Bonus edilizi e frodi milionarie: un sistema nato fragile e diventato terreno fertile per gli abusi
L’ultima operazione della Guardia di Finanza conferma le debolezze delle opzioni alternative, introdotte in un contesto privo di controlli e piattaforme adeguate.
La stagione dei bonus edilizi, nel bene e nel male, si è ormai chiusa. Il Superbonus aveva già iniziato a perdere forza nella primavera del 2023, mentre i bonus ordinari – prorogati di anno in anno, senza una programmazione stabile – hanno continuato a mostrare le loro fragilità strutturali.
Opzioni alternative: una storia senza fine di cattiva legiferazione
Eppure, tra i capitoli che sembravano archiviati, ce n’è uno destinato a produrre effetti ancora a lungo: l’uso distorto delle opzioni alternative alla detrazione diretta (sconto in fattura e cessione del credito) previste dall’art. 121 del D.L. n. 34/2020 (Decreto Rilancio).
Non si tratta di giudicare la bontà di questi strumenti, che
l’attuale Governo ha scelto di bloccare. Il tema è un altro: questi
meccanismi sono stati introdotti in un ecosistema tecnologico e
amministrativo non pronto a sostenerli.
Mancavano piattaforme adeguate, mancava una struttura di controlli
preventivi, mancava un sistema informativo capace di incrociare i
dati tecnici e fiscali. Nonostante ciò, si è avviato un modello di
circolazione del credito da miliardi di euro fondato quasi
esclusivamente sulla qualità dei documenti caricati.
Lo avevamo evidenziato più volte: si è costruito un mercato del credito prima di costruire gli strumenti per verificarne la genuinità. Una fragilità strutturale che ha accompagnato tutto il ciclo dei bonus e che oggi emerge con chiarezza dalle indagini della Guardia di Finanza.
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