Il sistema dei contratti pubblici cresce, si digitalizza e cambia struttura, ma resta fortemente sbilanciato sugli affidamenti diretti e mostra criticità sulla qualità della spesa: è questa, in sintesi, la lettura che emerge dalla Relazione annuale ANAC presentata al Parlamento.
Anche quest’anno, l’intervento del Presidente dell'Autorità Nazionale Anticorruzione, Giuseppe Busìa, ha offerto una lettura complessiva dello stato del sistema pubblico, mettendo al centro non solo i presìdi anticorruzione, ma il funzionamento concreto dei contratti pubblici come leva di sviluppo, gestione delle risorse e attuazione delle politiche pubbliche.
ANAC presenta la Relazione annuale al Parlamento: contratti pubblici tra crescita, trasformazioni e criticità
Il quadro delineato è articolato e, per molti versi, in trasformazione. I contratti pubblici non sono più soltanto procedure amministrative attraverso cui acquisire lavori, servizi e forniture, ma rappresentano uno dei principali strumenti attraverso cui si costruiscono infrastrutture, si organizzano servizi e si indirizzano interi comparti economici.
In questo senso, la Relazione ANAC insiste su un punto chiave: la qualità della spesa pubblica diventa decisiva tanto quanto la sua quantità, soprattutto nella fase finale di attuazione del PNRR, dove ritardi, criticità progettuali e disallineamenti procedurali continuano a rappresentare fattori di rischio.
Appalti pubblici, un mercato da oltre 300 miliardi: dimensione e crescita del sistema
A supporto delle affermazioni dell’autorità intervengono i dati sul mercato dei contratti pubblici nel 2025, che aiutano a comprendere la reale dimensione del fenomeno.
Il sistema degli appalti pubblici ha raggiunto un valore complessivo di 309,7 miliardi di euro, con oltre 287.421 procedure di affidamento, in aumento rispetto al 2024 sia per numero di procedure (+7,6%) sia per importo complessivo (+13,9%).
Numeri che restituiscono il peso strutturale della domanda pubblica nell’economia nazionale, anche considerando che una quota pari a circa 20,8 miliardi di euro è riconducibile a interventi finanziati con risorse PNRR.
I contratti pubblici si confermano quindi uno degli strumenti principali attraverso cui si attuano politiche pubbliche, si sostengono settori economici e si indirizzano investimenti.
Cambia la struttura della domanda: meno lavori, più servizi e forniture
Dentro questa crescita complessiva, il dato più interessante non è tanto l’aumento dei volumi, quanto la trasformazione della composizione del mercato. Nel 2025 si consolida una dinamica già emersa negli anni precedenti: mentre il numero delle procedure cresce in tutti i settori, è la distribuzione degli importi a segnalare un cambiamento più profondo.
Le forniture raggiungono il valore più elevato, con oltre 145 miliardi di euro (+25,2%), seguite dai servizi, che superano i 110 miliardi di euro (+15,9%). In flessione, invece, il comparto dei lavori, che registra una contrazione significativa in termini economici (-10,6%) nonostante un lieve incremento del numero delle procedure.
I numeri raccontano uno spostamento progressivo del baricentro della domanda pubblica: meno opere tradizionali e più servizi complessi, più forniture ad alto contenuto tecnologico, più interventi legati alla gestione e al funzionamento dei sistemi pubblici.
Questa evoluzione emerge con chiarezza anche entrando nel dettaglio delle principali voci di spesa. Sul fronte delle forniture, la crescita è trainata in particolare dai prodotti farmaceutici (+65,4%) e dalle apparecchiature mediche (+10,1%). Nei servizi, accanto al peso strutturale dell’assistenza sociale, si registra l’ingresso tra le voci più rilevanti dei servizi connessi alla costruzione, oltre a un incremento molto marcato dei servizi digitali, come la programmazione software e la consulenza, che registrano una crescita prossima al +98%.
Il risultato è un mercato meno centrato sull’esecuzione di lavori pubblici in senso stretto e sempre più orientato alla gestione di servizi, infrastrutture e sistemi complessi.
Come si affida davvero: il peso dominante degli affidamenti diretti
Guardando all’effettiva gestione del mercato, in termini di valore economico, la procedura aperta si conferma come la modalità prevalente, coprendo il 54,3% degli importi complessivi, seguita dalle procedure ristrette (21,5%).
