Superbonus e cessione del credito: di chi è la colpa del disastro?

di Gianluca Oreto - 09/02/2023

Quando la situazione si complica, può essere utile fermarsi, fare un bel respiro e provare ad analizzare bene il passato affinché il futuro possa essere pianificato con maggiore cura. Se la situazione da analizzare è il Decreto Legge n. 34/2020 (Decreto Rilancio) e le due misure sul superbonus e la cessione dei crediti edilizi, forse un respiro non è sufficiente.

23 correttivi al Decreto Rilancio

Dalla sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, dopo una serie di 23 correttivi e alla luce del disastro in cui si trova il comparto delle costruzioni, l'affermazione tremendamente più inutile e politicamente più banale che ho sentito è stata "è tutta colpa di chi ha messo in piedi queste misure".

Premesso che chi scrive si occupa di informazione tecnica ed ha sempre analizzato ogni provvedimento normativo a prescindere dal suo colore politico, ho partecipato pochi giorni fa ad un evento organizzato dall'onorevole Luisa Regimenti presso il Parlamento Europeo, in cui ho provato a riepilogare quanto accaduto a partire dal Decreto Rilancio in poi.

Potete visionare il mio intervento nel video a seguire:

Il tempo a disposizione non mi ha consentito di evidenziare un aspetto sul quale proverò a tornare con più calma in questo approfondimento.

L'attuazione delle misure e il blocco dell'edilizia

Il Decreto Rilancio è stato pubblicato a maggio 2020, è stato convertito in legge a luglio ma è stato possibile utilizzare operativamente le detrazioni fiscali del 110% solo a ottobre, ovvero dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dei due Decreti del MiSE 6 agosto 2020, necessari per comprendere il funzionamento della misura.

Primo appunto: dalla pubblicazione in Gazzetta del Decreto Rilancio fino al completamento del quadro normativo per l'utilizzo del superbonus sono trascorsi 139 giorni in cui il comparto delle costruzioni è rimasto ingessato ed in costante attesa. Questo solo per evidenziare l'inadeguatezza del Decreto Legge come strumento normativo per un comparto come quello dell'edilizia le cui tempistiche sono diverse e tendenzialmente più dilatate.

I risultati ottenuti dopo i primi correttivi

Ancor prima della pubblicazione degli ultimi provvedimenti attuativi, il Governo Conte (che ha ideato il Decreto Rilancio) ha pubblicato il primo correttivo alla norma di rango primario (il Decreto-Legge 14 agosto 2020, n. 104 convertito con modificazioni dalla Legge 13 ottobre 2020, n. 126) che oltre a modificare alcuni strafalcioni e rimediare a diverse dimenticanze, ha introdotto all'art. 119 l'ormai famosissimo comma 13-ter. Un primo tentativo, riuscito davvero male, di consentire l'utilizzo del superbonus per gli edifici plurifamiliari con abusi edilizi nelle parti private.

Dopo questo correttivo (anzi sono due, il Decreto Legge e la sua legge di conversione), il Governo Conte ha inciso sul superbonus solo con la Legge di Bilancio 2021, anche questa intervenuta per colmare altri vuoti e prevedere la prima proroga al superbonus che portò l'originaria scadenza dal 31 dicembre 2021 al 30 giugno 2022.

Secondo appunto: a dicembre 2020 (con la Legge di Bilancio 2021) occorre fare un breve pit-stop ed evidenziare che, almeno fino ad agosto 2021, nessuno è in grado di stabilire l'entità di utilizzo del Superbonus. Enea fornisce i primi dati statistici solo a partire dal 31 agosto 2021 quando:

  • le asseverazioni erano 37.128;
  • il totale degli investimenti ammessi a detrazione 5.685.136.399,19 euro
  • il totale degli investimenti per lavori conclusi ammessi a detrazione 3.910.461.424,26 euro.

Numeri irrisori che hanno generato un importo totale di detrazioni previste a fine lavori di appena 6.253.650.039,11 euro.

Dal 5 ottobre 2020 al 31 agosto 2021 (330 giorni), quindi, abbiamo avuto un media giornaliera di:

  • 113 asseverazioni/giorno;
  • circa 17 milioni di euro/giorno di interventi ammessi a detrazione;
  • circa 11 milioni di euro/giorno di investimenti per lavori conclusi ammessi a detrazione;
  • circa 19 milioni di euro/giorno di detrazioni previste a fine lavori.

Dati che è importante ricordare nel prosieguo della presente analisi.

Il cambio di Governo

A febbraio 2021 il Governo Conte cala il sipario e Mario Draghi viene nominato nuovo Presidente del Consiglio, restando in carica fino alle elezioni di settembre 2022 e fino al passaggio di consegne con il nuovo Governo a trazione Fratelli d'Italia.

Il Governo Draghi incide sul Decreto Rilancio con altri 17 correttivi, tutti riepilogati di seguito:

Terzo appunto: facciamo molta attenzione, perché nel suddetto elenco occorre evidenziare il Decreto Legge n. 77/2021, ovvero il Decreto Semplificazioni-bis, mediante il quale il Governo Draghi (che solo a fine 2021 ha cominciato a puntare il dito contro le frodi generate dal Superbonus) ha sostituito il comma 13-ter dell'art. 119 del Decreto Rilancio, partorendo la vera grande follia di questa misura: la CILAS e le deroghe all'art. 49 del d.P.R. n. 380/2001 (Testo Unico Edilizia).

