Dissesto idrogeologico: ingegneri e geologi chiedono più governance per trasformare i fondi in opere

Alla Terza Giornata nazionale sulla prevenzione e mitigazione del rischio idrogeologico, professionisti, Governo e istituzioni hanno evidenziato le criticità nella gestione degli interventi e la necessità di rafforzare pianificazione, monitoraggio e coordinamento tecnico

di Redazione tecnica - 14/05/2026

Una maggiore capacità di governance, il coordinamento tra istituzioni e professionisti tecnici, l’utilizzo di modelli previsionali avanzati e una pianificazione territoriale finalmente integrata.

Sono questi i temi al centro della Terza Giornata nazionale della prevenzione e mitigazione del rischio idrogeologico, organizzata dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI) e dal Consiglio Nazionale dei Geologi (CNG), con il supporto delle rispettive Fondazioni e di Fondazione Inarcassa.

Terza Giornata nazionale della prevenzione e mitigazione del rischio idrogeologico: professionisti e istituzioni a confronto

L’evento ha riunito rappresentanti del Governo, tecnici, istituzioni, Protezione Civile, Autorità di Bacino e mondo professionale, con un messaggio condiviso: il dissesto idrogeologico non può più essere affrontato esclusivamente come emergenza, ma richiede una gestione stabile, coordinata e multidisciplinare.

Il quadro delineato durante i lavori è particolarmente preoccupante. Secondo i dati richiamati nella nota del Centro Studi del CNI, oltre il 94% dei comuni italiani presenta aree classificate a rischio frane, alluvioni o erosione costiera. Le aree a pericolosità elevata e molto elevata per frane interessano circa 25 mila chilometri quadrati, mentre milioni di cittadini e migliaia di infrastrutture risultano esposti a fenomeni sempre più frequenti e intensi.

Nella nota viene evidenziato anche come il cambiamento climatico stia accelerando la frequenza degli eventi estremi, aggravando una vulnerabilità territoriale già storicamente elevata. A ciò si aggiungono criticità strutturali legate al consumo di suolo, alla frammentazione delle competenze amministrative e alla lentezza dei processi autorizzativi e attuativi.

Altro punto sottolineato nel documento è il fatto che, nonostante negli ultimi anni le risorse economiche stanziate per il contrasto al dissesto siano aumentate in maniera significativa, permane una forte difficoltà nel tradurre i finanziamenti in opere concretamente realizzate.

Il collo di bottiglia tra finanziamento opere e apertura dei cantieri

Proprio sul tema della governance si è concentrato l’intervento del Presidente del CNI Angelo Domenico Perrini. “L'aver consolidato una giornata annuale dedicata alla prevenzione e mitigazione del rischio idrogeologico non è un esercizio celebrativo ma il riconoscimento che esiste un tema sul quale non ci si può permettere un’attenzione intermittente”.

Perrini ha riconosciuto che negli ultimi anni il Paese ha mostrato una maggiore attenzione politica verso il tema, anche a seguito dell’intensificarsi degli effetti dei cambiamenti climatici: “Negli ultimi anni gli stanziamenti per il contrasto al dissesto idrogeologico sono cresciuti in misura significativa, è maturata l’attenzione politica anche perché è mutata l’attenzione della pubblica opinione sulle conseguenze dei cambiamenti climatici progressivamente più rilevanti”.

Il Presidente del CNI ha ricordato anche l’avvio di programmi specifici, l’istituzione della Commissione parlamentare d’inchiesta sul rischio idrogeologico e il disegno di legge attualmente in discussione. Ma, nonostante ciò, “le condizioni di rischio del nostro territorio continuano a peggiorare, molte opere finanziate non arrivano a cantierizzazione. È chiaramente un problema di governance cui possiamo rispondere soltanto se l’intero sistema si sforza di fare squadra e lavorare insieme”.

Il ruolo delle professioni tecniche nella prevenzione del rischio

Nel corso della giornata è intervenuto anche il Vicepresidente del Consiglio e Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, che ha posto l’accento sul ruolo delle professioni tecniche nella prevenzione e nella gestione delle opere: “Tutte le professioni tecniche possono e devono essere coinvolte nei collegi consultivi tecnici, che sono gli organismi che poi sovrintendono a eventuali contenziosi”.

Il Ministro ha richiamato il coinvolgimento del MIT nei principali strumenti di pianificazione nazionale, a partire dal Piano Nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (PNACC) e dal Piano Nazionale di Interventi Infrastrutturali e per la Sicurezza nel Settore Idrico (PNIISSI).

