Ingegneria, crescono le immatricolazioni: il report CNI conferma il trend

Nel 2024/2025 le immatricolazioni ai corsi di laurea in ingegneria crescono del 6%. I dati evidenziano il traino di industriale e informazione e i segnali di ripresa del settore civile

di Redazione tecnica - 19/02/2026

I corsi di laurea in ingegneria continuano ad attrarre. Nell’anno accademico 2024/2025 le immatricolazioni risultano in aumento del 6% rispetto all’anno precedente, in un contesto generale che vede crescere anche la propensione dei diplomati a proseguire gli studi universitari: nel 2024 il 73% dei maturati si è iscritto all’università, quattro punti percentuali in più rispetto all’anno precedente.

La conferma arriva dal nuovo report del Centro Studi CNI sugli immatricolati ai corsi di laurea in ingegneria nell’anno accademico 2024/2025, che evidenzia come non si tratti di un dato episodico.

Se si considerano i soli corsi di laurea “tipici” dell’ingegneria – quelli che costituivano la base delle ex facoltà – le immatricolazioni sfiorano quota 55mila. Allargando lo sguardo all’intero universo dei potenziali ingegneri, cioè agli iscritti a classi di laurea utili per l’accesso all’Esame di Stato ai sensi del d.P.R. 328/2001, si arriva a quasi 68mila immatricolati, con un incremento complessivo di circa il 6%.

Dati che confermano come la domanda di competenze tecniche sia reale e venga percepita come tale dai giovani.

Iscrizioni in ingegneria: le immatricolazioni tornano a crescere

Entrando nel dettaglio del report, la classe L-9 Ingegneria industriale si conferma la più attrattiva, con oltre 26mila immatricolati e un incremento vicino al 10% rispetto all’anno precedente. Cresce anche l’Ingegneria dell’informazione (+6,1%), a conferma della centralità delle competenze legate alla digitalizzazione e alle nuove tecnologie.

Il dato più interessante riguarda però il settore civile e ambientale. Dopo anni di progressiva contrazione, la classe L-7 Ingegneria civile e ambientale si stabilizza, mentre si registrano incrementi significativi:

  • +16,3% per la classe L-23 Scienze e tecniche dell’edilizia;
  • +6% per la laurea magistrale a ciclo unico in Architettura e ingegneria edile-architettura.

Non è ancora possibile stabilire se si tratti di un’inversione strutturale o di un rimbalzo temporaneo. Ma il fatto che il comparto legato al territorio, all’edilizia e all’ambiente torni a crescere è un elemento particolarmente significativo. La sicurezza del territorio, la rigenerazione urbana e la transizione energetica richiedono competenze solide e radicate nel sapere tecnico tradizionale, non soltanto in quello digitale.

Il “modello quinquennale” e il doppio sbocco professionale

Un capitolo a parte merita la laurea magistrale a ciclo unico in Architettura e ingegneria edile-architettura. Il report sottolinea come questi corsi costituiscano un unicum nel panorama formativo: cinque anni continuativi, organizzati sul modello del vecchio ordinamento, con un titolo che consente l’accesso sia all’Esame di Stato per ingegnere sia a quello per architetto.

“Probabilmente è proprio questo duplice sbocco a decretarne il successo”, ha spiegato Giuseppe Maria Margiotta, Consigliere Segretario del CNI con delega al Centro Studi: “Un giovane che si iscrive ai corsi di laurea di questo tipo ha la possibilità di orientarsi strada facendo su quale profilo professionale propendere, senza dover necessariamente escludere anche l’eventualità di una doppia iscrizione ad entrambi gli Albi”.

Dopo il minimo storico di 1.802 immatricolazioni nell’anno accademico 2018/2019, si è arrivati oggi a sfiorare i 3mila iscritti. Una crescita costante che dimostra come la flessibilità degli sbocchi professionali rappresenti un fattore decisivo nelle scelte formative.

Cresce la componente femminile: un dato che cambia il volto della professione

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda la questione di genere. La componente femminile tra gli immatricolati ai corsi “tipici” di ingegneria raggiunge il 28,2%. Le nuove immatricolate superano le 15mila unità, circa 1.500 in più rispetto all’anno precedente.

Della costante crescita della presenza femminile si è detto particolarmente soddisfatto il Presidente del CNI, Angelo Domenico Perrini: “Il CNI sta facendo molto per valorizzare il ruolo delle donne nell’ingegneria italiana, come dimostrano i nostri progetti ‘Ingenio al femminile’ e ‘STEMInsieme’. La direzione, evidentemente, è quella giusta”.

La distribuzione non è uniforme. Le donne rappresentano:

  • quasi i due terzi degli immatricolati nella laurea magistrale a ciclo unico in Architettura e ingegneria edile-architettura;
  • il 42,8% nella classe L-23 Scienze e tecniche dell’edilizia;
  • il 28,7% nella L-7 Ingegneria civile e ambientale;
  • circa un quarto nei corsi industriali e dell’informazione.

Si tratta di un cambiamento strutturale che incide già oggi sull’identità della professione e che nei prossimi anni si rifletterà in modo ancora più evidente negli Albi.

Atenei, poli tecnici e università telematiche

Quasi il 30% degli iscritti al primo anno di ingegneria si concentra nei quattro principali atenei con forte tradizione tecnica: Politecnico di Milano, Politecnico di Torino, Università di Padova e Federico II di Napoli.

Parallelamente, continua a crescere il peso delle università telematiche, che nell’anno accademico 2024/2025 rappresentano oltre il 13% delle iscrizioni al primo anno, una quota pari a quella complessivamente registrata nei trenta atenei più piccoli.

È un fenomeno che impone una riflessione sul modello formativo e sulla qualità dei percorsi, soprattutto in una disciplina come l’ingegneria, dove la dimensione laboratoriale e applicativa resta centrale.

Un segnale coerente con lo sviluppo del Paese

Per Marco Ghionna, Presidente del Centro Studi del CNI, l’aumento significativo delle immatricolazioni ai corsi di laurea in ingegneria e la crescita complessiva della partecipazione universitaria rappresentano “un segnale coerente con la crescente domanda di competenze tecniche legate all’industria, alla digitalizzazione e alla sicurezza del territorio, che tornano ad attrarre anche i percorsi dell’ingegneria civile e ambientale dopo anni di contrazione”.

“Questi numeri indicano con chiarezza che le scelte formative dei giovani rispondono alle traiettorie reali di sviluppo del Paese e richiedono politiche pubbliche capaci di accompagnare, e non inseguire, questa evoluzione”, conclude.

La sfida adesso è nella capacità del sistema universitario e ordinistico di valorizzare questa crescita e tradurla in qualità, competenza e responsabilità professionale.

© Riproduzione riservata

Documenti Allegati

I contenuti pubblicati su LavoriPubblici.it sono protetti dalla normativa vigente in materia di diritto d’autore e tutela delle banche dati. È vietata la riproduzione integrale o sostanziale, anche parziale ove effettuata in modo sistematico, nonché mediante strumenti automatizzati, degli articoli, delle banche dati e dei contenuti editoriali della testata su qualsiasi supporto, sito web, piattaforma digitale o mezzo di comunicazione, in assenza di preventiva autorizzazione scritta dell'editore.
Sono consentiti esclusivamente brevi estratti, citazioni e richiami ai contenuti pubblicati, purché accompagnati dall’espressa indicazione della fonte e dal relativo link all'articolo originale.