Decreto Requisiti Minimi 2026: la transizione energetica ha bisogno di strumenti, non solo di regole

L'innalzamento degli standard energetici previsto dal nuovo Decreto Requisiti Minimi e dalla direttiva EPBD viene accolto positivamente, ma secondo Rete Irene la riqualificazione degli edifici richiede incentivi stabili, accesso al credito e strumenti finanziari capaci di accompagnare famiglie, condomìni e imprese lungo il percorso della transizione energetica

di Redazione tecnica - 17/06/2026

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L'aggiornamento dei requisiti energetici degli edifici rappresenta uno dei passaggi più significativi del percorso che porterà il patrimonio immobiliare italiano verso gli obiettivi fissati dall'Unione europea in materia di efficienza energetica e riduzione delle emissioni.

Con il nuovo Decreto Requisiti Minimi, entrato in vigore lo scorso 3 giugno, è stato fatto un ulteriore passo nella direzione indicata dalla direttiva EPBD, introducendo standard prestazionali più elevati e rafforzando il ruolo delle fonti energetiche rinnovabili nelle nuove costruzioni e negli interventi di riqualificazione più rilevanti.

Una scelta che difficilmente può essere messa in discussione sotto il profilo degli obiettivi, ma che comunque rimane complessa da attuare, soprattutto in una fase caratterizzata dalla progressiva riduzione degli incentivi fiscali e da un mercato che sta ancora cercando un nuovo equilibrio dopo la stagione dei bonus edilizi.

È proprio su questo aspetto che si concentra la riflessione pubblicata da Manuel Castoldi, presidente di Rete Irene, secondo cui la transizione energetica non può essere affidata esclusivamente all'inasprimento dei requisiti tecnici, ma necessita di una strategia capace di accompagnare cittadini, condomìni e operatori economici lungo un percorso destinato a protrarsi per molti anni.

La riflessione proposta non si concentra soltanto sul contenuto delle nuove regole, ma soprattutto sul contesto nel quale queste vengono introdotte.

Il mercato delle riqualificazioni energetiche arriva infatti da anni caratterizzati da continui cambiamenti del sistema incentivante, mentre famiglie e condomìni si confrontano con una capacità di spesa sensibilmente diversa rispetto a quella che aveva sostenuto la stagione dei bonus edilizi. In questo scenario, l'innalzamento dei requisiti energetici rischia di produrre effetti limitati se non viene accompagnato da strumenti in grado di favorire l'accesso agli interventi.

Decreto Requisiti Minimi 2026: perché standard energetici più elevati migliorano la qualità degli edifici

Come spiega Castoldi, l'innalzamento degli standard energetici produce effetti positivi che vanno ben oltre il semplice rispetto di un obbligo normativo.

Intervenire sugli edifici con una maggiore attenzione all'involucro, ai ponti termici, all'integrazione tra componenti edilizie e impiantistiche e all'utilizzo delle fonti rinnovabili significa ottenere risultati duraturi in termini di riduzione dei consumi, comfort abitativo e contenimento delle emissioni.

A questi benefici si aggiunge un aspetto destinato ad assumere un peso crescente nei prossimi anni: il valore degli immobili. In un mercato sempre più orientato verso la qualità energetica, la capacità di un edificio di garantire prestazioni elevate rischia di diventare un elemento determinante non soltanto per la gestione dei costi energetici ma anche per la sua attrattività e per la sua valorizzazione economica.

Lombardia e fonti rinnovabili: requisiti FER più elevati rispetto alle regole nazionali

La riflessione assume un significato ancora più evidente se letta alla luce delle recenti scelte adottate dalla Regione Lombardia con il decreto n. 6437 del 15 maggio 2026, che ha introdotto disposizioni che in alcuni casi risultano più restrittive rispetto al quadro nazionale, innalzando progressivamente le quote minime di copertura dei fabbisogni energetici mediante fonti rinnovabili.

Dal 1° gennaio 2027, ad esempio, le nuove costruzioni dovranno garantire una copertura del 65% attraverso FER, mentre per le ristrutturazioni importanti di primo livello la quota minima salirà al 50%.

