SCIA inefficace in pendenza di condono edilizio: il TAR ribadisce il ruolo dell’agibilità

La sentenza n. 5907/2025 conferma che, senza definizione del condono, non può consolidarsi la SCIA commerciale né essere rilasciata l’agibilità dei locali

di Redazione tecnica - 27/10/2025

Può un’attività di ristorazione essere avviata in locali oggetto di una domanda di condono non ancora definita? E la sola presentazione della sanatoria basta a legittimare la SCIA commerciale o a consentire il rilascio dell’agibilità?

La giurisprudenza amministrativa torna su un tema che, pur essendo noto ai tecnici, continua a generare errori operativi: il rapporto tra condono edilizio, titoli abilitativi e agibilità.

Il TAR Campania, con la sentenza dell'11 agosto 2025, n. 5907, chiarisce che non esiste alcun automatismo tra domanda di sanatoria e legittimità dell’immobile: fino alla definizione del condono, ogni attività dichiarata tramite SCIA resta inefficace.

SCIA, condono pendente e SCA: interviene il TAR

Nel caso esaminato, il titolare di un esercizio di ristorazione aveva presentato una SCIA per la somministrazione di alimenti e bevande riferita a locali oggetto di una domanda di condono edilizio ancora pendente.

Il Comune, accertata la mancanza di un titolo edilizio definitivo, aveva rigettato la pratica, sottolineando che i locali erano non conformi alla disciplina urbanistica ed edilizia e che, in tale contesto, non poteva essere rilasciata né formarsi l’agibilità.

Il privato sosteneva che la semplice pendenza della domanda di condono fosse sufficiente a “sospendere” gli effetti dell’abuso e a consentire lo svolgimento dell’attività.

Una tesi che il TAR non ha condiviso, affermando che la pendenza del condono non incide sulla perdurante abusività e che la SCIA non può produrre effetti su un immobile non ancora regolarizzato.

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