La sentenza del Consiglio di Stato
Trasferendo questa impostazione alla vicenda esaminata, emerge che l’amministrazione avrebbe dovuto chiedersi se l’offerta dell’aggiudicatario, pur con le contestazioni sollevate, fosse in grado di garantire la prestazione richiesta.
Anzi, la soluzione proposta — incentrata sul trattamento e recupero — poteva risultare persino più coerente con le finalità ambientali rispetto al semplice smaltimento in discarica.
Sulla base di queste indicazioni, il Consiglio di Stato ha quindi accolto l’appello e annullato il provvedimento di revoca dell'aggiudicazione, mettendo in evidenza tre aspetti cruciali:
- il provvedimento si limitava a invocare il “ripristino della legalità”, senza indicare alcun concreto interesse pubblico che giustificasse l’annullamento;
- la presunta mancanza dei requisiti era il frutto di un’interpretazione, non un’irregolarità palese tale da attenuare l’onere motivazionale;
- non è coerente escludere un operatore per carenza di requisiti e, contemporaneamente, affidargli lo stesso servizio in via provvisoria.
Secondo i giudici, l’amministrazione avrebbe dovuto valutare non solo la legittimità formale, ma anche il risultato concreto da perseguire con la gara.