Riforma Testo Unico Edilizia: opportunità o corto circuito istituzionale?

Il MIT propone un nuovo testo unico delle costruzioni: analisi tecnica, principi e rischi di una riforma che ridisegna regole e competenze.

di Gianluca Oreto - 29/09/2025

Conclusioni

Sulla carta, questa delega sembra voler mettere ordine a decenni di stratificazioni e contraddizioni normative. Ma se guardiamo al metodo, il rischio è di assistere al remake di un film già visto: il D.Lgs. n. 36/2023 (Codice dei contratti). Pareri acquisiti e ignorati, professionisti e amministrazioni locali lasciati ai margini, norme scritte nei ministeri e calate dall’alto senza reale confronto.

Il Parlamento resta ridotto a un passaggio formale. I tecnici, le imprese, i comuni non avranno alcuna voce effettiva, se non nelle solite audizioni di facciata. E mentre si parla di semplificazione, si lascia irrisolto il nodo più concreto: come si passerà dalle regole di oggi a quelle di domani? Senza un transitorio chiaro, gli uffici rischiano la paralisi e i cantieri il caos.

Si annunciano fascicoli digitali e anagrafi delle costruzioni, ma senza standard tecnici vincolanti resteranno slogan. Si parla di livelli essenziali delle prestazioni, ma senza clausole di cedevolezza le Regioni continueranno a produrre venti discipline diverse.

La verità è semplice: così non si semplifica, si accentra. Non si ordina, si confonde. Non si riforma, si costruisce l’ennesimo corto circuito istituzionale, destinato a generare instabilità e continue correzioni.

Perché non basta scrivere un nuovo Testo Unico: serve un metodo democratico, partecipato, condiviso. E se questo metodo manca, la riforma non nasce forte. Nasce già fragile.

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