Credito alle PMI, l’allarme sui cantieri PNRR: SAL e liquidità sotto pressione

I finanziamenti continuano a ridursi per le piccole imprese mentre i costi dei lavori pubblici vengono anticipati dalle aziende: Federcepicostruzioni chiede tempi certi per i SAL, strumenti ponte e nuovi criteri di accesso al credito

di Redazione tecnica - 22/09/2026

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Il credito alle imprese italiane torna a crescere, ma non per tutti. La ripresa resta fortemente selettiva e nel settore delle costruzioni la distanza tra aziende medio-grandi e piccole imprese si intreccia con un altro problema: la necessità di anticipare risorse per eseguire lavori pubblici, compresi quelli finanziati dal PNRR, mentre gli incassi arrivano solo dopo SAL, verifiche amministrative, certificazioni e pagamenti.

«Non siamo davanti a una vera normalizzazione del credito», afferma il presidente nazionale di Federcepicostruzioni, Antonio Lombardi. «La crescita complessiva è sostenuta dalle aziende più grandi, mentre le piccole continuano a perdere finanziamenti».

È su questa doppia tensione che l'associazione concentra il proprio allarme, chiedendo un tavolo nazionale con Governo, Parlamento, ABI, Cassa depositi e prestiti, Mediocredito Centrale e rappresentanze imprenditoriali. 

Credito alle PMI: prestiti ancora in calo mentre crescono per le imprese medio-grandi

A rilevare non è soltanto quante risorse siano disponibili, ma chi riesca davvero ad accedervi e per quanto tempo un’impresa possa sostenere con la propria cassa i costi di lavori già eseguiti.

I dati richiamati dall’associazione mostrano una forbice ormai evidente: a maggio 2026 i prestiti alle imprese di minori dimensioni risultavano ancora in calo del 5,5% su base annua, mentre quelli destinati alle aziende più grandi crescevano del 4,1%.

Nello stesso periodo si è indebolita la domanda di credito per investimenti fissi e, nel secondo trimestre, le condizioni di accesso ai finanziamenti sono lievemente peggiorate.

Credito bancario alle imprese per dimensione - variazioni percentuali sui dodici mesi

Anno/periodo

Piccole imprese

Imprese medio-grandi

2023

-7,6%

-3,2%

2024

-6,7%

-1,8%

2025

-4,3%

+2,4%

Marzo 2026

-4,3%

+3,4%

Maggio 2026

-5,5%

+4,1%

Fonte: Banca d’Italia.

La distanza non nasce negli ultimi mesi. Tra settembre 2021 e settembre 2025 i prestiti alle micro e piccole imprese con meno di venti addetti sono diminuiti del 23,8%, contro il -13,6% del quadriennio precedente. Dopo il -7,6% del 2023 e il -6,7% del 2024, il credito alle piccole imprese è sceso ancora del 4,3% nel 2025.

La stessa frattura si nota in Campania, dove nel 2025 i prestiti complessivi alle imprese sono cresciuti del 2,1%, salendo al 2,5% nel marzo 2026. La dinamica positiva ha però interessato soprattutto le aziende medio-grandi, mentre per le piccole imprese il credito è diminuito ancora del 3,7%, dopo il -7,2% del 2024. Nel comparto delle costruzioni i finanziamenti hanno continuato a ridursi, anche se con un calo più contenuto.

Credito alle imprese in Campania

Indicatore

2024

2025

Marzo 2026

Totale imprese

-1,8%

+2,1%

+2,5%

Imprese medio-grandi

-0,7%

+3,2%

n.d.

Piccole imprese

-7,2%

-3,7%

ancora in calo

Costruzioni

in calo

moderato calo

n.d.

Tasso sui prestiti a breve per liquidità

6,7%

5,6%

sostanzialmente stabile

Fonte: Banca d’Italia, L’economia della Campania, giugno 2026.

«Quando il credito cresce del 2,1%, ma diminuisce del 3,7% per le piccole imprese, la media non racconta la realtà», osserva Lombardi, collegando questa selezione finanziaria alla capacità dei territori di sostenere investimenti, occupazione, PNRR e politiche di coesione.

