Audizione ANAC al Senato: rivedere il DDL Concorrenza

Le osservazioni dell'Autorità sul DDL Concorrenza 2025: il Presidente Busìa chiede più apertura al mercato, rafforzamento dei poteri sanzionatori e obbligo di dichiarare il titolare effettivo delle imprese

di Redazione tecnica - 18/09/2025

Recuperare la centralità della concorrenza per assicurare efficienza economica, per garantire la giusta allocazione delle risorse, per realizzare politiche pubbliche di rilevante impatto, sociale oltre che economico.

A ribadirlo è stato il Presidente dell’ANAC, Giuseppe Busìa, durante l’audizione presso la 9ª Commissione Industria del Senato nell’ambito dell’esame del disegno di legge annuale per il mercato e la concorrenza (A.S. 1578).

DDL concorrenza: l’audizione ANAC al Senato

L’intervento ha rimarcato come il testo in discussione presenti ambizioni ridotte rispetto agli impegni assunti dall’Italia in sede europea e rischi di non incidere a sufficienza sulle criticità strutturali del nostro sistema.

“Occorrerebbe recuperare la centralità della concorrenza, la quale non risponde solo ad esigenze legate al corretto funzionamento del mercato, ma è anche essenziale per evitare che solo alcuni operatori se ne avvantaggino”, ha spiegato Busìa. “La concorrenza serve per assicurare efficienza economica, per garantire la giusta allocazione delle risorse, per realizzare politiche pubbliche di rilevante impatto, sociale oltre che economico”.

Vediamo nel dettaglio le questioni affrontate nel corso dell'audizione su:

  • SPL;
  • Trasparenza e digitalizzazione;
  • Obbligo di dichiarazione del titolare di impresa;
  • Prelazione del proponente in ambito PPP.

I temi dell'audizione

Servizi pubblici locali e poteri sanzionatori

Il cuore della relazione ha riguardato i servizi pubblici locali, con specifico riferimento agli articoli 1 e 2 del ddl:

  • Art. 1 – Misure per il rafforzamento delle attività di verifica sulla situazione gestionale;
  • Art. 2 – Sanzioni.

In riferimento all’art.1, ANAC ha chiesto di circoscrivere l’eccessiva discrezionalità degli enti nella redazione delle relazioni periodiche, proponendo l’adozione di schemi-tipo predisposti dalle Autorità di regolazione, sentita ANAC, al fine di uniformare i criteri di valutazione e ridurre il rischio di contenzioso.

Per quanto riguarda le sanzioni, viene introdotto un nuovo art. 31-bis nel d.lgs. n. 201/2022 che attribuisce ad ANAC il potere di applicare sanzioni pecuniarie (da 5mila a 500mila euro) agli enti che omettano di adottare o pubblicare la relazione annuale, o che la redigano in modo incompleto. “Altrimenti – ha osservato Busìa – avremmo il paradosso di sanzionare un adempimento successivo, disinteressandoci della principale lesione alle regole di mercato”.

L’Autorità ha inoltre proposto di estendere la sanzionabilità anche ai casi di affidamenti in house privi dei requisiti di legge, per evitare un approccio meramente formalistico. Busìa ha suggerito infine la possibilità per gli enti di richiedere una verifica preventiva ad ANAC sui requisiti in house, così da limitare le irregolarità e ridurre il rischio di ricorsi.

Trasparenza e digitalizzazione

Altro punto centrale riguarda il ruolo della Piattaforma Unica della Trasparenza già attiva presso ANAC. L’Autorità ha chiesto di renderla interoperabile con le banche dati delle altre amministrazioni (AGCM, MEF, Ministeri competenti), così da evitare duplicazioni, ridurre costi e assicurare un monitoraggio più efficace.

“Uno strumento essenziale per favorire la concorrenza – ha detto Busìa – è rappresentato dalla trasparenza, che insieme alla digitalizzazione dei procedimenti consente di accrescere la controllabilità e al contempo di rendere più rapidi ed efficienti i processi”.

Obbligo di dichiarare il titolare effettivo

Un passaggio di particolare rilievo dell’audizione è stato dedicato alla richiesta di introdurre, nel ddl, l’obbligo per le imprese partecipanti alle gare pubbliche di dichiarare il proprio titolare effettivo.

“Un simile obbligo – ha sottolineato il presidente dell’Autorità – non solo risponderebbe ad esigenze di legalità, ma sarebbe anche funzionale alla tutela della concorrenza, contribuendo a limitare il rischio di offerte combinate o imputabili ad un unico operatore”.

PPP e concessioni

Sul fronte del partenariato pubblico-privato e delle concessioni, ANAC ha invitato a rivedere le disposizioni del Codice dei contratti pubblici (d.lgs. n. 36/2023) relative al diritto di prelazione riconosciuto al promotore del progetto, “per non scoraggiare ogni altra offerta competitiva”.

Conclusioni

L’audizione ha messo in evidenza la necessità di un ddl concorrenza più incisivo, capace di:

  • rafforzare i meccanismi di controllo e sanzione sui servizi pubblici locali;
  • estendere l’interoperabilità e la centralità della Piattaforma Unica della Trasparenza;
  • introdurre l’obbligo di dichiarazione del titolare effettivo per tutte le imprese che partecipano ad appalti pubblici;
  • riequilibrare le regole su PPP e concessioni, attenuando il diritto di prelazione per favorire la competizione.

“Senza un deciso rafforzamento della concorrenza, ha concluso Busìa, il ddl rischia di non garantire quell’apertura del mercato che rappresenta non solo un vincolo europeo ma anche una condizione necessaria per la crescita economica e la tutela dell’interesse generale”

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