Bonus mobili ed elettrodomestici 2026: aggiornata la Guida dell’Agenzia delle Entrate
Proroga al 2026, requisiti energetici, lavori edilizi necessari e tetto di spesa da 5.000 euro: le regole operative per la corretta fruizione della detrazione Irpef del 50%
Il Bonus mobili ed elettrodomestici è ancora utilizzabile nel 2026 o si è definitivamente chiuso con le annualità precedenti? Quali acquisti restano effettivamente agevolabili e con quali requisiti energetici? Il tetto di spesa da 5.000 euro si rinnova automaticamente o deve essere coordinato con quanto già fruito negli anni passati? E, soprattutto, da quando devono essere iniziati i lavori edilizi perché gli acquisti effettuati nel 2026 possano beneficiare della detrazione?
A questi interrogativi risponde la Guida dell’Agenzia delle Entrate aggiornata a gennaio 2026, che recepisce la proroga disposta dall’ultima Legge di Bilancio. L’articolo 1, comma 22, della legge n. 199/2025 ha infatti esteso anche al 2026 la possibilità di usufruire dell’agevolazione, confermando l’impianto già noto del bonus ma precisando, ancora una volta, il corretto rapporto tra interventi edilizi, tempistiche di avvio dei lavori e spese per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici.
Bonus mobili ed elettrodomestici 2026: la Guida aggiornata dell'Agenzia delle Entrate
Ricordiamo che il Bonus mobili ed elettrodomestici consiste in una detrazione Irpef del 50% delle spese sostenute per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici nuovi, destinati ad arredare un immobile oggetto di interventi di recupero del patrimonio edilizio.
Il beneficio spetta esclusivamente al soggetto che fruisce della detrazione per gli interventi edilizi di cui all'art. 16-bis, comma 1 del d.P.R. n. 917/1986. Questo passaggio, apparentemente scontato, è in realtà decisivo in molte situazioni concrete: la coincidenza tra chi sostiene le spese di ristrutturazione e chi acquista i beni è un presupposto imprescindibile.
Quando si può avere il bonus: il collegamento con i lavori edilizi
Il diritto al bonus presuppone l’esecuzione di interventi di recupero del patrimonio edilizio, realizzati:
- su singole unità immobiliari residenziali;
- oppure su parti comuni di edifici residenziali.
La proroga al 2026 comporta un effetto temporale preciso: per gli acquisti effettuati nel 2026, gli interventi edilizi devono essere iniziati a partire dal 1° gennaio 2025.
La Guida chiarisce inoltre che:
- non è necessario che le spese edilizie siano sostenute prima di quelle per l’arredo;
- è invece essenziale che la data di inizio lavori sia antecedente a quella di acquisto dei beni.
Per gli interventi che non richiedono titoli abilitativi o comunicazioni, è sufficiente una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà.
Gli interventi edilizi che danno diritto al bonus
Rientrano tra gli interventi “trainanti” del bonus, tra gli altri:
- manutenzione straordinaria;
- restauro e risanamento conservativo;
- ristrutturazione edilizia;
- interventi sulle parti comuni condominiali, compresa la manutenzione ordinaria.
Restano invece esclusi, come chiarito anche in passato:
- gli interventi di riqualificazione energetica agevolati con Ecobonus;
- la realizzazione di box o posti auto pertinenziali;
- gli interventi meramente finalizzati alla sicurezza, se non qualificabili come interventi edilizi agevolabili.
Un passaggio importante, ribadito dalla Guida, riguarda il coordinamento con altri bonus: il bonus mobili è compatibile anche con interventi agevolati con Sismabonus e Superbonus, purché restino rispettati i presupposti edilizi.
Per quali acquisti spetta la detrazione
La detrazione spetta per l’acquisto di:
- mobili nuovi (letti, armadi, cucine, tavoli, sedie, divani, librerie, apparecchi di illuminazione);
- grandi elettrodomestici nuovi, nel rispetto delle classi energetiche previste.
Per quanto riguarda gli elettrodomestici, la Guida ribadisce il requisito dell’efficienza energetica:
- classe A o superiore per i forni;
- classe E o superiore per lavatrici, lavasciugatrici e lavastoviglie;
- classe F o superiore per frigoriferi e congelatori.
Sono escluse, invece, spese come:
- porte;
- pavimentazioni;
- tende e tendaggi;
- complementi di arredo non qualificabili come mobili.
Rientrano nel perimetro agevolabile anche le spese di trasporto e montaggio, a condizione che siano pagate con le modalità ammesse.
L’importo detraibile: tetto di spesa, ripartizione e pagamenti
Anche per il 2026, la detrazione del 50% va calcolata su un tetto massimo di spesa pari a 5.000 euro per ciascuna unità immobiliare (comprensiva delle pertinenze) o per ciascuna parte comune oggetto di intervento.
La detrazione deve essere ripartita in dieci quote annuali di pari importo.
Va prestata attenzione alle spese “a cavallo di due anni”, quindi per cantieri che si sviluppano su più annualità: il limite di 5.000 euro va considerato al netto delle spese già sostenute negli anni precedenti, se riferite allo stesso intervento edilizio.
Per fruire del bonus, i pagamenti devono essere tracciabili e quindi effettuati con bonifico o con carta di credito o di debito, fermo restando che non è necessario utilizzare il bonifico “parlante” previsto per le ristrutturazioni.
Quanto alla documentazione, vanno conservati:
- ricevute dei pagamenti;
- fatture con indicazione della natura, qualità e quantità dei beni;
- documentazione sulla classe energetica degli elettrodomestici, se prevista.
Infine, la Guida ribadisce che in caso di cessione dell’immobile o di decesso del contribuente, le quote residue di detrazione non si trasferiscono né all’acquirente né all’erede.
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