare i lavori in corso (la nuova finestra temporale 2023 non la prendo neanche in considerazione), risulta evidente che per i soggetti di cui all'art. 119, comma 9, lettera a) del Decreto Rilancio (tra i quali i condomini) si è scelta la strada della complicazione, stabilendo due paletti di dubbia interpretazione.

Nel dettaglio, con il Decreto Legge n. 157/2022 (Decreto Aiuti quater), da convertire in legge entro il 17 gennaio 2023 ma immediatamente in vigore, il Governo ha deciso di diminuire l'aliquota fiscale prevista per gli interventi di superbonus, già a partire dalle spese sostenute dall'1 gennaio 2023 con alcune eccezioni.

Potranno mantenere l'aliquota del 110% i condomini che:

  • hanno deliberato entro il 24 novembre 2022 l'approvazione dell'esecuzione dei lavori (cui in molti si interrogano sui contenuti);
  • hanno presentato la CILAS entro il 25 novembre 2022 (che in molti non hanno capito quali siano i contenuti minimi).

Sostanzialmente, il Governo dando un preavviso di appena 6 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta del Decreto Aiuti quater, ha sconvolto i piani di chi da mesi aveva attivato un processo per la definizione di un progetto di riqualificazione energetica e strutturale. Progetti di estrema complessità tecnica che hanno richiesto confronti tra i singoli condomini, spese per la convocazione di assemblee straordinarie, tempo da parte di amministratori, professionisti e imprese e coinvolte, ma che sono stati liquidati con qualche giorno di anticipo.

Non vi è subbio che (scarsa serietà a parte) chi non è ancora riuscito a firmare un contratto con l'impresa per l'esecuzione dei lavori, difficilmente riuscirà a bloccare l'aliquota del 110% anche sulle spese sostenute nel 2023. Come non dovrebbero esserci dubbi sulle difficoltà nel preparare una CILAS in pochi giorni (o addirittura ore). Nel ho parlato ieri in una live che vi invito a visionare. Con la conseguenza che in molti si ritroveranno a dover valutare se continuare nel progetto "accontentandosi" di un'aliquota del 90%, in un contesto in cui ormai nessuno acquista più i crediti edilizi.

La cessione del credito

E il blocco della cessione del credito è certamente la problematica più grande che dovrebbe necessariamente condurre verso una vera e propria rivoluzione del sistema di bonus edilizi riuscito a risollevare il comparto delle costruzioni (e il PIL Italiano) solo grazie alla possibilità di sconto in fattura da parte di professionisti e imprese, o di cessione dei crediti alle banche.

Che futuro può avere un bonus così importante se tutti i soggetti coinvolti non riescono ad avere "certezze normative"? Una domanda certamente da porsi quando i Parlamentari italiani si ritroveranno a dover preparare la Legge di Bilancio 2023 partendo da una bozza del Governo in cui di bonus non se ne parla proprio.

Serve una exit strategy

E allora cosa fare? Probabilmente l'unica soluzione (che il Governo avrebbe dovuto valutare prima del Decreto Aiuti quater) potrebbe essere una "exit strategy":

  • condurre il superbonus alla sua naturale scadenza;
  • risolvere il problema di chi (anche solo ad una certa data) ha caricato il bonus in piattaforma cessioni e non ha nessuno che lo acquista;
  • pianificare una nuova stagione di bonus edilizi.

Quest'ultimo è forse quello più importante perché, benché in conferenza dei Ministri è risultata evidente la scarsa volontà di prevedere nuovi sistemi incentivanti basati sulle detrazioni fiscali, non vi è dubbio che l'edilizia senza bonus rimarrà ferma. Decidere di non incentivare il comparto delle costruzioni vuol dire anche dimenticare un settore trainante per qualsiasi economia.

Cosa fare? Onestamente è molto difficile rispondere se non ricordando che il 6 dicembre 2022 a Roma in Piazza dei Santi Apostoli si svolgerà una manifestazione nazionale che dovrebbe interessare tutto il comparto delle costruzioni e non solo gli interessati al Superbonus.



© Riproduzione riservata