La scelta anticipa, almeno in parte, l'evoluzione che molte realtà territoriali potrebbero seguire nei prossimi anni, confermando come la traiettoria verso edifici sempre più efficienti sia ormai definita.

Cappotto termico: quando l'intervento diventa una ristrutturazione importante di secondo livello

Tra gli aspetti evidenziati nel documento vi è anche la diversa classificazione degli interventi prevista dal nuovo quadro normativo, che assume particolare rilevanza nel caso dei lavori di isolamento dell'involucro.

Un cappotto termico può infatti ricadere in categorie differenti a seconda della superficie interessata e dell'eventuale coinvolgimento degli impianti. Se l'intervento riguarda una porzione limitata dell'involucro, continuano ad applicarsi le regole previste per la riqualificazione energetica. Quando invece viene interessata una quota superiore al 25% della superficie disperdente, l'intervento entra generalmente nell'ambito delle ristrutturazioni importanti di secondo livello, con verifiche e prescrizioni più articolate.

L'analisi evidenzia come molti interventi condominiali ricadano proprio in questa fascia e rappresentino quelli maggiormente in grado di produrre benefici energetici misurabili: per questa ragione, eventuali strumenti di sostegno dovrebbero essere orientati prioritariamente verso le riqualificazioni più profonde e capaci di generare una riduzione significativa dei consumi.

Transizione energetica e costi degli interventi: il nodo degli incentivi e dell'accesso al credito

Se la necessità della transizione energetica non viene messa in discussione, così come la progressiva introduzione di requisiti più severi, viene invece posta l'attenzione sulle condizioni che dovrebbero consentire a famiglie e condomìni di affrontare investimenti spesso rilevanti.

L'aumento delle prestazioni richieste dalla normativa comporta inevitabilmente una progettazione più accurata, materiali più performanti, controlli più rigorosi e un livello di specializzazione crescente da parte delle imprese esecutrici. Tutti elementi che incidono sul costo degli interventi e che rendono ancora più delicato il tema dell'accessibilità economica delle opere di riqualificazione.

Secondo Castoldi, senza strumenti adeguati il rischio è che gli standard fissati dalla normativa procedano più velocemente della capacità reale del mercato di recepirli.

La riqualificazione energetica del patrimonio esistente è una leva capace di produrre effetti ambientali, economici e sociali, grazie a una filiera che coinvolge progettisti, imprese, produttori di materiali, installatori e operatori specializzati.

In questa prospettiva, viene messa in gioco la capacità del sistema Paese di costruire strumenti stabili di accompagnamento, attraverso incentivi selettivi, meccanismi finanziari dedicati e forme di accesso al credito coerenti con gli investimenti richiesti.

Tra gli strumenti ritenuti necessari vengono richiamati incentivi selettivi fondati su requisiti tecnici rigorosi e controlli efficaci, strumenti finanziari dedicati alla riqualificazione energetica e forme di credito agevolato sostenute anche attraverso fondi europei destinati alla transizione verde. Nel documento viene inoltre richiamata la necessità di valutare meccanismi capaci di agevolare l'accesso agli interventi senza riproporre le criticità che hanno caratterizzato alcune delle misure adottate negli anni passati.

Riqualificazione energetica degli edifici: da obbligo normativo a leva industriale e sociale

Nelle conclusioni Castoldi invita a una lettura più ampia del tema. La riqualificazione energetica del patrimonio edilizio non viene vista soltanto come un adempimento imposto dalla normativa europea, ma come una leva industriale, ambientale e sociale capace di generare effetti lungo l'intera filiera delle costruzioni.

Una prospettiva che assume particolare rilevanza anche alla luce delle risorse europee, pari a 14 miliardi, destinate alla transizione energetica e del percorso di recepimento della direttiva EPBD IV, che nei prossimi anni sarà chiamata ad avere un ruolo di primo piano nella riqualificazione del patrimonio edilizio italiano, trasformando gli obiettivi in interventi concretamente realizzabili ed evitando che la distanza tra le prestazioni richieste dalla normativa e quelle effettivamente raggiungibili continui ad ampliarsi.

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