Dopo l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri e il passaggio al Quirinale, il disegno di legge delega per l’adozione del Codice dell’edilizia e delle costruzioni ha ottenuto l’autorizzazione alla presentazione alle Camere con la “bollinatura”, che ne sancisce la legittimità sotto il profilo tecnico-formale e determina l’avvio dell’iter parlamentare.
Sebbene la strada verso il nuovo Codice rimanga lunga, si definiscono i principi e criteri direttivi che guideranno la redazione dei futuri decreti legislativi e orienteranno l’architettura della riforma, per superare un assetto normativo oggi fortemente frammentato. Di fatto, il disegno di legge delega rappresenta il primo passo verso una riforma complessiva del Testo Unico edilizia e della disciplina delle costruzioni, con l’obiettivo di ricondurre a sistema una normativa oggi fortemente stratificata.
Codice dell’edilizia e delle costruzioni: UNITEL chiede il coinvolgimento degli enti locali
In questo contesto si inserisce la posizione espressa dall’UNITEL – Unione Nazionale Italiana Tecnici Enti Locali – che ha accolto con favore l’avvio del percorso parlamentare ma ha anche richiamato l’attenzione sulla necessità di costruire una riforma realmente capace di riorganizzare il quadro normativo.
«Il via libera alle Camere per l’esame del Disegno di Legge delega per la riscrittura del Codice dell’Edilizia riapre il dibattito sulla necessità di una normativa moderna e coordinata, che metta ordine nella babele di indicazioni nazionali e regionali che attualmente regolano, ma non troppo, il mondo dell’edilizia», ha affermato Claudio Esposito, presidente nazionale dell’UNITEL.
Il nodo centrale riguarda soprattutto il coordinamento tra le diverse discipline che incidono sull’attività edilizia. Secondo UNITEL, la riforma non potrà limitarsi alla revisione delle norme edilizie in senso stretto, ma dovrà affrontare in modo sistematico anche le interazioni con altre materie che incidono direttamente sulla trasformazione del territorio.
«Occorre rivedere le normative edilizie ma anche quelle urbanistiche, ponendo mano alla legislazione sul governo del territorio e coordinandola con le norme in materia di tutela del paesaggio e dei beni culturali», ha spiegato Esposito, sottolineando la necessità di evitare contrasti e sovrapposizioni tra i diversi livelli di regolazione.
Una revisione di questo tipo, secondo l’associazione, dovrebbe accompagnarsi anche a una riflessione sull’organizzazione amministrativa dei diversi livelli istituzionali, con una più chiara distribuzione di competenze tra Stato, Regioni ed enti locali.
Il ruolo dei tecnici degli enti locali nella costruzione della riforma
Un secondo profilo evidenziato da UNITEL riguarda il metodo con cui la riforma dovrebbe essere costruita. La normativa edilizia trova infatti la sua applicazione concreta negli uffici tecnici comunali e negli sportelli unici, che rappresentano il punto di contatto tra norme, professionisti, imprese e cittadini.
«Qualsiasi norma, anche la più innovativa, se non è pensata per chi nel concreto dovrà applicarla, rischia il fallimento o, nei casi migliori, una scarsa efficacia», ha osservato il presidente UNITEL.
Per questo motivo l’associazione ha sottolineato l’importanza di ascoltare il punto di vista dei tecnici degli enti locali, che quotidianamente si confrontano con la complessità applicativa della disciplina edilizia, « evitando la necessità di interpretazioni che poi vengono smentite o modificate dalla giurisprudenza o da successive modifiche normative», ha aggiunto Esposito.
Il richiamo riguarda quindi non soltanto il contenuto delle norme ma anche la loro chiarezza applicativa, elemento decisivo per ridurre il contenzioso e garantire maggiore certezza nei procedimenti amministrativi.
Comuni e sportelli unici: l’impatto operativo della riforma
Il tema assume un rilievo ancora maggiore se si considera la struttura del sistema amministrativo locale. I Comuni italiani rappresentano infatti una realtà estremamente eterogenea, caratterizzata da una forte prevalenza di enti di piccole dimensioni.
«I Comuni italiani sono una realtà formata da quasi ottomila amministrazioni, la maggior parte delle quali non supera i cinquemila abitanti», ha ricordato Esposito, evidenziando come molti enti locali dispongano di dotazioni di personale limitate, soprattutto negli uffici tecnici.
A fronte di queste risorse ridotte, le amministrazioni comunali sono chiamate a gestire una mole crescente di competenze derivanti sia dalla legislazione statale sia dalle deleghe regionali. In questo contesto, l’introduzione di nuove norme o la riorganizzazione delle procedure edilizie rischia di creare ulteriori difficoltà se non tiene conto della reale capacità organizzativa degli enti.
«Ignorare la realtà organizzativa dei Comuni nella stesura delle norme che affideranno nuovi compiti agli enti locali vuol dire condannare al fallimento qualsiasi riforma», ha osservato il presidente UNITEL.
Il disegno di legge delega, pur non richiamando esplicitamente i Comuni, contiene infatti indicazioni che potrebbero incidere in modo significativo sull’operatività degli Sportelli Unici per l’Edilizia (SUE) e degli Sportelli Unici per le Attività Produttive (SUAP).
Per questo motivo UNITEL ha chiesto che, nel corso dell’iter parlamentare, venga valorizzato il contributo dei tecnici degli enti locali, cioè di coloro che quotidianamente si trovano ad applicare le norme nei procedimenti amministrativi.
Secondo l’associazione, la riscrittura del Codice dell’edilizia e delle costruzioni rappresenta un’occasione importante per affrontare criticità che da anni emergono nella pratica amministrativa, ma il successo della riforma dipenderà anche dalla capacità di costruire un quadro normativo realmente applicabile negli uffici e nei procedimenti quotidiani.
«Chiediamo quindi – conclude Esposito – che venga ascoltata anche la voce di chi, quotidianamente, si trova, e si troverà, ad applicare norme che devono, necessariamente, tener conto della ricaduta operativa sugli uffici e sul personale degli enti destinatari e, di conseguenza, sui cittadini e sulle imprese.».