Patrimonio edilizio italiano: ENEA definisce gli edifici di riferimento nelle 6 zone climatiche

Lo studio integra dati ISTAT, SIAPE e informazioni tecniche su oltre 12 milioni di edifici per rappresentare lo stock residenziale nelle sei zone climatiche e supportare analisi energetiche e strategie di riqualificazione.

di Redazione tecnica - 01/10/2026

Aggiungi LavoriPubblici.it alle tue fonti preferite.

Decidi tu come informarti.
Quando cercherai una notizia ci troverai più facilmente.

Aggiungi LavoriPubblici.it su Google Aggiungici su Google

Conoscere davvero il patrimonio edilizio italiano, andando oltre i numeri complessivi per comprendere come sono fatti gli edifici, dove si trovano, quanto sono efficienti e quali impianti utilizzano.

Da questa esigenza è nata la nuova metodologia sviluppata da ENEA, che ha integrato diverse banche dati nazionali per costruire una rappresentazione più dettagliata del patrimonio edilizio residenziale italiano e individuare modelli di edificio rappresentativi delle diverse zone climatiche.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Energy and Buildings, mette in relazione dati ISTAT, informazioni contenute nel SIAPE e altre fonti tecniche ENEA, arrivando a descrivere circa 12 milioni di edifici residenziali e oltre 31 milioni di unità abitative.

Sono nati così gli Edifici di Riferimento, o Reference Buildings: modelli rappresentativi delle principali configurazioni presenti sul territorio, costruiti tenendo conto non soltanto della tipologia edilizia, ma anche del periodo di costruzione, della zona climatica, delle caratteristiche dell’involucro e dei sistemi impiantistici.

L’obiettivo è trasformare una grande quantità di informazioni oggi distribuite tra archivi differenti in una base conoscitiva utilizzabile per simulazioni energetiche, analisi territoriali e strategie di riqualificazione del patrimonio esistente.

Patrimonio edilizio italiano: Enea intregra i dati per descrivere lo stock residenziale

La difficoltà non sta nella mancanza di informazioni. Geometria, epoca di costruzione, numero di piani, consistenza delle unità immobiliari, caratteristiche dell’involucro e tipologia degli impianti sono dati già disponibili, ma provengono da fonti nate per finalità differenti e non sempre immediatamente confrontabili.

Per ricostruire le caratteristiche dimensionali e tipologiche dello stock, ENEA ha utilizzato principalmente i dati del Censimento della popolazione e delle abitazioni ISTAT, integrandoli con quelli contenuti nel SIAPE, Sistema Informativo sugli Attestati di Prestazione Energetica, e con ulteriori informazioni tecniche relative alle prestazioni dell’involucro edilizio.

Il SIAPE, in particolare, mette a disposizione nello studio oltre 5 milioni di attestati di prestazione energetica, emessi tra la fine del 2015 e la metà del 2024, dai quali è possibile ricavare informazioni sulle caratteristiche energetiche degli edifici, sui sistemi impiantistici e sui servizi presenti.

Il valore del lavoro sta quindi nella possibilità di mettere in relazione informazioni che, considerate separatamente, descrivono soltanto singoli aspetti del patrimonio edilizio. L’integrazione consente invece di associare alla forma, all’età e alla localizzazione degli edifici anche le loro caratteristiche energetiche e impiantistiche.

Edifici di Riferimento ENEA: cosa sono e come vengono definiti

Gli Edifici di Riferimento non coincidono con singoli fabbricati reali scelti come campione, ma sono configurazioni costruite combinando le caratteristiche che ricorrono con maggiore frequenza nello stock residenziale.

La metodologia considera il periodo di costruzione, la zona climatica, il numero di piani e di unità abitative, la superficie utile, le prestazioni termiche dell’involucro, i sistemi di climatizzazione e gli altri servizi energetici presenti.

In questo modo, la lettura statistica dello stock viene tradotta in modelli che possono essere utilizzati nelle simulazioni energetiche. Su uno stesso edificio di riferimento è possibile, ad esempio, valutare cosa accade modificando le prestazioni dell’involucro, sostituendo il generatore oppure introducendo una diversa soluzione impiantistica.

L’utilità cresce quando l’analisi passa dal singolo fabbricato a una scala territoriale più ampia: invece di modellare individualmente milioni di edifici, è possibile lavorare su configurazioni rappresentative delle diverse componenti del patrimonio nazionale.

Patrimonio residenziale e 6 zone climatiche: come cambiano le tipologie edilizie

L’integrazione delle diverse fonti consente di leggere anche come cambia la composizione dello stock edilizio lungo le sei zone climatiche italiane.

La configurazione più ricorrente è quella dell’edificio a due piani con una sola unità immobiliare, che mantiene un peso rilevante in tutte le aree considerate. Subito dopo, però, emergono differenze territoriali che incidono anche sul comportamento energetico degli edifici.

