Dissesto idrogeologico: ancora troppi ostacoli per la prevenzione

L'allarme di Federcepicostruzioni: aumentano le aree a rischio e quasi tutti i Comuni risultano esposti. Nonostante la disponibilità di fondi ministeriali e PNRR per la difesa del suolo, i tempi autorizzativi rallentano l’avvio dei cantieri

di Redazione tecnica - 21/02/2026

Il dissesto idrogeologico non può più essere raccontato come un evento imprevedibile. I dati più recenti confermano una tendenza strutturale che impone un cambio di passo nella gestione del territorio e nella programmazione degli interventi di prevenzione.

Dissesto idrogeologico: non solo una calamità naturale ma il risultato di ritardi e burocrazia

A lanciare l’allarme è Federcepicostruzioni, richiamando i dati del Rapporto ISPRA sul dissesto idrogeologico - Edizione 2024, presentato il 30 luglio 2025: la superficie nazionale a pericolosità da frana è passata da 55.400 km² nel 2021 a 69.500 km² nel 2024, pari al 23% del territorio italiano.

Un incremento significativo che non può essere letto come un semplice aggiornamento statistico, ma come un segnale di vulnerabilità crescente.

Il quadro complessivo indica che il 94,5% dei Comuni italiani risulta esposto a rischio di frane, alluvioni, erosione costiera o valanghe. Sono oltre 636.000 i fenomeni franosi censiti, dato che colloca l’Italia tra i Paesi europei più vulnerabili sotto il profilo geomorfologico.

La popolazione a rischio frane è pari a circa 5,7 milioni di abitanti, con oltre 1,28 milioni residenti in aree ad alta pericolosità. A ciò si aggiunge la presenza significativa di edifici, attività produttive e beni culturali esposti a rischio elevato.

Non si tratta di numeri astratti. Negli ultimi anni diversi territori hanno sperimentato eventi meteorologici intensi, con colate di fango, smottamenti e allagamenti che hanno coinvolto aree interne, periurbane e urbane. Infrastrutture viarie e reti di comunicazione sono rimaste interrotte per mesi, talvolta per anni, con effetti diretti sulla sicurezza delle comunità e sulla continuità delle attività economiche.

Per chi si occupa di sicurezza e gestione del rischio, intervenire dopo significa pagare un costo molto più elevato, in termini economici e sociali, rispetto a una programmazione strutturata della prevenzione.

Le risorse disponibili: Ministero, fondi nazionali e PNRR

I dati stridono con l’ingente quantità di risorse finanziarie messe a disposizione. Nel 2024 il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) ha reso disponibili circa 1,084 miliardi di euro destinati agli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico, ripartiti tra Regioni e Province autonome in base alle programmazioni territoriali e alle priorità dei piani di assetto idrogeologico.

A tali risorse si sono aggiunti oltre 262 milioni di euro destinati a 119 progetti immediatamente esecutivi e cantierabili, con l’obiettivo di accelerare la messa in sicurezza delle aree più fragili.

Un ruolo rilevante è attribuito anche al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Nell’ambito della Missione 2 – “Rivoluzione verde e transizione ecologica” – parte delle risorse è stata destinata alla transizione climatica e alla mitigazione dei rischi ambientali, inclusi quelli connessi alla difesa del suolo. Pur a fronte di alcune rimodulazioni intervenute nel corso dell’attuazione del Piano, restano disponibili fondi per iniziative di monitoraggio avanzato, previsione del rischio e interventi strutturali nei territori più vulnerabili.

La posizione di Federcepicostruzioni: semplificazione e capacità attuativa

Federcepicostruzioni riconosce quindi l’impegno del Governo nel rendere disponibili risorse, ma sottolinea con forza che i fondi rischiano di rimanere inefficaci in assenza di una decisa semplificazione delle procedure autorizzative e di un rafforzamento della governance tecnico-amministrativa.

Secondo l’Associazione, la frammentazione normativa e i tempi di approvazione e realizzazione dei progetti rappresentano un fattore di rallentamento significativo, con ricadute dirette sulla sicurezza del territorio e sulla competitività delle imprese impegnate nelle opere di difesa del suolo.

Le imprese del settore segnalano come l’eccesso di adempimenti amministrativi, comunicazioni ridondanti e lungaggini procedurali ostacolino l’avvio dei cantieri, penalizzando non solo il comparto delle costruzioni ma l’intero sistema economico locale.

L’invito alle forze politiche e istituzionali è di assumere un impegno operativo su alcuni punti qualificanti:

  • accelerare i processi autorizzativi e semplificare i passaggi burocratici tra amministrazioni locali, regionali e centrali;
  • rafforzare la governance tecnico-amministrativa degli interventi di difesa del suolo, integrando pianificazione territoriale, gestione del rischio e attuazione delle opere;
  • garantire continuità e certezza delle risorse, sia sui capitoli ministeriali sia attraverso la piena attuazione delle componenti del PNRR dedicate alla mitigazione dei rischi ambientali;
  • promuovere la cultura della prevenzione e sostenere la diffusione di tecnologie avanzate per il monitoraggio e la previsione dei fenomeni di rischio.

«Federcepicostruzioni – conclude il presidente nazionale, Antonio Lombardi - ribadisce con determinazione che la difesa del suolo e la prevenzione del dissesto idrogeologico non possono essere lasciate all’emergenza. È indispensabile un approccio strategico, organico e semplificato in cui politica, amministrazioni pubbliche, imprese e comunità locali siano parte attiva di un percorso condiviso di protezione, resilienza e sviluppo sostenibile».

I dati e le posizioni espresse convergono su un punto: il dissesto idrogeologico non è una fatalità, ma il risultato di scelte, ritardi e complessità amministrative che possono e devono essere superate con una programmazione tecnica rigorosa, una governance efficiente e cantieri avviati nei tempi necessari. In materia di sicurezza del territorio, la prevenzione non è un’opzione, ma una responsabilità

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