Il Conto Termico 3.0 è partito con un’intensità che non sorprende chi conosce il mercato, ma che ancora una volta mette in evidenza una fragilità strutturale del nostro sistema di incentivi. Nei primi giorni di apertura del portale, le richieste di incentivo hanno raggiunto complessivamente circa 1,3 miliardi di euro, un volume tale da indurre il Gestore dei Servizi Energetici (GSE) a disporre la sospensione temporanea della presentazione di nuove istanze.
La comunicazione ufficiale parla di una scelta prudenziale, necessaria per consentire lo svolgimento delle attività di istruttoria e di verifica delle domande già pervenute, nel rispetto dei limiti annuali di spesa fissati dal D.M. 7 agosto 2025 e per garantire la sostenibilità degli impegni finanziari. Il portale sarà riattivato una volta concluse le verifiche operative.
Sul piano formale, la decisione è comprensibile. Se in pochi giorni arrivano richieste per importi così rilevanti, è fisiologico che il soggetto gestore debba fermarsi, verificare la capienza effettiva delle risorse e controllare con attenzione le istanze presentate.
Eppure, limitarsi alla cronaca rischia di non cogliere il punto.
Conto Termico 3.0: una sospensione che segue un copione già visto
Quello che sta accadendo con il Conto Termico 3.0 non è un episodio isolato. È uno schema che abbiamo già visto in passato e che, con ogni probabilità, rivedremo ancora.
Si pubblica la legge, poi il decreto attuativo, si dichiara la misura operativa e solo in un momento successivo si assiste alla messa a regime effettiva delle piattaforme informatiche che dovrebbero gestirla. Nel frattempo, imprese, tecnici e amministrazioni si preparano, attendono l’apertura del portale e, quando finalmente il sistema consente l’invio delle domande, si concentra tutto in pochi giorni.
È accaduto con il Superbonus, lo stiamo vedendo oggi con il Conto Termico 3.0 e sarebbe ingenuo pensare che si tratti di una coincidenza. Non è un incidente di percorso. È un modello che continua a ripetersi.
Non è una questione di responsabilità diretta del GSE o di altri enti gestori, che si trovano a dover operare dentro un quadro normativo già definito. Il nodo è più strutturale e riguarda il modo in cui vengono costruite e rese operative le misure incentivanti nel nostro ordinamento.
Conto Termico 3.0 e assenza di un vero transitorio nelle misure a sportello
Nel nostro sistema la norma entra in vigore e diventa immediatamente efficace. Tuttavia, l’efficacia giuridica non coincide sempre con la piena operatività tecnica. Le piattaforme devono essere progettate, testate, integrate con le regole tecniche definitive e rese stabili prima di poter reggere un flusso massivo di richieste.
Quando tutto questo avviene in parallelo, o addirittura in una fase successiva alla pubblicazione dei decreti, si crea inevitabilmente uno scollamento tra il piano normativo e quello gestionale. La misura è formalmente pronta, ma il sistema che deve sostenerla non ha ancora avuto il tempo fisiologico di assestarsi.
Il risultato è sempre lo stesso. Una partenza concentrata, domande che si accumulano in poche ore o in pochi giorni e, a quel punto, la necessità di sospendere temporaneamente il flusso per evitare di superare i limiti di spesa o di compromettere la qualità delle istruttorie.
Se esistesse un vero periodo transitorio, con un coinvolgimento pieno e anticipato dei soggetti attuatori nella fase di costruzione normativa, probabilmente assisteremmo a partenze più graduali e meno traumatiche.
Sospensione Conto Termico 3.0: cosa cambia ora per tecnici e professionisti
Per i professionisti che stavano predisponendo nuove pratiche la situazione è chiara. Al momento non è possibile presentare ulteriori richieste di incentivo e occorre attendere la riattivazione del portale, monitorando le comunicazioni ufficiali del GSE.
Restano invece in istruttoria le domande già trasmesse nei primi giorni. In questa fase diventa centrale la qualità tecnica delle istanze presentate, perché le verifiche istruttorie avranno un peso determinante nell’effettiva ammissione agli incentivi e nella definizione degli impegni finanziari.
I circa 1,3 miliardi di euro richiesti nei primi giorni non sono soltanto un dato contabile. Raccontano un fabbisogno reale e diffuso di interventi di efficientamento energetico, ma mettono anche in evidenza la fragilità di un sistema a sportello che, in assenza di una programmazione più graduale, tende inevitabilmente a generare picchi difficili da governare.
Oltre la sospensione del Conto Termico 3.0: un problema strutturale del sistema incentivi
La sospensione disposta dal GSE è una scelta comprensibile e, per certi aspetti, inevitabile. Sarebbe però riduttivo considerarla soltanto come un fatto contingente.
Il tema vero riguarda la distanza che ancora esiste tra la produzione normativa e la capacità operativa dei sistemi che devono renderla concreta. Finché continueremo a introdurre nuove misure senza prevedere un coordinamento pieno e anticipato con chi dovrà gestirle sul piano informatico e amministrativo, continueremo a vedere partenze improvvise, saturazioni rapide e pause operative.
Il Conto Termico 3.0 non è un’anomalia, ma l’ennesima conferma di un modello che fatica a integrare norma e gestione in modo organico. E ogni volta, a pagare il prezzo dell’incertezza sono tecnici, imprese e amministrazioni che cercano di programmare interventi in un quadro che cambia più velocemente della sua infrastruttura di supporto.
Per chi opera ogni giorno tra progettazione, pratiche e programmazione degli investimenti, il problema non è la sospensione in sé, ma l’incertezza sui tempi e sulle regole di funzionamento effettivo del sistema. È su questo terreno che si gioca la credibilità delle misure incentivanti.