Pushover in muratura: come capire se i risultati del software sono accettabili

I controlli manuali che il progettista deve fare sulla curva di capacità di un edificio in muratura, come richiesto dalle NTC 2018.

di Gennj Venturini - 11/09/2026
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Le analisi non lineari sono terminate, i grafici sono colorati, il software ha restituito un valore di PGA. Resta però la domanda a cui il software non risponde: i risultati sono accettabili? Nell’analisi sismica di un edificio in muratura questo passaggio non è una scelta del progettista, ma un preciso dovere normativo.

Un obbligo delle NTC 2018, non un’opzione

Il §10.2.1 delle NTC 2018 prevede un controllo critico dei risultati da parte del progettista che deve esprimere un giudizio motivato sulla loro attendibilità, anche ricorrendo a strumenti di calcolo semplificati per verificare quanto ottenuto con metodi più sofisticati. In altre parole: non basta eseguire la pushover, bisogna saper spiegare perché quei numeri sono accettabili. I calcoli a mano e i benchmark di letteratura fanno parte integrante del processo di validazione.

Pushover in muratura: come capire se i risultati del software sono accettabili

Una strategia in tre livelli

Per non lasciare nulla al caso conviene procedere per gradi, dal controllo qualitativo a quello quantitativo fino al confronto con i range tipici di letteratura.

1. Controllo qualitativo: la forma è plausibile?

Prima ancora dei numeri si guarda la forma della curva di capacità:

  • andamento monotono crescente fino al plateau, con una rampa elastica di rigidezza coerente con materiali e geometria;
  • plateau che corrisponde alla plasticizzazione progressiva dei maschi murari;
  • decadimento (softening) progressivo, tipicamente fino a una riduzione del 20% del taglio massimo;
  • meccanismo di collasso localizzato sul piano debole (in muratura, quasi sempre il piano terra).

Sono invece campanelli d’allarme salti, oscillazioni o mancata convergenza, un plateau cortissimo o assente, e uno spostamento ultimo molto minore dell’altezza tipica di interpiano.

2. Controllo quantitativo: i numeri tornano?

È il cuore della validazione. Al picco della curva il taglio alla base deve eguagliare, in ordine di grandezza, la somma dei tagli resistenti dei maschi del piano debole. Per ogni maschio si prende il minore tra i meccanismi previsti dal criterio di progetto:

  • taglio per pressoflessione nel piano (§7.8.2.2.1 NTC);
  • taglio per fessurazione diagonale (formula di Turnšek–Čačovič) o secondo il meccanismo di rottura a taglio selezionato.

Il confronto tra il taglio derivante dal modello e il minimo delle due resistenze calcolate a mano è il test più significativo. Come riferimento pratico: uno scarto sotto il 15% indica buona coerenza; oltre il 30% è meglio indagare meglio la modellazione.

Allo stesso modo si controllano la rigidezza iniziale, confrontando la somma delle rigidezze dei maschi con quella del modello, e il periodo proprio, verificando il valore del modello contro la stima da formula empirica (T₁ ≈ C₁·H^(3/4), con C₁ = 0,050 per la muratura).

3. Controllo di benchmark: i rapporti sono nei range tipici?

Infine si verifica che lo spostamento ultimo e i drift di piano rientrino negli ordini di grandezza noti dalla letteratura e dalla normativa. Per il singolo maschio, come riferimento, i drift sono dell’ordine dello 0,5% per rottura a taglio e del’ 1% per pressoflessione. Numeri lontani da questi intervalli non sono necessariamente sbagliati, ma vanno controllati.

Il calcolo a mano è un ordine di grandezza, non una verifica puntuale

È importante ricordare che gli scostamenti dovuti alla redistribuzione plastica sono fisiologici: il calcolo manuale serve a confermare l’ordine di grandezza del risultato e a intercettare gli errori grossolani, non a riprodurre puntualmente ciò che fa il modello a telaio equivalente. È questo confronto ragionato che permette di trasformare un output del software in un giudizio motivato di accettabilità.

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