Oltre 300 milioni per gli interventi contro il dissesto idrogeologico

Attraverso un videomessaggio è intervenuto anche il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin, che ha confermato la prosecuzione degli investimenti pubblici nel settore della mitigazione del rischio. “Il Governo non ha fatto, né farà mai mancare le risorse economiche che servono. La programmazione degli interventi per il 2026 vale oltre 300 milioni, che si sommano alle risorse precedenti”.

Il Ministro ha sottolineato però come il tema non riguardi soltanto le risorse economiche, ma anche la governance, la gestione dei cantieri, lo sviluppo delle tecnologie”.

Particolare attenzione è stata dedicata al progetto SIM, il nuovo sistema integrato di monitoraggio sviluppato dal MASE, a scopo di allerta per frane, alluvioni, fenomeni siccitosi, attraverso un’integrazione di dati anche satellitari e rilievi morfologici.

Secondo Pichetto Fratin, questi strumenti consentiranno di sviluppare modelli previsionali avanzati, destinati a supportare le attività di prevenzione e progettazione.

No ad alibi come l'imprevedibilità dei fenomeni

Molto netto anche l’intervento del Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi Roberto Troncarelli, che ha insistito sulla necessità di rafforzare il coordinamento tecnico interdisciplinare. “Questa Giornata, nata per discutere di un tema che negli ultimi mesi è stato sempre all’ordine del giorno, contribuisce a tenere alta l’attenzione da parte dei politici e dei tecnici”.

Secondo Troncarelli, la gestione del territorio richiede un salto di qualità culturale e organizzativo: “In questa prospettiva, l’imprevedibilità non può più essere considerata un alibi. La cultura scientifica deve assumere un ruolo centrale ed essere messa al servizio delle istituzioni, per contribuire in modo efficace alla sicurezza del territorio”.

Il Presidente del CNG ha richiamato anche la necessità di completare le carte tematiche, migliorare gli strumenti di pianificazione e sviluppare un piano urbanistico integrato capace di superare le attuali frammentazioni.

Le risorse per la prevenzione e quelle per le emergenze

Nel corso della giornata è intervenuto anche Andrea De Maio, Presidente di Fondazione Inarcassa, che ha posto l’accento sul ruolo dei professionisti tecnici nella prevenzione, visti come “la prima barriera contro i rischi”.

De Maio ha sottolineato l’importanza della formazione continua, della ricerca e dell’applicazione rigorosa delle norme tecniche, evidenziando anche il ruolo sociale dei professionisti nella diffusione della cultura della prevenzione, duplice e strategico: “da una parte, operiamo come protagonisti nella realizzazione tecnica degli interventi; dall’altra, possiamo contribuire a costruire percorsi di partecipazione, comunicazione e condivisione con le comunità”.

Il Presidente di Fondazione Inarcassa ha poi richiamato un dato particolarmente significativo: “Oggi investiamo in prevenzione circa un settimo di quanto spendiamo per le emergenze. La cultura della prevenzione deve permeare ogni aspetto per essere davvero strategica”.

I panel tecnici tra modelli previsionali e criticità operative

La giornata si è articolata in diversi momenti di approfondimento tecnico e istituzionale.

La sessione mattutina, moderata dal giornalista RAI Gianluca Semprini, ha ospitato un primo panel dedicato ai modelli di previsione del rischio, con gli interventi di Francesca Bozzano dell’Università La Sapienza, Emanuela Piervitali di ISPRA e Alessandro Trigila, responsabile dello sviluppo e coordinamento dell’Inventario dei fenomeni franosi in Italia.

Un secondo panel si è concentrato invece sulle criticità operative nella gestione del rischio idrogeologico, con la partecipazione di rappresentanti delle Autorità di Bacino, del Dipartimento Casa Italia, del Ministero dell’Ambiente e del gruppo di lavoro del CNI sul dissesto idrogeologico.

Nel pomeriggio il confronto è proseguito con ulteriori tavole rotonde dedicate alle esperienze territoriali e alle riforme normative attualmente in discussione, con la partecipazione di rappresentanti del Governo, della Commissione parlamentare d’inchiesta sul rischio idrogeologico e delle Commissioni Ambiente di Camera e Senato.

Nel corso dell’evento è stato inoltre presentato il Libro bianco sul dissesto idrogeologico e le infrastrutture di trasporto predisposto da Ansfisa.

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