Tuttavia, questa lettura cambia radicalmente se si osserva la dimensione operativa. Nei servizi e nelle forniture, ANAC evidenzia come gli affidamenti diretti arrivino a rappresentare fino al 95% delle acquisizioni complessive. Questo fenomeno è accompagnato da un forte addensamento degli importi immediatamente al di sotto della soglia, nella fascia tra i 135.000 e i 140.000 euro, e da una crescita molto rapida nel tempo, che vede il numero di affidamenti passare da poco più di 1.500 casi nel 2021 a quasi 14.000 nel 2025.
Il sistema, almeno da un punto di vista formale, appare quindi orientato alla concorrenza, ma nella pratica quotidiana si fonda in larga parte su strumenti semplificati, con implicazioni rilevanti in termini di trasparenza, contendibilità del mercato e qualità della selezione degli operatori.
Digitalizzazione e qualificazione: il vero cambio di passo delle Stazioni Appaltanti
Un elemento di discontinuità reale è rappresentato dalla digitalizzazione del ciclo di vita dei contratti pubblici, che nel 2025 compie un salto ormai strutturale.
I dati evidenziano con chiarezza questa trasformazione:
- le modalità analogiche sono passate dal 45% all’1%;
- circa 175.000 operatori economici sono stati verificati tramite FVOE;
- sono state rilasciate oltre 4 milioni di certificazioni;
- la Banca Dati Nazionale dei Contratti Pubblici gestisce ogni anno oltre 5 milioni di procedure.
A questa trasformazione si affianca il processo di qualificazione delle stazioni appaltanti, che ha portato in due anni a una drastica riduzione del loro numero, passando da oltre 20.000 a circa 4.000 soggetti qualificati, con l’obiettivo di rafforzare la capacità amministrativa, migliorare la qualità delle procedure e ridurre la frammentazione.
PNRR e qualità della spesa: ritardi e scarsa attuazione delle politiche
Accanto alla crescita del mercato, la Relazione ANAC evidenzia una serie di criticità che riguardano la capacità del sistema di sostenere questa evoluzione senza perdere qualità ed equilibrio.
Il riferimento principale è alla fase attuativa del PNRR, dove emergono ritardi nell’attuazione degli interventi, progettazioni carenti, disallineamenti tra programmazione e realizzazione.
A questi elementi si aggiunge un dato particolarmente significativo sul piano delle politiche pubbliche: meno dell’8% delle procedure PNRR ha previsto clausole per la parità di genere e l’occupazione giovanile, pari a circa 7.000 procedure su 96.000 complessive, a testimonianza dello scarto evidente tra gli obiettivi dichiarati e la loro concreta applicazione.
Trasparenza e presìdi di integrità: segnali di indebolimento
Sul piano della trasparenza e dell’integrità del sistema emergono ulteriori criticità.
In particolare, l’Autorità ha evidenziato l’assenza di un obbligo generalizzato di dichiarazione del titolare effettivo per le imprese partecipanti agli appalti, oltre a un indebolimento delle norme su conflitti di interesse e pantouflage e agli effetti dell’abrogazione del reato di abuso d’ufficio e del ridimensionamento del traffico di influenze illecite.
A ciò si aggiunge l’incremento del 35% dei fenomeni di distrazione dei fondi dell’Unione europea, che rappresenta un indicatore diretto delle criticità nella gestione delle risorse pubbliche.
Subappalto e sicurezza: i rischi nella filiera
Un ulteriore profilo critico riguarda la sicurezza nel sistema degli appalti, in particolare nei casi di subappalto.
ANAC evidenzia come i rischi maggiori si concentrino nei subappalti a cascata, e come la moltiplicazione dei livelli contrattuali possa ridurre trasparenza e responsabilità. Proprio per questo, è necessario rafforzare controlli, tracciabilità dei flussi di manodopera e formazione.
Si tratta di un tema che riguarda direttamente due aspetti fondamentali quali la qualità dell’esecuzione dei contratti e la tutela dei lavoratori.
Appalti pubblici: un sistema che cresce ma fatica a governarsi
Il quadro complessivo che ANAC ha delineato presenta numerosi chiaroscuri nei quali brillano i numeri di un mercato in espansione, con volumi superiori a 300 miliardi di euro, una trasformazione strutturale verso servizi e forniture, insieme a una digitalizzazione ormai consolidata e a un efficace processo di qualificazione delle stazioni appaltanti.
Il “lato oscuro” è però, purtroppo ancora di ampie dimensioni e vi trovano spazio una fortissima concentrazione degli affidamenti diretti, una qualità della spesa ancora discutibile, oltre che segnali di indebolimento dei presìdi di controllo.
Non è più in discussione la capacità di attivare la spesa pubblica, ma quella di governarla, mantenendo un equilibrio tra semplificazione, trasparenza e qualità in un sistema sempre più rilevante per l’economia nazionale.