Codice dell’edilizia: approvata la delega del Governo per la riforma del Testo Unico

Il Consiglio dei Ministri approva la delega per il Codice dell’edilizia e delle costruzioni. Obiettivi, novità attese e criticità della riforma del Testo Unico Edilizia. Un’analisi chiara e aggiornata per tecnici e operatori del settore.

di Redazione tecnica - 05/12/2025

Come preventivato, il Consiglio dei Ministri n.150 del 4 dicembre 2025, su proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini, del Ministro per le riforme istituzionali e la semplificazione normativa Maria Elisabetta Alberti Casellati e del Ministro per la pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, ha approvato, con procedura d’urgenza, un disegno di legge di delega al Governo per l’adozione del Codice dell’edilizia e delle costruzioni.

Edilizia: è il punto di svolta?

È un passaggio annunciato, che si inserisce nel percorso già tracciato con il “Salva Casa” e che ora punta a una revisione più ampia dell’intero impianto normativo del settore.

La sensazione è quella di trovarci di fronte a un punto di svolta, almeno nelle intenzioni politiche. La disciplina edilizia vive da anni dentro una cornice normativa stratificata, fatta di interventi successivi, norme speciali, deroghe, sovrapposizioni e continue reinterpretazioni, in cui urbanistica, tutela paesaggistica, sicurezza strutturale e procedimenti amministrativi si incrociano senza un vero disegno unitario. Non è un caso che il Testo Unico del 2001, nato con ambizioni sistematiche, abbia finito per diventare una sorta di grande contenitore in cui ogni riforma ha aggiunto un tassello, senza però sciogliere i nodi strutturali.

I Livelli Essenziali delle Prestazioni

In questo contesto, la delega approvata dal Governo esprime la volontà di mettere mano a tutto: riordinare, semplificare, aggiornare. In un comunicato pubblicato dal Governo, si parla apertamente di una revisione organica, di un coordinamento più stretto con urbanistica e beni culturali, di un aggiornamento della normativa sulla sicurezza delle costruzioni e, soprattutto, della necessità di definire con precisione il perimetro delle competenze tra Stato e Regioni attraverso l’introduzione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni. Un concetto non nuovo nel diritto amministrativo, ma che in edilizia può rappresentare un elemento decisivo per restituire uniformità a un quadro oggi estremamente variabile da territorio a territorio.

Semplificare lo stato legittimo

Il Governo segnala inoltre un obiettivo particolarmente atteso: semplificare la dimostrazione dello stato legittimo, materia che negli ultimi anni ha assorbito energie enormi da parte di tecnici, enti locali e proprietari. Qui, però, tutto rimane ancora avvolto nell’incertezza. Quale sarà la nuova impostazione? Quali documenti verranno considerati decisivi? E come si concilieranno le nuove regole con la lunga storia edilizia degli immobili più datati? È evidente che proprio su questo terreno si giocherà una parte consistente dell’efficacia della riforma.

Lo stesso vale per la promessa di rendere più trasparenti e lineari i procedimenti relativi a permessi di costruire, SCIA e altri titoli edilizi. Il comunicato lascia intuire un intervento sul sistema dei regimi amministrativi, ma senza anticipare se si procederà verso un aggiornamento della Tabella A del D.Lgs. 222/2016, una revisione delle categorie di intervento o una nuova modulazione dei silenzi procedimentali ai sensi della legge n. 241/1990 (sul quale si è intervenuti recentemente con la Legge 2 dicembre 2025, n. 182).

È un tema delicato: ogni modifica in questo ambito incide direttamente sulla prevedibilità delle attività tecniche e sull’organizzazione degli uffici comunali, già oggi sottoposti a un carico istruttorio spesso non sostenibile.

In generale, la delega sembra voler tracciare un parallelismo con il percorso intrapreso, negli anni, dal Codice dei contratti pubblici: costruire un testo sistematico, aggiornabile, riconoscibile, capace di mettere ordine in una materia complessa. Ma è altrettanto vero che, come accaduto nei contratti, il confine tra sistematizzazione e iper-tecnicismo può rivelarsi molto sottile. Una codificazione mal calibrata rischierebbe di aumentare la complessità invece di ridurla.

Conclusioni

La scelta politica è stata fatta. Ora si entra nella fase più delicata, prima l’approvazione della delega da parte del Parlamento e poi quella dei decreti legislativi. Saranno loro a dire davvero se il settore edilizio sta andando incontro a una stagione di chiarezza o se, ancora una volta, ci troveremo di fronte a un intervento che semplifica sulla carta e complica nella pratica.

Colpisce, almeno per ora, l’assenza di un coinvolgimento strutturato dei tecnici nella definizione dei contenuti: un elemento che potrebbe incidere negativamente sulla qualità della riforma.

Per i tecnici, per le amministrazioni e per tutti gli operatori del settore, si apre un periodo di transizione in cui la capacità di interpretare, verificare e anticipare gli effetti delle nuove regole sarà fondamentale. Su LavoriPubblici.it continueremo a seguire passo dopo passo l’evoluzione del nuovo Codice, con l’obiettivo di tradurre questa riforma – ancora tutta da scrivere – in strumenti realmente utili a chi, ogni giorno, quelle norme deve applicarle sul territorio.

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