Piano Casa: il ritorno della politica abitativa al centro dell’agenda nazionale
Il commento di Federcepicostruzioni al nuovo Piano Casa del Governo: governance, semplificazione e sostenibilità economica decisive per trasformare l’annuncio in cantieri e alloggi
Il Piano Casa annunciato dal Governo, con l’obiettivo di realizzare 100.000 nuovi alloggi in dieci anni a prezzi accessibili, sembra segnare il ritorno della politica abitativa tra le priorità dell’agenda nazionale.
Un passaggio che Federcepicostruzioni valuta positivamente, ma che – secondo l’associazione – dovrà essere accompagnato da scelte operative chiare per evitare che resti un intervento solo programmatico.
Piano Casa: Federcepicostruzioni interviene su obiettivi, governance e ruolo delle imprese
A chiarire il punto è il presidente Antonio Lombardi, che sottolinea come la vera sfida non sia l’annuncio, ma l’attuazione concreta del Piano: «La sfida decisiva sarà dotare il Piano di una governance forte, di procedure snelle e di condizioni economiche certe, così da trasformare l’impegno programmatorio in cantieri effettivamente aperti e in abitazioni consegnate nei tempi previsti, evitando che si tratti di un intervento meramente dichiarativo».
Il contesto in cui si inserisce il Piano è quello di un disagio abitativo strutturale, aggravato dall’aumento dei canoni di locazione, dalle difficoltà di accesso al credito e dalla carenza di offerta di abitazioni a prezzi calmierati nelle aree urbane a maggiore tensione. In questo quadro, la definizione di un obiettivo quantitativo di medio periodo consente, secondo Federcepicostruzioni, di impostare una programmazione più ordinata degli investimenti e della capacità produttiva del settore.
L’Associazione richiama anche precedenti storici significativi: l’esperienza del Piano INA Casa, avviato nel 1949 su impulso di Amintore Fanfani, dimostra come una politica abitativa nazionale possa produrre risultati duraturi quando è sorretta da una visione di lungo periodo. In quattordici anni furono realizzati circa 2 milioni di vani, pari a oltre 350.000 alloggi, con un impatto rilevante non solo sul fabbisogno abitativo, ma anche sull’occupazione e sulla crescita di interi quartieri urbani.
Il nodo centrale resta, però, quello della governance. Secondo l’associazione, il Piano Casa potrà funzionare solo se verrà definita una regia unitaria, con una chiara ripartizione delle responsabilità tra amministrazione centrale, enti territoriali e soggetti attuatori, affiancata da strumenti di monitoraggio dell’avanzamento fisico, finanziario e occupazionale degli interventi. In parallelo, viene indicata come imprescindibile una semplificazione amministrativa reale, basata su procedure autorizzative rapide, standard tecnici chiari e un quadro regolatorio stabile per l’intera durata del Piano, così da ridurre incertezze e contenziosi.
Dal punto di vista delle imprese, la valutazione resta favorevole ma condizionata: la piena partecipazione del sistema produttivo, secondo Federcepicostruzioni, sarà legata alla presenza di tempi certi di aggiudicazione ed esecuzione, a una burocrazia ridotta al minimo necessario e a regole trasparenti sui criteri di selezione e remunerazione degli interventi. Centrale, inoltre, il tema della sostenibilità economico-finanziaria, che richiede corrispettivi adeguati, certezza dei flussi di pagamento e meccanismi capaci di evitare ritardi nei saldi, tutelando la liquidità delle imprese e la continuità dei cantieri.
Una nuova rigenerazione urbana
Nelle conclusioni, il Piano Casa va legato a una strategia più ampia di rigenerazione urbana: «Il Piano Casa - conclude Lombardi - potrà contribuire in modo rilevante alla riduzione del disagio abitativo soltanto se orientato alla realizzazione di alloggi accessibili in aree ad alta domanda, integrando nuove costruzioni e recupero del patrimonio esistente, in particolare immobili pubblici o privati oggi sottoutilizzati».
In questa prospettiva, contenimento del consumo di suolo, riqualificazione energetica degli edifici e qualità urbana diventano obiettivi complementari, capaci di coniugare diritto all’abitare, transizione ecologica e sviluppo occupazionale lungo l’intera filiera delle costruzioni.
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