Muffa in casa: l’80% di umidità è davvero la soglia corretta?

Un lettore mette in discussione il limite dell’80% richiamando lo Stachybotrys chartarum, ma il confronto tra specie e comportamento generale delle muffe negli edifici porta a conclusioni diverse: ecco cosa dice davvero la microbiologia edilizia

di Renzo Spedicato - 07/04/2026

Un lettore ha contestato l'articolo “Muffa in casa: cause, rischi per la salute e perché l’antimuffa non basta” pubblicato il 2 aprile 2026, obiettando che la soglia di umidità relativa superficiale superiore all'80% indicata per la crescita fungina sarebbe errata.

A supporto della propria osservazione, sono stati richiamati i requisiti ecologici dello Stachybotrys chartarum (attività dell’acqua ≥ 0,94 e umidità relativa intorno al 93%), concludendo che l’articolo conterrebbe un’informazione non corretta.

La contestazione merita attenzione, ma si basa su un presupposto non condivisibile: assumere che le condizioni di crescita di una singola specie possano rappresentare la soglia generale di sviluppo delle muffe negli edifici. Inoltre, l'articolo tratta della crescita fungina negli edifici in generale, non di una singola specie. Lo Stachybotrys chartarum è, nella classificazione scientifica elaborata da Grant et al. (1989) e ripresa da Nielsen (2002), un colonizzatore terziario: l'ultimo stadio della catena di colonizzazione, non il primo.

Come funziona la colonizzazione fungina negli edifici

La letteratura internazionale (Grant et al., 1989, citata in ScienceDirect e ripresa dal report NTP 2024) distingue tre stadi di colonizzazione in base all'attività dell'acqua disponibile nel substrato:

Stadio

aw richiesta

Specie principali

Frequenza*

Primario

< 0,80

Penicillium, Aspergillus

68% e 56%

Secondario

0,80 - 0,90

Alternaria, Cladosporium, Ulocladium

15-21%

Terziario

> 0,90

Stachybotrys, Chaetomium, Trichoderma

19-22%

* Frequenza di isolamento su 72 campioni di materiali edili danneggiati dall'acqua (NTP Technical Report 107, 2024).

Come evidenzia la tabella, Penicillium e Aspergillus (colonizzatori primari, aw < 0,80) sono le specie più frequenti: isolate rispettivamente nel 68% e nel 56% dei campioni. Lo Stachybotrys compare solo nel 19%, e l'INSPQ (Institut national de santé publique du Québec) conferma che questo fungo prolifera lentamente e non compete bene con altri funghi a crescita rapida.

Il significato pratico è chiaro: quando l'umidità di un substrato edile raggiunge il livello necessario allo Stachybotrys (aw > 0,90), le specie dei primi due stadi hanno già colonizzato l'ambiente da tempo. Aspettare la soglia di aw 0,94 per preoccuparsi significa ignorare condizioni di crescita fungina già in atto da tempo.

Il ruolo dello Stachybotrys chartarum

Lo Stachybotrys chartarum è una specie ben nota in letteratura, caratterizzata da:

  • necessità di elevata attività dell’acqua (≥ 0,94);
  • crescita lenta e scarsa competitività rispetto ad altre muffe;
  • preferenza per materiali cellulosici (cartongesso, carta, legno);
  • associazione con condizioni di bagnamento prolungato.

Per questo motivo, viene generalmente considerata un indicatore di danno idrico importante e persistente, più che una specie rappresentativa della crescita fungina ordinaria negli edifici.

Utilizzarla come riferimento per definire la soglia generale di sviluppo delle muffe porta quindi a una semplificazione non corretta.

La soglia dell’80%: cosa rappresenta davvero

La soglia di umidità relativa superficiale superiore all'80% indicata nell'articolo è coerente con le condizioni nelle quali i colonizzatori più comuni negli ambienti indoor (Penicillium, Aspergillus) possono iniziare a svilupparsi, come documentato da Grant et al. (1989) e confermato dalla classificazione riportata in ScienceDirect.

Va precisato che non esiste una corrispondenza diretta e universale tra attività dell’acqua del substrato e umidità relativa superficiale, ma l’80% rappresenta in ambito tecnico una soglia cautelativa ampiamente utilizzata per individuare condizioni favorevoli alla crescita fungina.

Questa impostazione è coerente con l’approccio delle Linee Guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO Guidelines for Indoor Air Quality: Dampness and Mould, 2009), che individuano l’umidità persistente e la crescita microbica come fattori di rischio per la salute, senza definire soglie numeriche specifiche per le singole specie: "gli effetti più importanti sono l'aumento della prevalenza di sintomi respiratori, allergie e asma, nonché la perturbazione del sistema immunologico" (WHO, 2009).

In altre parole: il rischio per la salute degli occupanti non inizia con lo Stachybotrys chartarum, ma molto prima, con le specie che l'articolo correttamente chiama in causa attraverso la soglia dell'80%.

Oltre all'errore di impostazione, la scheda su S. chartarum utilizzata dal lettore contiene alcune imprecisioni o generalizzazioni.

Range di temperatura: non può essere considerato limitato a 5-29°C”

La scheda afferma: "Cresce entro un intervallo da 5°C a 29°C, con crescita ottimale osservata a 25°C, sebbene non possa crescere al di sopra di 37°C."

