Il costo degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali ha un peso non indifferente sul sistema economico nazionale, ma ancora più significativo è il peso della prevenzione e, soprattutto, la relazione tra gli investimenti effettuati in sicurezza e la riduzione dei costi generati dagli eventi lesivi.
La conferma arriva dal rapporto “Il costo dei danni da lavoro per l’Azienda Italia - 2026”, elaborato dalla Consulenza Statistico Attuariale dell’INAIL e riferito ai dati 2023, nel quale si evidenzia un costo complessivo degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali stimato in 49,2 miliardi di euro, pari al 2,31% del PIL nazionale, una cifra nella quale rientra anche la spesa sostenuta dal sistema produttivo e pubblico per la prevenzione.
Sicurezza sul lavoro: INAIL su costi di infortuni e malattie professionali
La stima relativa al 2023 si articola in tre grandi componenti: costo assicurativo, costo prevenzionale e costo conseguente non assicurativo.
Il costo assicurativo viene quantificato in circa 12,5 miliardi di euro, mentre il costo prevenzionale raggiunge i 23,3 miliardi. A questi si aggiungono circa 13,5 miliardi di costi conseguenti non assicurativi.
Nel complesso, gli infortuni sul lavoro incidono per circa 36 miliardi di euro, mentre alle malattie professionali sono attribuiti poco più di 13,2 miliardi.
La componente economicamente più rilevante è dunque quella relativa alla prevenzione, che rappresenta circa il 47% del costo complessivo. Seguono i costi conseguenti non assicurativi, pari al 27%, e quelli assicurativi, pari al 26%.
Costo assicurativo INAIL: come viene stimato e quali lavoratori comprende
Punto di partenza per la stima del costo assicurativo sono i premi pagati dalle imprese che operano nelle principali gestioni dell’Istituto, Industria e Servizi e Agricoltura, fermo restando che tale platea non coincide con i soli lavoratori assicurati INAIL.
In totale sono stati presi in considerazione circa 27,7 milioni di lavoratori, sommando ai 19,9 milioni di assicurati INAIL anche circa 4,7 milioni di lavoratori non assicurati dall’Istituto e circa 3,1 milioni di lavoratori riconducibili al lavoro sommerso.
Per i lavoratori non coperti dall’assicurazione INAIL, il costo viene stimato assumendo un livello di rischio infortunistico analogo a quello dei lavoratori assicurati.
Il risultato complessivo è pari a circa 12,5 miliardi di euro, di cui 8,46 miliardi riferiti agli infortuni sul lavoro e poco più di 4 miliardi alle malattie professionali.
Si tratta quindi di una valutazione macroeconomica costruita attraverso dati assicurativi, statistici e ipotesi estimative, necessarie per estendere l’analisi all’intera popolazione lavorativa.
Costo della prevenzione sul lavoro: oltre 23 miliardi nel 2023
La voce più rilevante dell’intera analisi è rappresentata dal costo prevenzionale, stimato per il 2023 in 23,281 miliardi di euro, pari all’1,09% del PIL.
Dentro questa componente rientrano le spese sostenute per i sistemi di sicurezza, i dispositivi di protezione individuale, la formazione, la manutenzione, gli interventi strutturali e, più in generale, le misure finalizzate alla tutela della salute e sicurezza dei lavoratori.
INAIL considera inoltre una quota degli investimenti fissi lordi nazionali e le risorse del Servizio Sanitario Nazionale destinate ai servizi di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro.
La parte più consistente della stima deriva però dalle spese sostenute direttamente dalle imprese durante l’attività produttiva.
Lo studio assume un costo pari a 761 euro per lavoratore per la prevenzione degli infortuni e a 266 euro per lavoratore per la prevenzione delle malattie professionali. Da queste sole voci deriva una spesa complessiva pari a circa 16,4 miliardi di euro.
La fotografia restituita dall’INAIL è quindi quella di un sistema nel quale la prevenzione rappresenta ormai la principale componente economica legata alla sicurezza sul lavoro.
Infortuni sul lavoro: quali costi restano fuori dall’assicurazione INAIL
Terza voce particolarmente rilevante per le imprese è il costo conseguente non assicurativo, comprendente tutte le spese e perdite economiche generate dall’infortunio o dalla malattia professionale che non vengono compensate attraverso il sistema assicurativo.
Rientrano in questa categoria, tra gli altri, la perdita di produzione e produttività, le retribuzioni sostenute durante il periodo di assenza, il costo per la sostituzione del lavoratore, l’eventuale riparazione o sostituzione di macchinari e attrezzature, i ritardi nelle consegne, la perdita di immagine e le spese amministrative o legali.