Il vero grande freno al Superbonus, almeno fino al Semplificazioni-bis, è stato proprio l'art. 49 del Testo Unico Edilizia che ha da sempre previsto l'impossibilità di godere di alcuna agevolazione fiscale per interventi realizzati su immobili che presentino abusi edilizi oltre che la decadenza dell'incentivo con conseguente intervento dell'amministrazione finanziaria. Capirete che avere una spada di damocle così grande ha bloccato tutti quegli interventi dubbi o sui quali sarebbe stato necessario a monte un grande lavoro per ritornare allo stato legittimo.

Gli effetti del Decreto Semplificazioni-bis

Aver previsto la CILAS, che non richiede la valutazione sullo stato legittimo, e la mancata decadenza dell'incentivo in caso di abusi edilizi, è stata la vera grande mossa del Governo Draghi che ha accelerato l'utilizzo indiscriminato del Superbonus, come dimostrano gli stessi dati statistici di Enea da settembre a dicembre 2021. In questi 4 mesi sono stati generate:

  • 58.590 asseverazioni;
  • 10.519.211.618 euro di investimenti ammessi a detrazione;
  • 7.270.954.191 euro di investimenti per lavori conclusi ammessi a detrazione;
  • 11.571.132.780 euro di detrazioni previste a fine lavori.

Facendo anche in questo caso la media giornaliera:

  • 484 asseverazioni/giorno (nella precedente rilevazione erano 113);
  • 87 milioni di euro/giorno di investimenti ammessi a detrazione (prima erano 17 milioni circa);
  • 60 milioni di euro/giorno di investimenti per lavori conclusi ammessi a detrazione (prima erano 11 milioni circa);
  • 96 milioni di euro/giorno di detrazioni previste a fine lavori (prima erano 19 milioni circa).

Prendendo in considerazione i dati complessivi del 2022, la situazione è la seguente (sempre dati ufficiali forniti da Enea):

  • 263.722 asseverazioni;
  • 46.289.381.792 euro di investimenti ammessi a detrazione;
  • 35.449.259.573 euro di investimenti lavori conclusi ammessi a detrazione;
  • 50.918.319.971 euro di detrazioni previste a fine lavori.

In questo caso, facendo la media giornaliera del 2022 abbiamo:

  • 725 asseverazioni/giorno;
  • 127 milioni di euro/giorno di investimenti ammessi a detrazione;
  • 97 milioni di euro/giorno di investimenti per lavori conclusi ammessi a detrazione;
  • 139 milioni di euro/giorno di detrazioni previste a fine lavori.

Può essere utile un quadro sinottico riepilogativo delle medie giornaliere suddivise per finestra temporale da cui si evince l'accelerazione degli interventi:

 
mag 20 - ago 21
sett-dic 2021
2022
N. di asseverazioni
133
484
725
Totale investimenti ammessi a detrazione 
17 milioni
87 milioni
127 milioni
Totale investimenti lavori conclusi ammessi a detrazione
11 milioni
60 milioni
97 milioni
Detrazioni previste a fine lavori
19 milioni
96 milioni
139 milioni

Non serve un esperto di statistica o un fine matematico per comprendere che se il Superbonus è esploso nei numeri, i meriti (o i demeriti) non sono da ricercarsi nel Governo Conte ma nel Governo Draghi stesso.

Dalle frodi in poi...

Tornati dall'estate 2021, con una CILAS pubblicata in Gazzetta Ufficiale ad agosto, ci saremmo aspettati mesi di passione in attesa dei necessari aggiornamenti delle piattaforme degli Sportelli Unici Edilizia che, lo ammetto, mi hanno stupito per la loro velocità (non è assolutamente così frequente). Invece, già a partire da settembre sono cominciate a circolare le prime notizie sulle frodi fiscali che hanno condotto il Governo Draghi ad emanare (legittimamente oltre che tardivamente) il Decreto Legge n. 157/2021 che ha solo esteso i meccanismi di controllo (sconto in fattura e cessione del credito) a tutti i bonus minori che fino a quel momento (colpevolmente) potevano essere utilizzati senza alcun accertamento.

Quarto appunto: chi afferma che il Governo Conte ha creato una pessima misura, insostenibile dal punto di vista economico, è a conoscenza delle misure previste dal Governo Draghi, senza le quali il superbonus non sarebbe mai esploso?

Problemi da risolvere e problemi creati

Benché questo approfondimento non risulti rispettare le normali specifiche dimensionali, non avendo nessuno con il cronometro o il metro per redarguire la prolissità di questa analisi, concludo rilevando che a partire da gennaio 2022, con 10 nuovi correttivi, il Governo Draghi è intervenuto sui seguenti punti:

  • codice identificativo del credito;
  • divieto di frammentazione;
  • Durc;
  • SOA;
  • 1, 2, 3 e 4 cessioni (adesso siamo a 5 grazie ad un correttivo del Governo Meloni);
  • nuove proroghe;
  • responsabilità solidale.

Poi sono sorti i problemi del sequestro preventivo e della classificazione Eurostat dei crediti edilizi.

Problematiche che (naturalmente) creeranno ulteriori alibi e allungheranno i tempi per una soluzione valida ma che mi spingono a concludere con un proverbio che non è piaciuto durante la mia relazione al Parlamento Europeo: "Mentre il dottore studia, il paziente muore". In molti hanno già dichiarato fallimento e cominceranno a pesare davvero sulle casse Stato che dovrà farsene carico.

Evviva l'informazione libera e #unpensieropositivo.



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