Nuovo Codice dell’edilizia: cosa cambia davvero con la delega e cosa rischia di non funzionare

Dall’articolo 2 alle undici tematiche della riforma: cosa prevede davvero la delega e quali criticità rischiano di comprometterne l’efficacia

di Gianluca Oreto - 04/12/2025

Dovrebbe essere esaminato oggi pomeriggio in Consiglio dei Ministri il disegno di legge recante la “delega al Governo per l’adozione del Codice dell'edilizia e delle costruzioni”. Un primo passaggio formale verso l’attesa riforma della normativa edilizia contenuta nel d.P.R. n. 380/2001 (Testo Unico Edilizia) che, certamente, non arriverà prima della fine del 2026.

AGGIORNAMENTO
Il Consiglio dei Ministri ha approvato, con procedura d’urgenza, il disegno di legge di delega al Governo per l’adozione del Codice dell’edilizia e delle costruzioni.

Dal Testo Unico Edilizia al Codice dell'edilizia e delle costruzioni

Dopo l’approvazione in Consiglio dei Ministri, infatti, il disegno di legge comincerà il suo percorso all’interno del Parlamento e solo a seguito della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della delega, il Governo potrà cominciare a pensare al testo del Decreto Legislativo che conterrà il nuovo “Codice dell’edilizia e delle costruzioni”.

Alla vigilia di questa prima approvazione – che appare una formalità– è lecito porsi alcune domande:

  • cosa cambierà realmente con il nuovo Codice dell’edilizia e delle costruzioni?
  • siamo davanti a un intervento capace di mettere ordine in vent’anni di sovrapposizioni o rischiamo l’ennesima riforma costruita in fretta, senza una vera regia tecnica?
  • e, soprattutto, chi scriverà davvero il decreto legislativo destinato a sostituire il d.P.R. n. 380/2001?
  • sarà creato uno spazio reale per i professionisti che l’edilizia la vivono ogni giorno, o il testo nascerà all’interno di stanze ministeriali, con audizioni formali ma prive di effetti concreti?
  • infine, verrà concesso al comparto il tempo necessario per adeguarsi ai nuovi paradigmi?

Sono interrogativi tutt’altro che marginali, perché il contenuto della delega è ambizioso, molto dettagliato (forse anche troppo) nei principi e criteri direttivi, ma molto dipenderà dal metodo con cui verrà attuata.

La riforma della normativa edilizia non è un tema nuovo. Se ne parla da almeno il 2019 con proposte concrete che, però, non sono mai riuscite a fare breccia all’interno delle varie Legislature e Governi che si sono succeduti.

In questo contesto, mentre il “dottore studiava”, il d.P.R. n. 380/2001 ha continuato a “subire” un percorso di continue modifiche più o meno importanti. Modifiche che, nella maggior parte dei casi, sono arrivate a colpi di provvedimenti d’urgenza – proprio come il D.L. n. 69/2024 (Decreto Salva Casa) – che non hanno mai consentito un serio transitorio per la piena comprensione delle novità.

Il “Testo Unico Edilizia” ha, quindi, cominciato a perdere quella sua “unicità”, generando contrasti e fiumi di giurisprudenza che solo in alcuni casi è riuscita a colmare quelle pericolose zone grigie di cui si compone l’attuale quadro normativo.

È da questa evidenza che nasce la volontà di riformare la normativa edilizia e il disegno di legge delega all’esame del Consiglio dei Ministri si propone di superare definitivamente queste zone grigie, prevedendo la prossima emanazione di un Decreto Legislativo che contenga quello che è stato denominato Codice dell’edilizia e delle costruzioni. Questo Codice ha l’obiettivo di:

  • sostituire il d.P.R. n. 380/2001;
  • coordinare edilizia, urbanistica, paesaggio, salute, sicurezza ed energia;
  • definire dei livelli essenziali delle prestazioni (LEP) validi su tutto il territorio;
  • riorganizzare titoli edilizi, categorie di intervento, procedimenti, sanzioni e sanatorie;
  • stabilire regole aggiornate per agibilità, vigilanza, digitalizzazione e fascicolo dell’opera.

La relazione illustrativa allegata alla bozza di disegno di legge parla apertamente di riforma “organica e sistematica”, mentre la relazione tecnica ricorda che tutto dovrà avvenire a invarianza finanziaria, salvo eventuali coperture da prevedere nei decreti attuativi.

In questo approfondimento proveremo ad analizzare i contenuti della delega e mettere in risalto cosa manca affinché il futuro decreto legislativo possa avere un impatto concreto e positivo per il comparto.

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