Dissesto idrogeologico, la Corte dei conti: più risorse ma attuazione ancora lenta

La Corte dei conti analizza oltre 28 mila interventi e ricostruisce l’intero ciclo degli investimenti pubblici. Pagamenti al 41,3% per le opere monitorate nella BDAP-MOP e al 44,4% per i progetti PNRR: pesano frammentazione delle competenze, carenze progettuali e qualità insufficiente dei dati.

di Redazione tecnica - 29/07/2026

Aggiungi LavoriPubblici.it alle tue fonti preferite.

Decidi tu come informarti.
Quando cercherai una notizia ci troverai più facilmente.

Aggiungi LavoriPubblici.it su Google Aggiungici su Google

La disponibilità di risorse per la prevenzione e la mitigazione del dissesto idrogeologico è aumentata sensibilmente negli ultimi anni, ma il sistema pubblico continua a incontrare difficoltà nel trasformare i finanziamenti in opere ultimate.

È questa la principale indicazione che emerge dal Referto sulla gestione territoriale della prevenzione, mitigazione e contrasto del dissesto idrogeologico, approvato dalla Sezione delle autonomie della Corte dei conti con la Delibera n. 14/SEZAUT/2026/FRG, adottata il 15 luglio 2026 e depositata il successivo 23 luglio.

Il documento offre al Parlamento una ricostruzione complessiva degli interventi programmati dagli enti territoriali, mettendo in relazione la distribuzione del rischio, la localizzazione delle opere e il loro avanzamento finanziario, procedurale e fisico.

Il risultato è un quadro nel quale il problema principale non appare più la quantità delle risorse disponibili, quanto la capacità delle amministrazioni di programmare, progettare, affidare, realizzare e monitorare tempestivamente gli interventi.

Dissesto idrogeologico: più risorse, ma gli interventi procedono ancora lentamente

Per la predisposizione del Referto, la Corte ha integrato le informazioni provenienti da quattro sistemi che descrivono fasi differenti della politica di prevenzione del rischio:

  • la piattaforma ISPRA-IdroGEO, utilizzata per rappresentare la distribuzione territoriale della pericolosità e dell’esposizione;
  • il Repertorio nazionale degli interventi per la difesa del suolo – ReNDiS, che raccoglie i dati tecnici e progettuali delle opere;
  • la BDAP-MOP, dedicata al monitoraggio finanziario, fisico e procedurale delle opere pubbliche;
  • la piattaforma ReGiS, attraverso la quale viene seguita l’attuazione degli investimenti finanziati dal PNRR.

Il collegamento tra le diverse banche dati, effettuato principalmente mediante il Codice unico di progetto – CUP, ha consentito di seguire gli interventi lungo un percorso che parte dalla localizzazione del rischio e arriva allo stato dei pagamenti e della realizzazione.

Il Referto segnala, tuttavia, che il raccordo tra i sistemi informativi è ancora parziale. L’assenza del CUP, gli errori di compilazione, il ricorso frequente alle categorie “altro” e “non definito” e il mancato aggiornamento delle fasi procedurali rendono più difficile ricostruire l’effettivo ciclo di vita delle opere.

Rischio idrogeologico in Italia: oltre metà dei Comuni esposta a frane e alluvioni

L’analisi conferma la natura strutturale del dissesto idrogeologico nel territorio italiano. Oltre la metà dei Comuni è interessata contemporaneamente da pericolosità idraulica e da frana, mentre soltanto una quota residuale risulta priva delle condizioni considerate.

I due fenomeni presentano, però, caratteristiche territoriali differenti. Il rischio idraulico interessa soprattutto le pianure e le aree attraversate dai principali sistemi fluviali, mentre il rischio da frana si concentra prevalentemente nei territori montani, alpini e appenninici. Nelle Regioni centrali e in gran parte del Mezzogiorno le due forme di rischio tendono invece a sovrapporsi.

La semplice presenza del fenomeno non è però sufficiente per definire le priorità di investimento. Secondo la Corte, la programmazione deve considerare soprattutto l’intensità dell’esposizione, valutata in relazione alla popolazione, agli edifici, alle imprese, ai beni culturali e alla superficie interessata.

Un Comune può quindi essere esposto sia al rischio idraulico sia a quello da frana, ma presentare livelli particolarmente elevati soltanto per una delle due componenti. Ne deriva la necessità di strategie differenziate, costruite sulle caratteristiche del territorio e sugli elementi effettivamente esposti.

