Mercato dei servizi di ingegneria 2025: calano le gare, PNRR esaurito

Il rapporto del Centro Studi CNI fotografa un settore in rallentamento: bandi in calo, gare frammentate, equo compenso a rischio.

di Redazione tecnica - 06/10/2025

Dopo il biennio positivo trainato dai fondi PNRR e dai bonus edilizi, l’effetto propulsivo nel mercato dei servizi di ingegneria e architettura si è esaurito e gli importi messi a gara tornano su livelli considerati “ordinari”.

Mercato dei servizi di ingegneria: la fase espansiva è terminata

La conferma arriva dal nuovo rapporto quadrimestrale del Centro Studi del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, che fotografa un netto rallentamento nel secondo quadrimestre 2025: tra maggio-agosto, le stazioni appaltanti hanno bandito gare per soli 254 milioni di euro riferite ai servizi di progettazione e attività affini, con una perdita di 667 milioni rispetto al picco del 2022. 

Se si allarga lo sguardo all’intero comparto dei SIA, includendo accordi quadro, concorsi e gare con esecuzione lavori (ma senza considerare i costi di costruzione), il totale non supera i 490 milioni, in calo sia rispetto ai primi mesi del 2025 (-65 milioni) che al medesimo periodo 2024 (-130 milioni).

Le aggiudicazioni e i ribassi

I dati confermano una crescente polarizzazione. Nel periodo analizzato, i liberi professionisti hanno registrato un incremento del valore medio delle gare aggiudicate (da 52.350 a 57.164 euro), così come le RTI miste, mentre le società hanno visto consolidarsi la loro posizione in termini di volumi. Spicca il successo dei consorzi, con un importo medio superiore al milione di euro, condizionato però da una singola aggiudicazione di quasi 9 milioni.

La distribuzione conferma la disparità: ai liberi professionisti il 35,6% delle gare ma appena il 6,6% degli importi; alle società il 55,7% delle gare e il 68,2% degli importi.
Preoccupante infine l’andamento dei ribassi: tra maggio e agosto 2025 il ribasso medio si attesta al 31,8% (contro il 22,4% del 2024), con punte massime superiori all’80%.

Una dinamica che rischia di comprimere ulteriormente la qualità delle prestazioni professionali e di vanificare gli sforzi verso l’affermazione dell’equo compenso.

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