Nelle zone climatiche comprese tra A e C risulta più frequente la presenza di edifici monopiano con una sola abitazione, mentre nelle zone D, E e F cresce il peso delle costruzioni sviluppate su più livelli e con più unità immobiliari. La differenza tipologica ha naturalmente effetti diretti sui fabbisogni energetici e, di conseguenza, anche sulla scelta degli interventi di riqualificazione.

A questo quadro si aggiunge un altro elemento significativo: secondo i dati richiamati da ENEA, circa il 65% del patrimonio immobiliare italiano è stato costruito prima dell’introduzione delle prime normative energetiche. Una quota che aiuta a spiegare perché il tema della riqualificazione dello stock esistente resti centrale nelle politiche di efficienza energetica.

Impianti negli edifici: caldaie, pompe di calore e teleriscaldamento nelle diverse zone climatiche

Lo studio mette in relazione anche l’età degli edifici con i sistemi impiantistici maggiormente diffusi.

Negli immobili costruiti prima del 1980 resta prevalente il ricorso alle caldaie tradizionali, mentre negli edifici più recenti aumenta la presenza di tecnologie più efficienti.

Tra queste assumono maggiore rilievo le pompe di calore, soprattutto negli edifici di nuova costruzione e nelle zone climatiche A e B, mentre il teleriscaldamento mostra una presenza più significativa negli edifici recenti della zona F.

I dati confermano ancora una volta come il patrimonio edilizio nazionale non possa essere letto attraverso un unico modello: caratteristiche costruttive, periodo di realizzazione, clima e tecnologie impiantistiche si combinano in modo diverso e producono fabbisogni energetici differenti.

SIAPE e prestazione energetica: il ruolo dell'APE nel profilo degli edifici

Un passaggio centrale della metodologia riguarda il contributo del SIAPE, Sistema Informativo sugli Attestati di Prestazione Energetica.

Il sistema raccoglie una grande quantità di informazioni sugli edifici e sui relativi impianti e, nello studio ENEA, consente di associare ai dati geometrici e costruttivi anche quelli relativi alle prestazioni energetiche e ai servizi presenti.

L’incrocio tra queste informazioni permette così di costruire modelli più aderenti allo stock reale e di utilizzarli per analisi territoriali, simulazioni e scenari di intervento.

Il collegamento con la nuova EPBD

Il lavoro ENEA si inserisce nel quadro definito dalla Direttiva (UE) 2024/1275 sulla prestazione energetica nell’edilizia, che attribuisce sempre maggiore importanza alla disponibilità e alla qualità delle informazioni sul patrimonio costruito.

La decarbonizzazione degli edifici richiede infatti non soltanto obiettivi normativi e strumenti incentivanti, ma anche una conoscenza più articolata dello stock nazionale, delle sue prestazioni e delle differenze territoriali.

In questo contesto assume rilievo anche l’EU Building Stock Observatory, il sistema europeo destinato a raccogliere e rendere confrontabili i dati sul patrimonio edilizio dei diversi Stati membri.

La metodologia sviluppata da ENEA interviene proprio su questo passaggio, mettendo in relazione dati che descrivono aspetti diversi dello stesso patrimonio e trasformandoli in una base conoscitiva utile per leggere meglio lo stock esistente e programmare gli interventi di riqualificazione energetica.

Riqualificazione energetica: l'importanza di edifici differenziati per zone climatiche

Il valore operativo degli Edifici di Riferimento emerge soprattutto quando si passa dalla descrizione dello stock alla valutazione degli interventi.

Un edificio monofamiliare in zona climatica B ha caratteristiche molto diverse da quelle di un edificio plurifamiliare in zona F, non soltanto per il clima ma anche per geometria, involucro, periodo di costruzione e dotazione impiantistica.

Per questo motivo, strategie di riqualificazione costruite su modelli troppo uniformi rischiano di restituire indicazioni poco aderenti alle condizioni reali.

La disponibilità di Reference Buildings differenziati per caratteristiche costruttive e zona climatica consente invece di simulare scenari più rappresentativi e di valutare con maggiore precisione l’efficacia degli interventi sulle diverse categorie di edifici.

Il passaggio è rilevante anche a scala territoriale, perché permette di trasferire l’analisi dal singolo immobile a gruppi omogenei di edifici e di costruire valutazioni più utili alla programmazione energetica.

© Riproduzione riservata
I contenuti pubblicati su LavoriPubblici.it sono protetti dalla normativa vigente in materia di diritto d’autore e tutela delle banche dati. È vietata la riproduzione integrale o sostanziale, anche parziale ove effettuata in modo sistematico, nonché mediante strumenti automatizzati, degli articoli, delle banche dati e dei contenuti editoriali della testata su qualsiasi supporto, sito web, piattaforma digitale o mezzo di comunicazione, in assenza di preventiva autorizzazione scritta dell'editore.
Sono consentiti esclusivamente brevi estratti, citazioni e richiami ai contenuti pubblicati, purché accompagnati dall’espressa indicazione della fonte e dal relativo link all'articolo originale.