Bonus edilizi e frodi milionarie: un sistema nato fragile e diventato terreno fertile per gli abusi

L’ultima operazione della Guardia di Finanza conferma le debolezze delle opzioni alternative, introdotte in un contesto privo di controlli e piattaforme adeguate.

di Redazione tecnica - 02/12/2025

La stagione dei bonus edilizi, nel bene e nel male, si è ormai chiusa. Il Superbonus aveva già iniziato a perdere forza nella primavera del 2023, mentre i bonus ordinari – prorogati di anno in anno, senza una programmazione stabile – hanno continuato a mostrare le loro fragilità strutturali.

Opzioni alternative: una storia senza fine di cattiva legiferazione

Eppure, tra i capitoli che sembravano archiviati, ce n’è uno destinato a produrre effetti ancora a lungo: l’uso distorto delle opzioni alternative alla detrazione diretta (sconto in fattura e cessione del credito) previste dall’art. 121 del D.L. n. 34/2020 (Decreto Rilancio).

Non si tratta di giudicare la bontà di questi strumenti, che l’attuale Governo ha scelto di bloccare. Il tema è un altro: questi meccanismi sono stati introdotti in un ecosistema tecnologico e amministrativo non pronto a sostenerli.
Mancavano piattaforme adeguate, mancava una struttura di controlli preventivi, mancava un sistema informativo capace di incrociare i dati tecnici e fiscali. Nonostante ciò, si è avviato un modello di circolazione del credito da miliardi di euro fondato quasi esclusivamente sulla qualità dei documenti caricati.

Lo avevamo evidenziato più volte: si è costruito un mercato del credito prima di costruire gli strumenti per verificarne la genuinità. Una fragilità strutturale che ha accompagnato tutto il ciclo dei bonus e che oggi emerge con chiarezza dalle indagini della Guardia di Finanza.

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