Interventi contro il dissesto: in ReNDiS oltre 28 mila opere, concluse solo il 27%

La banca dati più ampia tra quelle analizzate è il Repertorio nazionale degli interventi per la difesa del suolo. Nel sistema risultano censiti 28.276 interventi o lotti, con una forte crescita delle opere finanziate nel 2019, in corrispondenza con il programma ProteggItalia, e nel 2021, anche per effetto dell’avvio degli investimenti collegati al PNRR.

L’aumento dei finanziamenti non è stato però accompagnato da un incremento analogo delle opere ultimate. I progetti più recenti risultano infatti concentrati prevalentemente nelle fasi di progettazione, affidamento o esecuzione.

Secondo i dati riportati dalla Corte, circa il 32% degli interventi risulta ancora da avviare o non monitorato, soltanto il 27% risulta concluso, mentre per 9.161 interventi, pari a circa il 27% del totale, la tipologia di dissesto è indicata come “non definita”.

La distribuzione territoriale mostra inoltre una maggiore concentrazione nel Nord Italia, che assorbe circa il 46% dei progetti e il 40% dei finanziamenti, soprattutto in Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna. Seguono il Sud, con il 31% delle risorse, il Centro con il 16% e le Isole con il 13%.

Gli interventi interessano in larga misura Comuni di piccole dimensioni, spesso caratterizzati da strutture tecniche ridotte rispetto alla complessità delle opere da programmare e gestire.

Finanziamenti contro il dissesto: nella BDAP-MOP pagamenti fermi al 41,3%

L’incrocio tra ReNDiS e BDAP-MOP ha permesso di analizzare sotto il profilo finanziario e procedurale 5.463 interventi, per un finanziamento complessivo superiore a 3,17 miliardi di euro.

A fronte di queste risorse, i pagamenti effettuati ammontano a circa 1,31 miliardi di euro, con un avanzamento finanziario medio pari al 41,3%.

Le opere contro le alluvioni e le frane assorbono congiuntamente oltre il 60% delle risorse monitorate. Proprio queste due categorie, tuttavia, registrano percentuali di realizzazione inferiori o sostanzialmente allineate alla media complessiva.

In particolare, gli interventi contro le alluvioni dispongono di circa 1,14 miliardi di euro, con un avanzamento finanziario del 38,6%, mentre quelli destinati alla mitigazione del rischio da frana raggiungono circa 788 milioni di euro, con una percentuale di realizzazione di poco superiore al 40%.

La Corte richiama inoltre l’attenzione sui 1.869 CUP associati a una tipologia di dissesto non definita, ai quali corrispondono finanziamenti per circa 877 milioni di euro. Si tratta di una quota informativa rilevante, che limita la possibilità di valutare la coerenza tra rischio territoriale, intervento programmato e risorse assegnate.

Dissesto idrogeologico e PNRR: pagamenti al 44,4% su 1,89 miliardi

Un approfondimento specifico riguarda gli interventi monitorati attraverso ReGiS. In questo caso, la Corte ha analizzato 1.350 progetti, per un costo complessivo di circa 1,89 miliardi di euro, riconducibili principalmente alla Missione 2, Componente 4, Investimento 2.1, dedicata alla gestione del rischio di alluvione e alla riduzione del rischio idrogeologico.

Il valore degli impegni raggiunge circa il 79% delle risorse disponibili, mentre i pagamenti ammontano a circa 837 milioni di euro, pari al 44,4% del costo complessivo dei progetti.

Per sostenere l’avanzamento degli interventi, i soggetti attuatori hanno anticipato risorse proprie per circa 298 milioni di euro, a fronte di trasferimenti ricevuti per poco più di 428 milioni.

Il Referto rileva inoltre una modifica significativa del perimetro degli investimenti rispetto alla precedente rilevazione del febbraio 2026. Dalla piattaforma ReGiS sono infatti usciti 369 progetti, localizzati in prevalenza nelle Regioni interessate dagli eventi alluvionali del 2023 e del 2024 e caratterizzati da livelli di spesa contenuti e da un rischio elevato di mancato completamento entro le scadenze.

Questo elemento rende più complesso il confronto tra monitoraggi successivi: la variazione del numero e della composizione dei progetti può infatti modificare gli indicatori generali, anche indipendentemente dall’effettivo avanzamento delle singole opere.

I Comuni rappresentano i principali soggetti attuatori per numero di interventi, mentre Regioni e Province autonome concentrano una parte rilevante delle risorse. Il Mezzogiorno assorbe oltre la metà del valore economico complessivo, ma presenta livelli di avanzamento molto differenziati tra i diversi territori.