PNRR e liquidità dei cantieri: il peso di SAL, pagamenti e anticipazioni

La questione diventa ancora più delicata nella fase finale di attuazione del Piano. Al 30 giugno 2026 sulla piattaforma ReGiS risultavano spesi oltre 121 miliardi di euro, ai quali devono essere aggiunti circa 22 miliardi confluiti negli strumenti finanziari. Il totale indicato dal Ministero raggiunge così circa 143 miliardi, rispetto ai 166 miliardi già incassati dall’Italia per il raggiungimento dei 416 obiettivi previsti dalle prime nove rate.

La distanza di circa 23 miliardi riporta l’attenzione sul passaggio dall’avanzamento finanziario del Piano alla liquidità effettivamente disponibile per chi esegue le opere.

Per le costruzioni la pressione è particolarmente forte: i nuovi mutui per investimenti edilizi, superiori a 52 miliardi di euro nel 2007, si sono ridotti a 10,6 miliardi nel 2024; nei primi nove mesi del 2025 si è registrato un recupero del 18,7%, ma da livelli molto compressi.

Nel frattempo le imprese devono anticipare materiali, manodopera, energia, mezzi, sicurezza e garanzie, mentre gli incassi dipendono dall’avanzamento dei lavori e dai tempi amministrativi successivi.

«Non possiamo chiedere alle aziende di completare il PNRR trasformandole contemporaneamente nelle banche del PNRR», sostiene Lombardi. E aggiunge: «Ogni SAL che tarda, ogni fattura che resta in attesa, ogni verifica amministrativa che si prolunga sottrae liquidità alle imprese proprio mentre il sistema bancario continua a restringere il credito alle più piccole».

Il rischio è che il problema si evidenzi proprio nelle imprese che hanno lavori da eseguire. Quando la liquidità resta immobilizzata per mesi su opere già realizzate, diminuiscono le risorse disponibili per investimenti, assunzioni, sicurezza, innovazione e partecipazione a nuove gare.

«Il rischio è che un’impresa perfettamente sana entri in difficoltà non perché non abbia lavoro, ma paradossalmente perché ne ha troppo e deve finanziarlo con risorse proprie».

SAL, credito e garanzie: le proposte per sostenere la liquidità delle imprese

La risposta proposta dall’Associazione si muove su due piani: accelerare il trasferimento della liquidità maturata nei lavori pubblici e riaprire l’accesso al credito delle PMI. Tra le richieste figurano il rafforzamento del Fondo di garanzia per micro e piccole imprese, con particolare attenzione al Mezzogiorno e agli investimenti produttivi, e il rifinanziamento dei Confidi.

Sul fronte dei contratti pubblici, Federcepicostruzioni propone strumenti per anticipare SAL, crediti certificati, revisioni prezzi e fatture relative a lavori già eseguiti, insieme a meccanismi di anticipazione garantita dei crediti derivanti da lavori PNRR già certificati. Chiede inoltre tempi massimi, certi e monitorabili per la liquidazione dei SAL, con responsabilità individuate nei casi di ritardo, e strumenti finanziari ponte che consentano alle imprese di proseguire i lavori in attesa dei pagamenti.

Il monitoraggio del PNRR, secondo la proposta, dovrebbe misurare anche il tempo che passa tra maturazione del SAL, certificazione e pagamento effettivo all’impresa, così da far emergere eventuali colli di bottiglia finanziari. Sul versante bancario vengono chiesti tempi certi e motivazioni trasparenti nelle istruttorie, oltre a modelli di rating maggiormente calibrati sulla dimensione aziendale e capaci di valorizzare portafoglio ordini, flussi prospettici, regolarità contributiva e qualità delle commesse.

«Non chiediamo credito indiscriminato né garanzie pubbliche senza controlli», precisa Lombardi. La richiesta è che il merito creditizio torni a valutare anche «la solidità industriale dei progetti e la capacità di generare lavoro e valore».

Il punto finale torna così sui tempi di pagamento: «Le imprese che stanno realizzando le opere del PNRR devono essere pagate nei tempi dovuti: non possono essere loro a finanziare il Piano con la propria cassa».

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