Riforma delle professioni: le osservazioni di Inarsind tra equo compenso, welfare e rappresentanza

Il sindacato degli ingegneri e architetti liberi professionisti accoglie con favore l’avvio della riforma, ma chiede chiarimenti su specializzazioni, ordini territoriali ed elezioni dei Consigli nazionali

di Redazione tecnica - 15/09/2025

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Inizierà a breve l’iter di approvazione del disegno di legge delega che conferirà al Governo il compito di riscrivere la disciplina degli ordinamenti professionali. Una riforma che arriva a distanza di oltre dieci anni dal d.P.R. n. 137/2012 e che, come già evidenziato dalle categorie, punta a superare le frammentazioni del passato per restituire alle professioni ordinistiche un ruolo più definito nel sistema economico e sociale del Paese.

Riforma ordini professionali: le valutazioni di Inarsind

Un provvedimento atteso, che tocca aspetti centrali per la vita quotidiana di ingegneri, architetti e di tutte le categorie regolamentate: dall’equo compenso al welfare, fino alle modalità di rappresentanza e al funzionamento degli ordini.

Sul testo approvato dal Governo è intervenuto Inarsind, il sindacato nazionale degli ingegneri e architetti liberi professionisti, che ha accolto positivamente l’avvio della riforma, pur evidenziando alcuni punti da rivedere nel prosieguo del percorso parlamentare.

Inarsind ricorda come le trasformazioni dell’ultimo decennio abbiano reso ormai indispensabile una revisione della disciplina, soprattutto per valorizzare il ruolo sociale ed economico delle professioni regolamentate, garantendo al tempo stesso autonomia e indipendenza intellettuale dei professionisti.

Tra gli aspetti più innovativi, viene sottolineata l’introduzione di:

  • equità nei compensi professionali, con l’aggiornamento entro 120 giorni dei parametri per la determinazione dei corrispettivi;
  • forme di welfare professionale, per tutelare gli iscritti in caso di infortuni, gravi patologie, maternità o impedimenti che comportino il mancato rispetto di scadenze fiscali, tributarie e previdenziali;
  • valorizzazione delle forme associative e societarie, con la possibilità di applicare i regimi fiscali previsti per le diverse tipologie di società.

I nodi critici

Accanto agli elementi di novità, Inarsind solleva alcune perplessità su passaggi che richiedono maggiore chiarezza, per esempio sulla disciplina delle specializzazioni, che dovrebbe essere affidata ai Consigli nazionali, con il coinvolgimento diretto degli ordini territoriali e in sinergia con le università, fornendo però indicazioni più precise sulle modalità.

Inoltre, non viene condivisa l’attribuzione agli ordini territoriali della funzione di rappresentanza degli iscritti, né il riferimento al loro carattere associativo, in quanto incompatibili con l’obbligatorietà dell’iscrizione per esercitare la professione.

Come si legge nel comunicato, “In vista dei poteri demandati ai Consigli Nazionali, in materia di Formazione auspichiamo che quelli degli Architetti e degli Ingegneri possano rivedere i propri regolamenti in sintonia e giungere ad un regolamento unico per due professioni che tanto hanno in comune”.

Infine, in materia elettorale, occorre superare il sistema delle candidature individuali che di fatto si trasformano in liste bloccate, introducendo un modello più trasparente e inclusivo. Non solo: per i Consigli nazionali, Inarsind chiede il passaggio a un’elezione diretta da parte degli iscritti, superando l’attuale sistema mediato dai consigli provinciali.

Verso un confronto più ampio

Il comunicato richiama infine la necessità, già sottolineata anche da Confprofessioni, di avviare un confronto strutturato con tutte le organizzazioni rappresentative, così da costruire una riforma realmente condivisa e capace di rafforzare il ruolo dei professionisti nella società.

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