A pochi giorni dalla scadenza prevista per il 30 giugno 2026, arriva il primo via libera europeo alla proroga dello split payment.
Nel corso del question time presso la Commissione Finanze della Camera, il Ministero dell'Economia e delle Finanze ha confermato che la Commissione europea ha adottato la proposta COM(2026) 281 final, con la quale viene accolta la richiesta presentata dall'Italia il 9 ottobre 2025 per prolungare l'applicazione del meccanismo della scissione dei pagamenti oltre la scadenza dell'attuale autorizzazione.
Split payment: arriva il primo via libera europeo alla proroga
La proposta prevede la possibilità di continuare ad applicare il regime speciale fino al 30 giugno 2029 e dovrà ora essere approvata dal Consiglio dell'Unione europea per diventare definitiva.
Le conferme sono arrivate in risposta alle interrogazioni parlamentari n. 5-05501 e n. 5-05506, presentate proprio per conoscere le intenzioni del Governo sul futuro di una misura che, in assenza di ulteriori interventi europei, cesserebbe di produrre effetti dal 1° luglio 2026.
Come funziona lo split payment e perché l'UE ne sostiene la proroga
Il meccanismo della scissione dei pagamenti, disciplinato dall'art. 17-ter del d.P.R. n. 633/1972, prevede che l'IVA relativa alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi effettuate nei confronti delle pubbliche amministrazioni e degli altri soggetti individuati dalla normativa non venga incassata dal fornitore, ma versata direttamente all'Erario dal committente.
L'obiettivo della misura è evitare che l'imposta venga incassata dal fornitore senza essere successivamente riversata all'amministrazione finanziaria, fenomeno che in passato aveva alimentato significativi episodi di evasione fiscale.
Secondo la Commissione europea, lo split payment continua a rappresentare uno strumento efficace di contrasto all'evasione, soprattutto se utilizzato insieme alla fatturazione elettronica.
Bruxelles evidenzia infatti che le due misure operano su piani differenti ma complementari: la fatturazione elettronica consente di individuare rapidamente le possibili irregolarità, mentre la scissione dei pagamenti impedisce a monte che l'IVA possa essere trattenuta dal soggetto tenuto al versamento.
Tra gli elementi che hanno contribuito alla valutazione positiva della Commissione c'è anche il risultato economico attribuito alla misura. Secondo i dati forniti dall'Italia, l'applicazione dello split payment determina maggiori versamenti IVA per circa 4,6 miliardi di euro all'anno.
La Commissione sottolinea inoltre che tale effetto sarebbe rimasto sostanzialmente stabile negli anni di piena applicazione del regime e che la sua eliminazione potrebbe determinare una perdita di gettito di analoga entità, in un contesto nel quale il divario IVA continua a rappresentare una delle principali criticità del sistema tributario.
Nel documento europeo viene inoltre evidenziato come la scissione dei pagamenti agisca in via preventiva rispetto alle frodi, garantendo il versamento dell'imposta prima ancora che possano emergere eventuali situazioni di insolvenza o inadempimento da parte dei fornitori.
Proroga sì, ma per un periodo più breve rispetto alla richiesta italiana
La proposta della Commissione contiene però un elemento particolarmente significativo.
Il Governo italiano aveva infatti chiesto di mantenere la deroga fino al 31 dicembre 2029. Bruxelles ha invece proposto di limitare l'autorizzazione al 30 giugno 2029, accogliendo quindi solo parzialmente la richiesta avanzata dall'Italia.
La Commissione sottolinea inoltre che le deroghe alle regole ordinarie dell'IVA devono conservare carattere eccezionale e temporaneo. Per questo motivo invita l'Italia a rafforzare ulteriormente gli strumenti ordinari di contrasto alle frodi fiscali e a sfruttare pienamente le potenzialità offerte dalla fatturazione elettronica e dai sistemi digitali di controllo.
Nel documento si legge inoltre che la proroga fino al 30 giugno 2029 dovrebbe rappresentare l'ultima estensione della misura, con l'obiettivo di consentire un progressivo superamento del regime speciale.
Split payment e liquidità delle imprese: i dubbi di FINCO sulla proroga
Accanto alle valutazioni positive espresse dal Governo e dalla Commissione europea, continuano però a emergere le perplessità di una parte del mondo produttivo.
FINCO, in una nota diffusa il 18 giugno 2026, ha ribadito la propria contrarietà alla proroga dello split payment, sostenendo che il regime continua a sottrarre liquidità alle imprese fornitrici della pubblica amministrazione.
Secondo la Federazione, il ritorno alle regole ordinarie dell'IVA avrebbe consentito alle imprese di tornare a incassare l'imposta esposta in fattura, evitando il costante accumulo di crediti IVA e la conseguente necessità di richiederne il rimborso.
Le criticità evidenziate da FINCO trovano indirettamente spazio anche nella proposta della Commissione europea. Bruxelles riconosce infatti che il meccanismo può generare posizioni creditorie IVA in capo ai fornitori e richiedere un ricorso frequente alle procedure di rimborso.
Proprio per questo motivo la Commissione ha chiesto all'Italia di trasmettere entro settembre 2027 una relazione specifica sull'andamento dei rimborsi IVA, sui tempi medi di restituzione dell'imposta e sull'efficacia delle misure adottate per contrastare l'evasione fiscale nei settori interessati.
Si tratta di un aspetto che continuerà probabilmente ad alimentare il confronto tra esigenze di contrasto all'evasione e tutela della liquidità delle imprese.
Verso il 2029: i prossimi passaggi per la proroga
L'ultima parola spetta ora al Consiglio dell'Unione europea, chiamato ad approvare la proposta COM(2026) 281 final adottata dalla Commissione.
Se il provvedimento verrà definitivamente approvato, lo split payment continuerà ad applicarsi fino al 30 giugno 2029 nei confronti delle pubbliche amministrazioni e degli altri soggetti attualmente inclusi nel perimetro della misura.
La proroga consentirebbe di evitare il ritorno al regime IVA ordinario dal 1° luglio 2026, garantendo continuità alle regole oggi vigenti. L'autorizzazione definitiva non è ancora stata formalmente adottata, ma il primo via libera della Commissione europea delinea un percorso che appare ormai orientato verso l'estensione della misura per altri tre anni.