La letteratura dice altro. L'INSPQ riporta un range di crescita da 2°C a 40°C, con optimum fra 23 e 27°C (scheda micologica Stachybotrys chartarum). Lo studio di Frazer, Magan e Aldred (Mycopathologia, 2011, vol. 172, pp. 17-23) documenta crescita miceliare ottimale fra 25 e 30°C a 0,997 aw, con crescita ridotta ma presente a 37°C. Il Technical Report 107 del National Toxicology Program (NTP, 2024) indica come condizione ottimale 30°C a 93-94% di umidità relativa.

Origine probabile dell'errore. I dati di 5-29°C con optimum a 25°C corrispondono ai risultati di un singolo studio recente (Lopes et al., 2025, npj Heritage Science, Nature), condotto su isolati di S. chartarum cresciuti su pietra calcarea portoghese. In quello studio, 29°C era il massimo testato (non il massimo biologico della specie), e gli stessi autori precisano che in condizioni di maggiore umidità l'optimum si sposta a 30°C come riportato da Frazer et al.

pH ottimale: non è 7,0-8,0

La scheda afferma: "Generalmente preferisce condizioni da neutre a leggermente alcaline (pH 7,0-8,0)."

La letteratura dice altro. L'INSPQ riporta un pH ottimale di 5,6-6,0: leggermente acido, non alcalino. Anche il dato di pH 7-8 proviene dallo studio Lopes et al. (2025) su isolati da pietra calcarea, i cui autori stessi precisano: "il pH ottimale noto per questo fungo è compreso fra 5,6 e 6,0" (traduzione dal testo originale). Confondere un pH ottimale acido con uno alcalino è un errore significativo.

Sporulazione in 10-12 giorni: dato non verificato

La scheda afferma: "Da 10 a 12 giorni per iniziare a produrre spore."

Non abbiamo trovato conferma di questo dato specifico nella letteratura peer-reviewed consultata. Lo studio di Frazer et al. (2011) analizza le condizioni ottimali per la sporulazione (30°C a 0,997 aw) senza indicare un tempo di 10-12 giorni. Se il lettore dispone di una fonte peer-reviewed, saremo lieti di esaminarla.

Riepilogo degli errori

Parametro

Scheda del lettore

Letteratura scientifica

Range T

5-29°C

2-40°C (INSPQ); 10-37°C testati (Frazer et al.)

Limite max

37°C (assoluto)

Crescita ridotta a 37°C; fino a 40°C (INSPQ)

T ottimale

25°C

25-30°C (Frazer et al.); 30°C (NTP 2024)

pH ottimale

7,0-8,0 (alcalino)

5,6-6,0 (acido) (INSPQ; Lopes et al. 2025)

Sporulazione

10-12 giorni

Dato non confermato nelle fonti consultate

Conclusione

L'articolo "Muffa in casa: cause, rischi per la salute e perché l'antimuffa non basta" indica correttamente la soglia di umidità relativa superficiale superiore all'80% come condizione di avvio della crescita fungina negli edifici, in coerenza con la classificazione di Grant et al. (1989) e con l’approccio delle Linee Guida dell’OMS (2009).

La contestazione del lettore si basa sull'assunzione errata che i requisiti di una singola specie (peraltro riportati con dati in parte sbagliati) rappresentino la soglia di rischio per la crescita fungina nel suo complesso. È vero il contrario: lo Stachybotrys chartarum è un indicatore di danno idrico grave e prolungato, non il punto di partenza del problema. Le muffe più comuni negli edifici (Penicillium, Aspergillus) crescono a livelli di umidità molto inferiori e sono documentate come causa di patologie respiratorie e allergiche dalla stessa OMS.

Riferimenti bibliografici

  • Frazer S., Magan N., Aldred D. (2011). "The Influence of Water Activity and Temperature on Germination, Growth and Sporulation of Stachybotrys chartarum Strains." Mycopathologia, 172, 17-23. DOI: 10.1007/s11046-011-9394-x
  • INSPQ (Institut national de santé publique du Québec). Scheda micologica: Stachybotrys chartarum. https://www.inspq.qc.ca/en/moulds/fact-sheets/stachybotrys-chartarum
  • NTP, National Toxicology Program (2024). Technical Report on the Toxicity Study of Stachybotrys chartarum. Toxicity Report 107. NCBI Bookshelf NBK606770.
  • Lopes A.R. et al. (2025). "Black mold on a white limestone: the role of Stachybotrys chartarum in stone heritage deterioration." npj Heritage Science (Nature). DOI: 10.1038/s40494-025-01562-9
  • Grant C., Hunter C.A., Flannigan B., Bravery A.F. (1989). "The moisture requirements of moulds isolated from domestic dwellings." International Biodeterioration, 25, 259-284.
  • Nielsen K.F. (2002). "Mould growth on building materials under low water activities." International Biodeterioration & Biodegradation, 54, 325-336.
  • WHO (2009). Guidelines for Indoor Air Quality: Dampness and Mould. WHO Regional Office for Europe, Copenhagen.
  • NIH/DOHS. Moisture and Mold Remediation Standard Operating Procedure. National Institutes of Health.
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