Prima di tutto occorre accertare la verità tecnica
Nei contenziosi in materia edilizia – tanto in quelli tradizionali quanto in quelli legati ai bonus fiscali – l’origine delle controversie è quasi sempre riconducibile a questioni tecniche, prima ancora che giuridiche. Quando il conflitto nasce dal lato del committente, le cause più ricorrenti riguardano l’esecuzione non conforme delle opere, l’inadempimento parziale o totale dell’appaltatore, richieste economiche superiori a quelle preventivate oppure errori nelle procedure.
Tuttavia, l’iniziativa del contenzioso non proviene esclusivamente dal committente. Anche l’impresa esecutrice o il general contractor possono attivare una controversia, ad esempio in presenza di difficoltà nell’incasso dei corrispettivi o di problematiche legate alla monetizzazione dei crediti fiscali maturati. Analogamente, non sono rari i casi in cui siano gli stessi professionisti incaricati (direttori dei lavori, progettisti, asseveratori, coordinatori della sicurezza) a promuovere azioni a tutela dei propri compensi o della propria responsabilità professionale.
Alla base di molte di queste situazioni vi è la presenza di contratti carenti sotto il profilo tecnico e giuridico, incapaci di regolare scenari critici o imprevisti. Ciò è emerso con particolare evidenza nei cantieri avviati nell’ambito del Superbonus, dove numerosi contratti non contemplavano l’eventualità di interruzioni nella catena di cessione dei crediti fiscali, poi effettivamente verificatasi a seguito dei provvedimenti restrittivi in materia di compensazione e trasferimento dei crediti d’imposta.
In un simile contesto, la prima fase indispensabile è l’inquadramento tecnico del problema, attraverso un’approfondita analisi documentale/progettuale ed eventuali sopralluoghi che consentano di accertare i fatti in modo oggettivo. Solo a partire da questa ricostruzione è possibile definire una strategia tecnico/legale conforme agli obiettivi del cliente. Senza una perizia preliminare si procede infatti in condizioni di incertezza, con il rischio di avviare azioni prive di fondamento o di adottare linee difensive inadeguate. La consulenza tecnica di parte rappresenta pertanto l’elemento di raccordo tra la ricostruzione dei fatti e l’impostazione processuale, garantendo coerenza metodologica e solidità probatoria.