Dissesto idrogeologico in Italia: i dati del nuovo Rapporto ISPRA

Frane, alluvioni, erosione costiera e valanghe: cresce la vulnerabilità del territorio, ma i ritardi attuativi non dipendono solo dai fondi

di Redazione tecnica - 08/08/2025

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Quanto è realmente esteso il rischio idrogeologico in Italia? È una domanda che, a ogni evento estremo, torna al centro del dibattito tecnico, politico e sociale. A rispondere, con numeri puntuali e strumenti operativi, è il Quarto Rapporto ISPRA sul dissesto idrogeologico in Italia, che fotografa una situazione strutturalmente critica: il 94,5% dei Comuni italiani è esposto a rischio frana, alluvione, erosione costiera o valanghe.

Un dato che impone una riflessione concreta sulla fragilità del nostro territorio e sulla capacità – ancora troppo discontinua – di affrontarla in modo sistemico, come ha evidenziato Stefano Laporta, presidente ISPRA.

In generale, emerge la necessità di puntare su opere pubbliche multifunzionali, capaci di affrontare congiuntamente più rischi (siccità, incendi, frane). Parallelamente, dalla lettura del rapporto si comprende come sia cresciuta l’attenzione per le opere temporanee di mitigazione, spesso più rapide da realizzare e maggiormente accettate dalle comunità locali.

Dissesto idrogeologico: il nuovo report ISPRA 

Scendendo nel dettaglio dei dati, nel periodo 2021–2024, la superficie classificata a pericolosità per frana nei Piani di Assetto Idrogeologico (PAI) è aumentata del 15%, passando da 55.400 a 69.500 km², pari al 23% del territorio nazionale.

Un incremento legato non a un peggioramento degli eventi naturali, ma all’aggiornamento delle conoscenze territoriali, grazie a nuovi studi di dettaglio condotti da Autorità di bacino e Province autonome, particolarmente significativi in Sardegna (+29,4%), Sicilia (+20,2%), Toscana (+52,8%) e Provincia Autonoma di Bolzano (+61,2%).

Sul piano dell’erosione costiera, per la prima volta il Rapporto ISPRA segnala che i tratti in avanzamento superano quelli in arretramento, con un incremento netto di 30 km di costa. Un segnale incoraggiante, che lascia intravedere l’efficacia di alcuni interventi di difesa costiera e la possibilità di una strategia più integrata tra opere rigide e soluzioni basate sulla natura.

Le criticità

Di contro, emerge la lentezza nella realizzazione degli interventi, senza che la causa sia imputabile alla carenza di fondi. La spesa pubblica per il contrasto ai rischi naturali è raddoppiata negli ultimi due anni, ma l’attuazione resta a rilento a causa di:

  • frammentazione amministrativa, che ostacola la programmazione integrata;
  • carenza di personale tecnico nei Comuni, soprattutto quelli piccoli;
  • saturazione del mercato delle materie prime;
  • scarsa progettazione preliminare e difficoltà nell’affidamento delle opere.

A ciò si aggiunge l’assenza di una visione di lungo periodo, che renda gli interventi strutturali parte integrante delle politiche di sviluppo territoriale.

Altro punto critico, la manutenzione ordinaria del territorio, ancora troppo trascurata. Senza un presidio tecnico stabile e senza dati aggiornati, anche le opere più sofisticate rischiano di perdere efficacia.

Il ruolo chiave dei Comuni e degli strumenti digitali

“Questi dati non rappresentano solo una questione tecnica, ma riguardano direttamente la sicurezza dei luoghi in cui viviamo”, ha spiegato Laporta, sottolineando l’importanza della partecipazione attiva dei cittadini e del coinvolgimento diretto dei Comuni, veri presìdi territoriali.

A supporto delle amministrazioni locali, ISPRA ha presentato due strumenti essenziali:

  • IdroGEO: piattaforma digitale per la consultazione di mappe e dati aggiornati sul dissesto;
  • ReNDiS: sistema informativo sugli interventi finanziati per la difesa del suolo, con dettaglio tecnico-amministrativo.

Si tratta di strumenti operativi utili anche ai tecnici, in grado di supportare la pianificazione territoriale e orientare l’allocazione delle risorse, in un contesto segnato dall’aumento degli eventi estremi e dalla crescente complessità gestionale.

Dissesto idrogeologico: l'accesso al credito per gli immobili a rischio

Da un punto di vista strettamente finanziario, nel corso dell’incontro il rappresentante della Banca d’Italia ha posto l’attenzione sul crescente interesse del settore per i rischi ambientali: oltre 100 miliardi di euro di patrimonio immobiliare risultano esposti a rischio idrogeologico, con danni annui stimati in circa 3 miliardi di euro.

Proprio per questo si profilano all’orizzonte nuove prescrizioni per l’accesso al credito, come dimostrano l’obbligo di sottoscrizione di polizze catastrofali per immobili in aree a rischio o, ad esempio, l’adozione di misure tecniche anti-siccità per le imprese agricole.

 "Indicatori e mappe sul dissesto idrogeologico stanno assumendo un ruolo sempre più rilevante anche in materia di finanza sostenibile, di valutazione e gestione dei rischi fisici e finanziari collegati all’impatto economico degli eventi naturali estremi - ha spiegato il Direttore generale ISPRA Maria Siclar - i dati ISPRA sul dissesto idrogeologico costituiscono uno strumento fondamentale a supporto delle politiche pubbliche e della pianificazione strategica". 

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