«Non possiamo essere considerati inutili quando bisogna formare gli organici tecnici della Pubblica Amministrazione e diventare improvvisamente indispensabili quando bisogna spiegare ai cittadini perché una montagna è franata, perché una strada è crollata o perché un territorio ha ceduto».
È da questa contraddizione tra prevenzione ed emergenza che parte la presa di posizione dell’Ordine dei Geologi della Regione Molise sull’esclusione delle lauree in discipline geologiche dal concorso RIPAM per l’assunzione a tempo indeterminato di 882 specialisti tecnici destinati agli enti territoriali del Mezzogiorno.
La procedura riguarda Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, oltre a Città metropolitane, Province, Unioni di Comuni e Comuni delle stesse Regioni. Tra i titoli di studio ammessi figurano diverse lauree tecniche, mentre non risultano comprese quelle in discipline geologiche.
Tra gli ambiti nei quali gli specialisti tecnici saranno chiamati a operare rientrano territorio, pianificazione, ambiente e infrastrutture, oltre alla prevenzione e gestione dei rischi naturali.
Concorso RIPAM tecnici: i geologi del Molise intervengono sull’esclusione delle lauree geologiche
Proprio sulle attività che competeranno ai nuovi specialisti si concentrano le osservazioni dell’Ordine, che richiama in particolare il rischio idrogeologico, il rischio sismico, il dissesto, le acque, la pianificazione territoriale e la tutela ambientale.
Secondo il Presidente Domenico Angelone, l’esclusione dei geologi è «grave, incomprensibile e lesiva della tutela della pubblica incolumità». Lasciare fuori le competenze geologiche, ha spiegato Angelone, significa ridurre la presenza, negli organici pubblici, di professionalità che si occupano della conoscenza del territorio, del sottosuolo e dei processi geologici.
Geologi nella Pubblica Amministrazione: il nodo tra prevenzione ed emergenza
Angelone lega quella del concorso alla più ampia questione sul ruolo riconosciuto alla geologia nella Pubblica Amministrazione nella tutela del territorio e della pubblica incolumità.
Il Presidente ha richiamato ancora una volta gli ambiti del rischio idrogeologico e sismico, del dissesto, delle acque, della pianificazione territoriale e della tutela ambientale, osservando come proprio in questi settori le lauree geologiche non siano state comprese tra i titoli utili per l’accesso ai profili tecnici.
E lancia una provocazione collegata anche alla futura revisione del d.P.R. n. 328/2001, proponendo di arrivare per legge alla cessazione della professione di geologo qualora questa figura non venga ritenuta necessaria negli organici tecnici della Pubblica Amministrazione, nella prevenzione, nella programmazione e nella conoscenza del territorio.
Una provocazione che Angelone porta fino alle conseguenze successive agli eventi calamitosi: se il geologo non viene considerato necessario nella fase della prevenzione, sostiene, per coerenza non dovrebbe essere chiamato neppure a rilasciare dichiarazioni, valutazioni e pareri tecnici quando si verificano terremoti, frane, alluvioni e altre calamità. È questo il paradosso indicato dal Presidente: una professionalità esclusa prima dell’emergenza e richiesta quando l’evento si è già verificato.
Fabbisogni degli enti e titoli di accesso
Un altro passaggio riguarda il modo in cui sono stati individuati i titoli di studio ammessi alla procedura.
Secondo quanto riferito dall’Ordine, la scelta dei titoli di accesso sarebbe stata ricondotta anche alle professionalità richieste da Regioni ed enti locali.
Angelone si rivolge quindi direttamente a Regioni, Comuni, Province, Città metropolitane e Unioni di Comuni, chiedendo se siano stati effettivamente manifestati fabbisogni professionali nei quali non è stata prevista la necessità di competenze geologiche.
Nel caso in cui questa indicazione sia effettivamente arrivata dagli enti, il Presidente chiede che ne vengano spiegate le ragioni; in caso contrario, invita le amministrazioni interessate a smentire la ricostruzione e a chiedere una correzione.
La responsabilità della situazione non viene attribuita esclusivamente all’attuale Governo, sottolineando invece una progressiva marginalizzazione delle competenze geologiche nella PA che, secondo Angelone, avrebbe attraversato esecutivi e amministrazioni di diverso orientamento politico.
Il ruolo dei geologi nella gestione del territorio
L’Ordine richiama le attività svolte dai geologi in relazione a frane, terremoti, dissesti, erosione e falde acquifere e agli altri fenomeni naturali che interessano il territorio.
Angelone si rivolge direttamente anche ai mezzi di informazione, richiamando il ricorso frequente ai geologi dopo gli eventi calamitosi per spiegare perché una frana si sia mossa, un versante sia diventato instabile, un terremoto abbia prodotto determinati effetti o un territorio abbia ceduto.
«Se non serviamo prima, non cercateci dopo», afferma il Presidente, tornando sul rapporto tra la presenza delle competenze geologiche negli organici tecnici pubblici e il loro utilizzo nelle fasi successive alle emergenze.
L’appello viene rivolto anche ai cittadini. Angelone richiama lo studio dei terreni sui quali sorgono le abitazioni, delle frane, degli effetti locali dei terremoti, delle falde acquifere, dei dissesti e dell’erosione, chiedendo che venga riconosciuto il ruolo di queste competenze nella prevenzione e riduzione dei rischi che interessano territori, edifici e comunità.
Una posizione che l’Ordine non presenta come una richiesta di posti di lavoro o come una difesa della categoria professionale, ma collega alla presenza delle competenze geologiche nelle attività di conoscenza, programmazione e prevenzione.