Una parte dei costi ricade inoltre direttamente sul lavoratore e sulla sua famiglia, soprattutto nei casi di riduzione o perdita della capacità lavorativa.
Per il 2023 questa componente è stata stimata in circa 13,45 miliardi di euro, mettendo in evidenza come il costo reale di un infortunio vada ben oltre il premio assicurativo o l’indennizzo riconosciuto dall’INAIL.
Infortuni in calo del 37%: come cambia il peso della prevenzione
Il passaggio probabilmente più significativo del rapporto riguarda il confronto con la precedente valutazione effettuata sui dati del 2009, quando il costo complessivo degli infortuni e delle malattie professionali rappresentava il 3,16% del PIL. Dopo 14 anni, la quota scende al 2,31% e quello che è cambiato è la composizione del costo.
Nel 2009 la componente prevenzionale rappresentava circa il 30% del totale, mentre nel 2023 arriva al 47%. Nello stesso periodo, il costo conseguente non assicurativo scende dal 45% al 27%.
L’andamento coincide con una forte riduzione degli infortuni riconosciuti dall’INAIL, diminuiti del 37% tra il 2009 e il 2023, mentre nello stesso periodo il numero complessivo dei lavoratori ISTAT è aumentato dell’1% e gli addetti-anno INAIL del 6%.
Secondo l’Istituto, la combinazione di questi fattori ha determinato una netta diminuzione dei tassi di incidenza infortunistica.
Investimenti in prevenzione e costi complessivi: il confronto 2009-2023
Il confronto economico tra il 2009 e il 2023 è particolarmente significativo.
Riportando i valori del 2009 ai prezzi del 2023, INAIL stima che il costo complessivo degli eventi lesivi sia passato da 63,1 miliardi a 49,2 miliardi di euro, con una riduzione di circa 13,9 miliardi.
Nello stesso periodo la spesa prevenzionale è aumentata da 18,9 miliardi a 23,3 miliardi, quindi di circa 4,4 miliardi.
Ancora più marcata è la riduzione del costo conseguente non assicurativo, passato da 28,2 miliardi a 13,4 miliardi di euro, con una diminuzione di circa 14,8 miliardi.
C’è quindi una relazione inversa tra investimenti in prevenzione e costo complessivo degli eventi lesivi per cui, al crescere delle risorse destinate alla sicurezza, diminuisce progressivamente il peso economico degli infortuni e delle malattie professionali, anche se vale la pena evidenziare che, sebbene vi sia una relazione molto significativa tra i due fenomeni, non si costruisce un rapporto matematico diretto tra ogni euro investito e ogni euro risparmiato.
Tra il 2009 e il 2023 sono infatti intervenuti cambiamenti normativi, tecnologici, organizzativi e demografici, oltre a modifiche del sistema assicurativo e delle modalità di riconoscimento degli eventi.
Malattie professionali: perché i casi riconosciuti aumentano dell’85%
L’andamento delle malattie professionali segue invece una dinamica diversa. Tra il 2009 e il 2023 i casi riconosciuti sono aumentati dell’85%.
Secondo INAIL, questo incremento non può essere letto automaticamente come indice di un peggioramento delle condizioni di lavoro. È invece ragionevole ricondurlo anche agli adeguamenti normativi introdotti a partire dal 2008, che hanno semplificato l’iter di riconoscimento di numerose patologie tabellate, oltre che alle campagne di sensibilizzazione che hanno accresciuto la conoscenza dei rischi professionali e delle forme di tutela assicurativa.
Una crescita dei casi riconosciuti può quindi riflettere anche una maggiore capacità di intercettare ed evidenziare fenomeni che in passato rimanevano sommersi.
Investire in sicurezza sul lavoro: il valore economico della prevenzione
La conclusione dello studio INAIL va oltre la semplice misurazione del costo degli eventi lesivi. La sicurezza sul lavoro non può essere considerata soltanto come un insieme di obblighi o come una voce di spesa aziendale.
Il confronto tra il 2009 e il 2023 mostra infatti un sistema nel quale la quota destinata alla prevenzione è cresciuta sensibilmente mentre, nello stesso periodo, si sono ridotti sia il numero degli infortuni sia i costi economici conseguenti.
Investire in prevenzione significa ridurre non soltanto la probabilità e la gravità degli eventi, ma anche quella parte di costi indiretti e spesso poco visibili che rimane fuori dalla copertura assicurativa.
Se quindi 49,2 miliardi rappresentano certamente per il Paese un peso economico di non poco conto in termini di sicurezza sul lavoro, la cifra mostra come la composizione di quel costo stia progressivamente cambiando, con meno risorse assorbite dalle conseguenze degli eventi e una quota sempre maggiore destinata a prevenirli.