Nuovo Codice edilizia e costruzioni: gli emendamenti riaprono il confronto su sanatorie, stato legittimo e urbanistica

Le proposte presentate al ddl delega intervengono su doppia conformità, immobili ante Legge n. 765/1967, deroghe urbanistiche, destinazioni d’uso e rapporti tra Stato, Regioni e Comuni, mostrando una riforma destinata a incidere ben oltre il semplice riordino del d.P.R. n. 380/2001

di Gianluca Oreto - 25/05/2026

Aggiungi LavoriPubblici.it alle tue fonti preferite.

Decidi tu come informarti.
Quando cercherai una notizia ci troverai più facilmente.

Aggiungi LavoriPubblici.it su Google Aggiungici su Google

Mutamento di destinazione d’uso e ruolo dei Comuni

Un altro tema che emerge con particolare forza dal fascicolo degli emendamenti riguarda il mutamento di destinazione d’uso e, più in generale, il rapporto tra semplificazione edilizia e pianificazione urbanistica. Ed è probabilmente uno dei punti nei quali il confronto parlamentare si intreccia maggiormente con tutto il dibattito sviluppatosi negli ultimi mesi attorno al Salva Casa e all’art. 23-ter del d.P.R. n. 380/2001.

Anche in questo caso il tema non riguarda soltanto il coordinamento normativo o la semplificazione delle procedure edilizie. Sullo sfondo, infatti, riemerge una questione molto più ampia che tocca direttamente il ruolo dei Comuni nella gestione degli equilibri urbanistici del territorio e i limiti entro cui il legislatore statale possa intervenire su materie tradizionalmente legate alla pianificazione locale.

Diversi emendamenti intervengono infatti sul tema dell’indifferenza funzionale dei cambi di destinazione d’uso, cioè uno degli aspetti che negli ultimi anni ha prodotto il maggior numero di dubbi interpretativi sia sul piano tecnico che su quello amministrativo. Il punto centrale del confronto riguarda soprattutto il rischio che una disciplina troppo ampia sul piano statale possa progressivamente comprimere gli spazi di autonomia urbanistica dei Comuni, riducendo il peso della pianificazione locale nella regolazione delle funzioni insediabili sul territorio.

Ed è interessante osservare come anche su questo tema le posizioni parlamentari non seguano sempre una rigida distinzione tra maggioranza e opposizione. Molti emendamenti, pur partendo da impostazioni differenti, sembrano infatti muoversi lungo una stessa linea di attenzione verso il rapporto tra semplificazione edilizia e governo del territorio, soprattutto nei casi in cui le modifiche delle destinazioni d’uso possano produrre effetti urbanistici rilevanti.

Il tema si collega direttamente anche alle osservazioni già formulate dalla Conferenza Unificata e dall’ANCI, che avevano espresso forti perplessità rispetto al rischio di una progressiva sovrapposizione tra disciplina edilizia e urbanistica. Ed è probabilmente proprio sui cambi di destinazione d’uso che questa tensione emerge in maniera più evidente, perché è qui che il confine tra intervento edilizio e governo del territorio diventa particolarmente sottile.

Anche per questo motivo, il confronto sugli emendamenti relativi alle destinazioni d’uso potrebbe rappresentare uno dei passaggi più delicati dell’intero iter parlamentare della riforma.

© Riproduzione riservata
I contenuti pubblicati su LavoriPubblici.it sono protetti dalla normativa vigente in materia di diritto d’autore e tutela delle banche dati. È vietata la riproduzione integrale o sostanziale, anche parziale ove effettuata in modo sistematico, nonché mediante strumenti automatizzati, degli articoli, delle banche dati e dei contenuti editoriali della testata su qualsiasi supporto, sito web, piattaforma digitale o mezzo di comunicazione, in assenza di preventiva autorizzazione scritta dell'editore.
Sono consentiti esclusivamente brevi estratti, citazioni e richiami ai contenuti pubblicati, purché accompagnati dall’espressa indicazione della fonte e dal relativo link all'articolo originale.