Riforma Testo Unico Edilizia: opportunità o corto circuito istituzionale?
Il MIT propone un nuovo testo unico delle costruzioni: analisi tecnica, principi e rischi di una riforma che ridisegna regole e competenze.
Competenza Stato Regioni
Sul delicato tema delle competenze tra Stato, Regioni ed enti locali, il disegno di legge delega stabilisce alcuni principi di fondo.
Innanzitutto, vengono individuate le materie inderogabili riservate alla legislazione statale, come giurisdizione, ordinamento civile e penale, giustizia amministrativa, coordinamento informativo, tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali, laddove incidono direttamente sull’edilizia e sulle costruzioni.
Accanto a ciò, i decreti delegati dovranno definire i principi fondamentali del governo del territorio (art. 117, terzo comma, Cost.), ponendo così cornici chiare entro le quali le Regioni potranno esercitare la loro competenza legislativa concorrente.
Un altro passaggio significativo riguarda la standardizzazione dei procedimenti, da promuovere attraverso accordi in Conferenza unificata, con l’obiettivo di uniformare modelli, modulistica e modalità di gestione delle pratiche edilizie.
Non manca la ricognizione del ruolo degli enti locali, chiamati a mantenere funzioni essenziali in materia edilizia, nel rispetto dell’autonomia comunale, provinciale e metropolitana.
La parte più innovativa riguarda la disciplina degli abusi edilizi e delle difformità dai titoli abilitativi. L’obiettivo dichiarato è costruire una classificazione nazionale delle irregolarità, distinguendo tra:
- difformità sanabili, con percorsi semplificati di regolarizzazione, anche rivedendo il principio della doppia conformità per gli abusi antecedenti al 1967;
- difformità insanabili, per le quali dovranno essere attivati procedimenti di ripristino proporzionati e chiari, responsabilizzando i proprietari;
- casi specifici, come gli abusi minori in zona sismica, che potrebbero essere regolarizzati se non incidono sulla stabilità strutturale.
In parallelo, il ddl prevede una revisione complessiva dei regimi sanzionatori, da calibrare in base alla gravità dell’abuso, e una chiara regolazione delle agevolazioni fiscali, da escludere per opere insanabili e consentire, invece, solo laddove sia conseguita una regolare sanatoria.
In sintesi, lo Stato definisce i principi generali e i criteri uniformi, mentre Regioni ed enti locali restano chiamati a declinarli, con l’intento di superare le attuali disomogeneità territoriali e ridurre le zone grigie in cui si alimenta il contenzioso.
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