Superbonus, game over sulla cessione del credito?

di Redazione tecnica - 19/10/2023

Sappiamo bene che l’attuale Governo non ha mai ben visto il Superbonus (tranne che in campagna elettorale) e tutto quello che è collegato al mondo delle agevolazioni fiscali del 110%, compreso l'utilizzo delle opzioni alternative alle detrazioni dirette, previste dall'art. 121 del Decreto Legge n. 34/2020 (Decreto Rilancio), in particolar modo la cessione del credito.

Superbonus: niente cessione del credito nel 2024

E se nel 2023 l'esecutivo ha “tollerato”, prendendo in parte, di fatto, l’eredità di quanto deciso dal Governo precedente, non ha mancato comunque di iniziare un processo di dismissione del Superbonus, che ha preso avvio con il D.L. n. 176/2022 (Decreto Aiuti-Quater), è proseguito con il D.L. n. 11/2023 (Decreto Cessioni o Blocca Cessioni), e che culminerà nel 2024 con una possibile novità che dovrebbe mettere definitivamente la parola fine, da gennaio, ai due meccanismi di utilizzo delle agevolazioni fiscali, permanendo come unica possibilità solo la detrazione in dieci anni.

È una notizia frutto delle parole del Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti che, nel corso della conferenza stampa post approvazione Legge di Bilancio 2024, ha affermato che nella manovra non ci sarebbe stato alcun intervento sul Superbonus e che si sarebbero dovuti terminare i lavori entro fine anno per utilizzare le opzioni alternative. Diversamente si potrà utilizzare solo il meccanismo delle detrazioni, senza la possibilità di sconto in fattura e cessione dei crediti, eccetto quelli maturati in precedenza.

Parole che possono essere frutto solo di due ipotesi:

  • scarsa conoscenza del superbonus e del meccanismo delle opzioni alternative;
  • un provvedimento ad hoc che blocchi le opzioni a partire dall’1 gennaio 2024.

L’ipotesi più probabile resta la prima, dato che il Decreto Cessioni (il D.L. n. 11/2023) ha abolito le opzioni alternative a partire dal 17 febbraio 2023. È chiaro che chiunque abbia avviato gli interventi prima, potrà utilizzare le opzioni a SAL minimi del 30% o sul totale fino alla fine dell’orizzonte temporale previsto per il superbonus (31 dicembre 2025).

Ciò che cambierà è invece l’aliquota che, com’è noto, diminuirà al 70% sulle “spese sostenute” nel 2024 e al 65% su quelle sostenute nel 2025. Ma è chiaro che un intervento avviato prima dell’abolizione del Decreto cessioni potrà continuare a godere della cessione del credito anche dopo il 31 dicembre 2023.

La seconda ipotesi (davvero difficile oltre che rischiosa) vorrebbe la pubblicazione di un provvedimento ad hoc per ottenere quanto voluto dal Ministro Giorgetti che non ha nascosto il suo risentimento verso gli ultimi dati pubblicati da Enea che hanno evidenziato 3 nuovi miliardi di euro di spesa a settembre 2023 “nonostante il blocco della cessione”.

In questo “remoto” caso (ma nella storia del superbonus si è visto di tutto e di più) si tornerebbe alle misure tradizionali, chiudendosi il capitolo che ha visto protagonista l'utilizzo di una sorta di "moneta fiscale", con tanti sostenitori e detrattori del sistema. Chi da una parte vi ha visto uno straordinario impulso al mercato, chi dall’altro invece il completo stravolgimento della contabilità pubblica.

Le possibili evoluzioni

L’attuale impostazione della manovra è comunque frutto del lavoro del Governo: possibile quindi che dal Parlamento, in sede di discussione della legge di Bilancio 2024, arrivi la proposta di un emendamento, che porti magari alla revisione complessiva del meccanismo previsto dal Decreto Rilancio, o ancora, a nuove soluzioni per confermare o prorogare gli incentivi fiscali legati agli interventi sul patrimonio edilizio.

In questo senso, anche se appartiene alle proposte legate al piano RePowerEU, sembra interessante il c.d. "Ecobonus sociale",  consistente in 4 miliardi di euro di risorse del PNRR, destinate a persone a basso reddito, da utilizzare tra il 2024 e il 2025, proprio per interventi di riqualificazione energetica.



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