Avanzamento degli interventi: procedure, cantieri e pagamenti non procedono allo stesso ritmo

Tra gli aspetti maggiormente significativi emerge il disallineamento tra avanzamento amministrativo, realizzazione fisica e andamento dei pagamenti.

In diversi casi, interventi formalmente collocati nelle fasi finali del procedimento presentano ancora livelli di spesa ridotti. Il rispetto di una scadenza procedurale, pertanto, non dimostra da solo che l’opera sia vicina alla conclusione.

La valutazione dello stato di attuazione deve considerare congiuntamente le procedure amministrative completate, l’avanzamento fisico delle lavorazioni, gli impegni assunti, i pagamenti effettuati, la rendicontazione delle spese e l’effettiva funzionalità dell’opera.

Le criticità maggiori interessano gli investimenti nelle infrastrutture idriche primarie, che, pur comprendendo un numero limitato di progetti, assorbono una quota significativa delle risorse e presentano livelli di pagamento particolarmente contenuti.

Perché gli interventi rallentano: governance frammentata e carenza di capacità tecnica

Il nodo centrale individuato dalla magistratura contabile riguarda la governance del settore.

La prevenzione del dissesto idrogeologico coinvolge una pluralità di amministrazioni titolari di competenze, risorse e poteri decisionali autonomi. Ministeri, Regioni, Presidenti di Regione in qualità di Commissari, Autorità di bacino, Dipartimento Casa Italia ed enti locali operano all’interno di un sistema nel quale il coordinamento non riesce sempre a ricondurre a unità la programmazione.

Alla molteplicità dei soggetti si aggiungono numerosi livelli di concertazione istituzionale, una forte stratificazione normativa, fondi con differenti regole contabili e una successione di programmi ordinari ed emergenziali.

Secondo la Corte, il ripetersi delle emergenze finisce spesso per interrompere la programmazione ordinaria, determinando una continua riallocazione delle risorse verso le esigenze più urgenti. In questo modo, la pianificazione di medio e lungo periodo rischia di essere sostituita da interventi successivi all’evento calamitoso.

Un ulteriore fattore riguarda la capacità amministrativa dei soggetti attuatori. La carenza di personale tecnico, competenze progettuali e strutture dedicate incide sulla qualità dei progetti, sulla loro cantierabilità, sulla gestione delle procedure di affidamento e sulla tempestività della rendicontazione.

Enti territoriali e soggetti attuatori: dati, progettazione e cronoprogrammi da rafforzare

In conclusione, secondo la Corte dei conti, l’incremento delle risorse deve essere accompagnato dal rafforzamento delle competenze tecniche, da un maggiore coordinamento istituzionale e da sistemi informativi interoperabili e correttamente alimentati.

Il primo profilo sul quale il Referto richiama l’attenzione riguarda la qualità dei dati. CUP, tipologia di dissesto, localizzazione, stato procedurale, pagamenti e avanzamento fisico devono essere aggiornati in modo coerente nei diversi sistemi informativi. Un monitoraggio incompleto non costituisce soltanto un problema statistico, ma ostacola la programmazione, il controllo e l’eventuale riallocazione delle risorse.

Un secondo profilo riguarda il livello di maturazione progettuale degli interventi. La disponibilità del finanziamento non garantisce l’avvio dell’opera quando mancano indagini, autorizzazioni, progettazioni adeguate, aree disponibili o strutture tecniche in grado di gestire il procedimento.

Infine, la programmazione finanziaria deve essere collegata alla reale capacità di attuazione. Cronoprogrammi, fabbisogni di personale, procedure autorizzative, affidamenti e flussi di cassa devono essere valutati come parti dello stesso processo.

Senza questi presupposti, il divario tra finanziamenti disponibili, pagamenti effettuati e opere concluse rischia di permanere, limitando l’efficacia delle politiche di prevenzione e la capacità dei territori di ridurre la propria esposizione a frane, alluvioni e altri fenomeni di dissesto.

© Riproduzione riservata

Documenti Allegati

I contenuti pubblicati su LavoriPubblici.it sono protetti dalla normativa vigente in materia di diritto d’autore e tutela delle banche dati. È vietata la riproduzione integrale o sostanziale, anche parziale ove effettuata in modo sistematico, nonché mediante strumenti automatizzati, degli articoli, delle banche dati e dei contenuti editoriali della testata su qualsiasi supporto, sito web, piattaforma digitale o mezzo di comunicazione, in assenza di preventiva autorizzazione scritta dell'editore.
Sono consentiti esclusivamente brevi estratti, citazioni e richiami ai contenuti pubblicati, purché accompagnati dall’espressa indicazione della fonte e dal relativo link all'articolo originale.