Bonus edilizi, appalti PNRR e mercato immobiliare: il report ANCE sugli scenari dell'edilizia

Nel 2024 frenano gli investimenti in costruzioni: pesa la fine del Superbonus, mentre reggono le opere pubbliche. Nel 2025 previsto un nuovo calo, con differenze territoriali minime

di Redazione tecnica - 02/09/2025

L’edilizia italiana è entrata in una fase di riposizionamento: meno trainata dai bonus, più legata alla pianificazione strategica e agli investimenti pubblici.

È questo in estrema sintesi il quadro che emerge dalla seconda edizione del report ANCE “Scenari regionali dell’edilizia: un quadro d’insieme”, che evidenzia similitudini e differenze strutturali tra i territori.

Scenari regionali dell'edilizia: il report ANCE sul settore costruzioni in Italia

Partendo dal comparto residenziale, il 2024 si conferma, secondo ANCE, come l’anno della svolta (negativa): dopo la forte crescita trainata dal Superbonus, l’intero settore registra un’inversione di tendenza, con una flessione del 5,3% degli investimenti in costruzioni in termini reali rispetto al 2023.

La ragione principale risiede nell’esaurimento degli incentivi di riqualificazione edilizia e nella sopraggiunta impossibilità di utilizzare lo strumento della cessione del credito o dello sconto in fattura anche per i bonus ordinari.

A livello territoriale, tutte le regioni sono coinvolte nella flessione, con variazioni comprese tra il -4,6% in Trentino-Alto Adige e il -6,1% in Molise.

La previsione per il 2025: si accentua il calo, soprattutto al Sud

Il contesto macroeconomico globale incerto e la riduzione progressiva degli incentivi alla riqualificazione abitativa porteranno, secondo l’ANCE, a un ulteriore calo degli investimenti nel 2025:

La stima è di una contrazione del 7% in termini reali rispetto al 2024. A rilevare è l’ulteriore contrazione della manutenzione straordinaria, solo in parte compensata dalla crescita dell’edilizia pubblica non residenziale.

Il report evidenzia un rallentamento diffuso, che colpisce in maniera uniforme territori con caratteristiche diverse, segno che la dinamica discendente è guidata da fattori di sistema più che da condizioni locali: tutte le regioni (fatta eccezione per la Valle d’Aosta, -2%) registrano cali compresi tra il -6% in Liguria e il -8,1% in Sicilia: il dato peggiore a livello nazionale

L’accessibilità abitativa: la nuova emergenza urbana

Tra i dati più rilevanti del report ANCE 2025 emerge il nuovo focus sull’accessibilità alla casa. Sebbene il mercato immobiliare residenziale in Italia abbia chiuso il 2024 in positivo (719.578 unità, in aumento del +1,3% rispetto al 2023), il dato di media nazionale è comunque la sintesi di variazioni piuttosto eterogenee nei diversi mercati regionali.

La domanda abitativa, sottolinea ANCE, nel corso dell’ultimo decennio, è cambiata, puntando l’accento sulla funzionalità degli spazi e sulla vicinanza ai servizi di prossimità che incidono sul valore del bene.

Ne emerge che la possibilità per una famiglia di acquistare o affittare un alloggio nei principali comuni metropolitani è ormai seriamente compromessa, anche per redditi medio-bassi.

Non solo:

  • in molte aree urbane, il disagio abitativo si è esteso anche ai comuni della cintura metropolitana;
  • la crescente domanda, unita alla scarsità dell’offerta accessibile, acuisce la pressione sul mercato immobiliare, con effetti regressivi sulla coesione sociale.

I lavori pubblici

In controtendenza invece le opere pubbliche, che consentono di contenere la contrazione complessiva. Il report evidenzia infatti il significativo aumento degli investimenti in opere pubbliche con una crescita del 21% in termini reali rispetto all’anno precedente.

Questo slancio ha consentito di riportare i livelli produttivi del settore ai valori pre-crisi del 2008. Il principale fattore trainante di questa dinamica è stato l’avvio concreto degli investimenti previsti dal PNRR, molti dei quali sono entrati nella fase esecutiva proprio nel corso dell’anno.

Al 31 dicembre 2024, secondo la Sesta Relazione sullo stato di attuazione del PNRR (marzo 2025), risultano spesi 64 miliardi di euro, pari al 33% delle risorse disponibili del Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza. Tale dato è stato aggiornato a 65,7 miliardi al 28 febbraio 2025.

Ritardi maggiori si registrano nel Mezzogiorno, dove le opere in corso o ultimate rappresentano solo il 46% di quelle bandite, contro il 57% del Nord e il 51% del Centro. Il divario si accentua ulteriormente per i cantieri di dimensione maggiore (oltre 20 milioni di euro): nel Sud, solo il 40% di questi risulta attivo o concluso, contro il 52% nel Nord e il 47% al Centro.

Accanto al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), la programmazione 2021- 2027 dei fondi strutturali europei rappresenta l’altro elemento cardine per le politiche infrastrutturali italiane: l’Italia può contare su 74,94 miliardi di euro, di cui 42,69 di provenienza europea, tra fondi FESR, FSE+, JTF e FEAMPA.

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