Legge di Bilancio 2026: le modifiche al Testo Unico Edilizia che cambiano sanatorie, doppia conformità e stato legittimo

Gli emendamenti alla Legge di Bilancio 2026 propongono modifiche profonde agli articoli 34-ter, 36, 36-bis e 9-bis del Testo Unico Edilizia: dalla possibile eliminazione della doppia conformità all’introduzione di sanzioni fisse e nuovi criteri per lo stato legittimo.

di Gianluca Oreto - 10/12/2025

Conclusioni

Le tre proposte di emendamento esaminate non si limitano a correggere dettagli del Testo Unico Edilizia: intervengono su principi che ne definiscono l’identità, come la doppia conformità, il rapporto tra abuso formale e sostanziale, il ruolo delle oblazioni e la stessa nozione di stato legittimo.

Se approvati, gli emendamenti delineerebbero un sistema molto diverso dall’attuale. La doppia conformità verrebbe sostituita da un controllo fondato unicamente sulla disciplina vigente al momento della domanda; le tolleranze costruttive lascerebbero spazio a micro-sanzioni standardizzate; le oblazioni assumerebbero importi minimi fissi; lo stato legittimo diventerebbe sempre più il risultato di regolarizzazioni economiche piuttosto che di una ricostruzione tecnica del percorso edilizio.

Un assetto del genere avvicinerebbe il Testo Unico a una forma di sanatoria permanente, applicabile a un numero più ampio di casi rispetto alla disciplina vigente. Una scelta legittima, ma che richiederebbe un confronto trasparente, non un intervento frammentario inserito nella Legge di Bilancio.

Resta poi il tema del metodo. Da un lato si annuncia un Codice dell’edilizia e delle costruzioni destinato a riordinare l’intero impianto normativo; dall’altro, tramite emendamenti puntuali, si modificano già oggi gli articoli più sensibili del Testo Unico. È un doppio binario che rischia di generare ulteriore incertezza proprio mentre si invoca chiarezza e semplificazione.

La semplificazione, tuttavia, non può tradursi in una sommatoria di deroghe e sanatorie automatiche che indeboliscono la coerenza del sistema. L’edilizia richiede equilibrio e stabilità: ogni intervento dovrebbe misurarsi non solo con l’urgenza del momento, ma con l’impatto che produrrà sul governo del territorio nel lungo periodo.

La discussione parlamentare dirà se questi emendamenti resteranno proposte isolate o anticiperanno una revisione più ampia. Il dato certo è che il Testo Unico continua a essere oggetto di modifiche parziali che si sovrappongono all’annunciata riforma complessiva. Ed è questa sovrapposizione, ancor prima del merito, a meritare una riflessione politica seria.

Se davvero si vuole semplificare, occorre restituire agli operatori un sistema stabile. Ogni modifica sugli istituti della sanatoria, dello stato legittimo o della doppia conformità si ripercuote direttamente sul lavoro quotidiano di professionisti e uffici. È su questa stabilità – prima ancora che sulle singole norme – che si misura la qualità di una riforma.

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